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2 Kawhi Leonard

Kawhi Leonard
Kawhi Leonard
#
2
Nome
Kawhi Leonard
Nazionalità
usa Stati Uniti
Posizione
AP
Altezza
201 cm
Peso
104 kg
Squadra corrente
Clippers
Compleanno
29/06/1991
Anni
28

La storia di Kawhi Leonard

Early Life & High School

Los Angeles non è il posto più facile in cui crescere per un afroamericano di estrazione sociale umile. Questo possono testimoniarlo tanti giocatori nati nella prolifica zona attorno alla città degli angeli, ma più di tutti, può raccontarcelo Kawhi Anthony Leonard. Nato il 29 giugno 1991 da Mark Leonard e Kim Robertson, Kawhi era il fratello minore in una famiglia che prima di lui aveva dato alla luce cinque donne. Una famiglia umile che, però, come spesso accade negli USA, vede i propri piccoli rifugiarsi nello sport: nel caso della famiglia Leonard, gli sport di riferimento sono il basket e il football. Kawhi da ragazzino guardava con attenzione a suo cugino, Stevie Johnson, divenuto un professionista in NFL, e si cimentava in entrambi gli sport presso la Canyon Springs High School, prima di passare alla Martin Luther King High School.
Kawhi non è mai stato un ragazzo particolarmente loquace ma quando nel 2008, nel suo anno da junior, suo padre Mark è stato ucciso all’interno dell’autolavaggio di famiglia da assalitori ignoti, la sua vita è definitivamente cambiata.

Da quel momento in poi si è chiuso nel silenzio, un elemento che contraddistingue ancora il suo modo di presentarsi. Il suo unico sfogo è diventato il basket: l’allenamento e il miglioramento come forma di comunicazione. Alla MLK High School veniva praticamente usato da centro: il suo fisico solido e le sue braccia enormi gli permettevano di crearsi un vantaggio contro chiunque. Nella stagione 2008-09 ha vinto il titolo di “California Mr.Basketball” con 22.6 punti e 13.1 rimbalzi di media, tanto da venire inserito nella lista dei più promettenti ragazzi in uscita dalle High School da parte di “Rivals.com”, affiancata dal quarantottesimo piazzamento nell’RSCI Top 100.

 

College

Al momento di scegliere il college non è tutto così semplice, però. Di offerte buone ne arrivano sul piatto: Arizona, Alabama State, UCLA, Washington e USC, ma la scelta ricade sulla meno prestigiosa San Diego State. Per due motivi: innanzitutto la minore esposizione mediatica e il ruolo immediatamente rilevante in squadra, in secondo luogo perché sulla panchina degli Aztecs c’era coach Steve Fisher, ex allenatore della Michigan dei Fab Five.

Al primo anno Kawhi ha subito impatto sulla non irresistibile Mountain West Conference: con 12.7 punti e 9.9 rimbalzi di media è subito diventato miglior realizzatore e miglior rimbalzista degli Aztecs. Dopo un’eccellente stagione da 25-9 (11-5 nella Conference), i ragazzi di coach Fisher sono riusciti a vincere il torneo MWC dopo aver sconfitto Colorado State, la ben più quotata New Mexico e Nevada Las-Vegas. Kawhi, ovviamente, si è guadagnato il titolo di MVP della kermesse. Al torneo NCAA, però, non è andata così bene: San Diego State è uscita sconfitta per 62-59 contro la ben più quotata Tennessee.

Il secondo anno collegiale di Kawhi è stato, se possibile, ancora più indimenticabile: con un record di 34-3(14-2 nella Conference), la seconda vittoria filata nel torneo MCW e un Torneo NCAA vissuto fino Sweet Sixteen, dove a batterli sarebbero stati solo i Connecticut Huskies, futuri campioni NCAA.

Per Kawhi Leonard, autore di una stagione da 15.5 punti e 10.6 rimbalzi, sono arrivati gli onori dell’inserimento nel secondo quintetto All-American.

Anche se San Diego State non era un college dei più celebri, per lui si erano ormai spalancate le porte del primo giro del successivo Draft NBA: la sua avventura NCAA era terminata dopo due stagioni indimenticabili, in molti erano interessati a lui ma nessuno poteva immaginare quel che stava per accadergli.

 

Carriera NBA

La notte del 23 giugno 2011 il suo nome è il quindicesimo chiamato, con la scelta che tecnicamente apparterrebbe agli Indiana Pacers. Già, tecnicamente, perché in realtà sono i San Antonio Spurs a chiamare il suo nome: pur di ottenerlo Gregg Popovich aveva dato l’assenso a cedere George Hill, uno dei migliori giocatori scelti al Draft da RC Buford e formatisi in quegli anni sotto la sua supervisione. In tanti in casa Spurs si chiedevano se il gioco valesse effettivamente la candela, le incognite sulla scelta erano tante.

La stagione da rookie di Leonard, poi, è partita con qualche settimana di ritardo a causa del lockout 2011: debutta nella notte di Santo Stefano nella vittoria 95-82 contro i Memphis Grizzlies, segnando 6 punti, catturando 6 rimbalzi e rubando 2 palloni in poco meno di 14 minuti. Passano i mesi e il suo ruolo in squadra cresce, diventa erede designato di Bruce Bowen come principale difensore perimetrale degli Spurs e il suo minutaggio lievita fino a 24 minuti di impiego medio, giocando 64 partite sulle 66 totali e partendo ben 39 volte in quintetto. Con 7.9 punti, 5.1 rimbalzi e 1.3 rubate viene inserito nel primo quintetto All-Rookie (quarto nella corsa a rookie dell’anno) e aiuta gli Spurs a raggiungere il record di 50-16 che li rende, di fatto, favoriti nella Western Conference. La corsa dei ragazzi di Popovich si interrompe, però, in Finale di Conference: dopo essere partiti sul 2-0, i nero argento subiscono quattro sconfitte filate per mano dei Thunder di Durant, Westbrook e Harden, cedendo così il passo alla squadra dell’Oklahoma.

