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Corner Three #4: Top e Flop della settimana NBA

L’impietoso scontro tra LeBron James e Isaiah Stewart mette in secondo piano la cavalcata dei Suns

Flop 

Luke Walton

Sembrava dovesse succedere da mesi, così come sembrava non dovesse succedere mai. Ora, dopo la notizia riportata dai Kings stessi, Luke Walton non è più il capo allenatore di Sacramento.

A costargli caro è stata la sconfitta casalinga subita contro gli Utah Jazz, la settima nelle ultime otto gare. A convincere il front office californiano l’ennesima annata sotto al par che sta fin da ora delineandosi, anche e soprattutto a causa di una difesa che fa davvero acqua da tutte le parti (26° per punti concessi a partita e 23° per defensive rating). Un trend negativo dovuto in parte anche al pessimo inizio di stagione di De’Aaron Fox su tutti, lui che sembrava poter porre fine a quel digiuno da Playoff che ormai perdura da 15 anni.

Una franchigia davvero in grande difficoltà, ancora maggiori se si pensa alla scelta di selezionare Marvin Bagley III con la seconda chiamata assoluta al Draft 2018, quando ancora erano a disposizione Luka Doncic e Trae Young. Nessuno ha la sfera di cristallo, certo. Ma quando dopo più di due stagioni esoneri un coach la cui percentuale di vittorie (.422, niente affatto alta) è stata la seconda migliore dal 1985 ad oggi, vuole dire che c’è qualcosa che davvero non va.

Auguri al subentrante Alvin Gentry. Gli servirà tutta.

Questione di stomaco

Restiamo vicini ai Sacramento Kings, che in questa settimana hanno davvero poco per cui gioire. Nell’infima partita che ha portato all’allontanamento di coach Walton, c’è stato un altro caso di “espulsione”. Un tifoso a bordocampo, in evidente eccesso di alcol, ha rigettato le sue costosissime birre da prima fila direttamente sul parquet del Golden One Center, costringendo la partita ad iniziare con un notevole ritardo. Va bene che ultimamente il gioco dei Kings non è stato particolarmente apprezzabile, ma questa reazione sembra davvero esagerata.

Restando – purtroppo – in tema, non possiamo non riportare il tweet di Paul Pierce riguardo la nuovissima puntata del Poopgate, ovvero il misterioso infortunio di circa due minuti d’orologio che colpì il giocatore dei Celtics durante le Finals poi vinte contro i Los Angeles Lakers nel 2008: diverse teorie dicono che The Truth avrebbe simulato un grave problema al ginocchio per poter uscire dal campo in sedia a rotelle e nascondere così un infortunio di ben altra natura. Solo dopo aver raggiunto il bagno infatti, Pierce sarebbe tornato trionfalmente in campo per i suoi verdi.

“Se ti sei davvero cag*to nelle mutande, che senso ha sedersi su una sedia a rotelle? Non ti vai a sedere sulla tua stessa cacca, no?”

Ci sono domande a cui è difficile dare risposte. Per altre, invece, non bisogna nemmeno provarci.

LeBron James e gli scontri a Detroit

Difficile pensare che non ne siate già al corrente. Nella notte NBA la notizia più clamorosa ha riguardato la quasi rissa tra Isaiah Stewart e LeBron James, un momento di grande tensione che, senza l’intervento dello staff delle due panchine, poteva trasformarsi in qualcosa di ancora più grave. Come detto nello scorso Corner Three, questa stagione sembra davvero essere più tesa che mai. Di certo però, nessuno si sarebbe aspettato che Isaiah Stewart si sarebbe messo a rincorrere LeBron James per vendicarsi di un colpo subito. Una scena davvero pessima, che merita però una giusta contestualizzazione.

E’ terribilmente sbagliato calibrare il bruttissimo episodio commesso sulla base del nome scritto sul retro della canotta. Il fatto che sia stato LeBron James – e non, per dire, il contrario – a dare una gratuita manata sul volto di Stewart durante un taglia fuori a rimbalzo non cambia l’efferato gesto del Re. Le immagini sono impietose, difficile credere davvero che LeBron abbia agito in modo accidentale. Sicuramente l’intenzione non era quella di rompere l’arcata sopracciliare del centro dei Pistons – né di scatenare la collera dello stesso, se per questo – ma certamente voleva scrollarselo di dosso.

Quello che resta è una impietosa baruffa a centrocampo ed una pessima figura per il brand LBJ e NBA.

 

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