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NBA, Michael Jordan contro il load management

Il coach di Orlando ha preso le difese del collega Fizdale, accusato di aver fatto giocare troppo RJ Barrett in questo inizio di stagione

Michael Jordan. Non dire il suo nome.

Michael Jordan non crede nel load management”, così ha raccontato Steve Clifford, attuale allenatore degli Orlando Magic, durante un’intervista al New York Daily News. I fatti risalgono a quando Clifford allenava a Charlotte, dal 2013 al 2018:

“Per Michael era tutta una questione di aspettative: diceva sempre ai giocatori che erano pagati per giocare 82 partite e ogni anno ripeteva la stessa cosa. Ho detto le stesse cose appena arrivato a Orlando: i nostri giocatori non sono abituati a non giocare la seconda parte di un back-to-back”

Kemba Walker, ex stella degli Hornets, non giocò solo 6 partite nell’arco della sua avventura a Charlotte: in due di queste divenne il terzo giocatore ad aver giocato più minuti in stagione.

Lo stesso Michael Jordan giocò tutte le 82 partite stagionali in 8 delle sue 15 stagioni in NBA, viaggiando con una media di 38.3 minuti giocati a partita per tutta la sua carriera. Tale ruolino di marcia gli valse il riconoscimento di giocatore con il maggior numero di minuti giocati dal 1986 al 1989.

Clifford concorda con il punto di vista di MJ e difende David Fizdale, coach dei New York Knicks criticato in questi giorni per aver impiegato in tutte le partite il rookie RJ Barrett:

Faccio questo lavoro da 20 anni e in passato giocare 82 partite era sintomo di coraggio. C’erano molti ragazzi che non volevano giocare alcune partite e rimanevano fuori

A scatenare le polemiche sul load management sono stati i malumori di tifosi e tv visto il mancato utilizzo di Kawhi Leonard nella sfida contro Milwaukee: molti considerano questa pratica poco attenta agli interessi globali della NBA e una mancanza di rispetto per i tifosi.

 

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Commento

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  1. Fabrizio

    08/11/2019 14:11

    Primo: ma non si possono evitare i back-to-back ? Sì, basta allungare la stagione, molto corta. Secondo: se il problema è la trasmissione in diretta nazionale, si obblighi i giocatori a giocare queste partite se stanno bene. Dopo aver visto i Golden State perdere le Finals 2019 per una serie interminabile di infortuni, da sportivo dico: lo sport è che i migliori giochino le partite decisive, e che gli atleti giochino nelle migliori condizioni. Non siamo a “non si uccidono così anche i cavalli”. PS: forse l’impegno fisico è un tantino superiore dei temoi di Jordan.

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