Il viaggio alle Finals, però, è rimandato solo di un anno. Malgrado qualche acciacco di troppo (gioca solo 58 gare stagionali, 57 delle quali in quintetto) le sue medie salgono a 31 minuti, 11.9 punti, 1.7 rubate e 6 rimbalzi a gara: è già un pezzo irrinunciabile degli Spurs che puntano al titolo NBA dopo una stagione da 58 vittorie. Ai playoff la strada verso le Finals è piuttosto agevole: solo i Golden State Warriors evitano lo sweep portandoli a gara 6 nelle semifinali di Conference, mentre sia i Lakers al primo turno che i Grizzlies in Finale di Conference cadono per 4-0. In Finale NBA c’è, però, LeBron James: i Miami Heat vogliono portare a casa il repeat dopo il titolo dell’anno precedente e, grazie all’aggiunta di Ray Allen, ci riescono. La serie sembra decidersi in Gara 6 sul 3-2 Spurs, quando proprio Allen mette una delle triple più famose del gioco per mandare la gara all’Overtime. Miami vince gara 6 e gara 7 e si conferma campione, Leonard gioca delle ottime finali (14.6 punti e 11.1 rimbalzi di media) ma sbaglia anche due pesantissimi tiri liberi nel finale di Gara 7: un evento che ricorderà a lungo e vorrà assolutamente evitare di ripetere. Quelle del 2013 sono le prime e finora ultime finali mai perse dagli Spurs nell’era Popovich, a fronte di cinque vittorie.

E l’occasione per farsi perdonare arriva immediatamente, l’anno successivo: nel 2013-14 la sua produzione sale ulteriormente, tanto da valergli l’inserimento nel secondo quintetto All-Defense della lega. I San Antonio Spurs vincono 62 gare e sono, ancora una volta, strafavoriti per raggiungere le finali: il percorso è molto più impervio dell’anno precedente ma la truppa nero argento è in missione e stacca il ticket per le finali dopo aver battuto 4-3 i Dallas Mavericks, 4-1 i Portland Trail Blazers e 4-2 gli Oklahoma City Thunder nella rivincita di due stagioni prima. In Finale ci sono nuovamente i Miami Heat ma, stavolta, non c’è storia: San Antonio vince 4-1 e, dopo due prestazioni non in doppia cifra di Leonard, il numero 2 degli Spurs gioca tre gare di livello eccezionale, tanto da guadagnarsi il titolo di MVP delle Finals, il terzo più giovane di sempre. Si dice che dopo Gara 2 Popovich lo abbia preso da parte rivolgendogli un ordine ben preciso “Play the game!” che ha definitivamente portato Leonard a salire di livello in quelle finali.

Nella stagione successiva, dunque, investito direttamente dal proprio allenatore, Leonard è diventato la prima opzione offensiva degli Spurs: 16.5 punti a partita, 7.2 rimbalzi e 2.3 rubate in una stagione da 64 partite, leggermente influenzata da una sua infezione all’occhio. A fine anno, inevitabile, arriva l’inserimento nel primo quintetto All-Defense e il titolo di Difensore dell’anno. Gli Spurs vincono 55 gare e tutti si aspettano possano fare una lunga corsa ai playoff, ma questo non avviene: i campioni in carica vengono eliminati per 4-3 da dei Los Angeles Clippers guidati da un Chris Paul in missione, malgrado un Leonard capace di salire nuovamente di livello durante i playoff.

Nel 2015-16 la transizione di Leonard a stella assoluta si completa: riceve la prima convocazione all’All-Star Game (un avvenimento che si tramuterà in un’abitudine), vince il secondo titolo consecutivo di Difensore dell’anno e scavalla per la prima volta quota 20 punti di media in una stagione (21.2). Gli Spurs vincono ben 67 partite in stagione, secondi solo agli Warriors delle 73 vittorie, e si lanciano nuovamente all’inseguimento del titolo NBA: a fermarli, dopo lo sweep rifilato ai Grizzlies, ci sono, però, nuovamente i Thunder in semifinale di Conference: Leonard e compagni vanno fuori 4-2 e il nucleo principale dei Big Three di San Antonio dice definitivamente addio a delle reali chance di vincere il titolo NBA. A fine anno Tim Duncan si ritira e Kawhi Leonard è il prescelto per diventarne l’erede.

La prima, e unica, stagione di Leonard da stella primaria degli Spurs è devastante: 25.5 punti di media, l’inserimento tra gli starter dell’All-Star Game, l’inserimento scontato nel primo quintetto All-Defense, la nomination tra i tre finalisti per il titolo di MVP e soprattutto un’altra stagione da oltre 60 vittorie(61). Ai playoff vanno fuori sotto i colpi degli Spurs prima i soliti Grizzlies e poi gli Houston Rockets, entrambi per 4-2. In finale di Conference i loro avversari sono gli Warriors: gli Spurs dominano il primo tempo contro i rivali ma poi, nel tentativo di contestare un tiro, Zaza Pachulia frana sul piede di Kawhi Leonard, che si infortuna. Gli Warriors rimontano nel secondo tempo e vincono la serie 4-0, tornando così in Finale NBA per il terzo anno filato.

In quel momento qualcosa si è irrimediabilmente compromesso tra i San Antonio Spurs e Kawhi Leonard: come sempre avviene con gli Spurs, nulla trapela sulle sue condizioni fisiche ma il suo entourage lascia fuoriuscire qualche mugugno di troppo, legato alla volontà di cambiare aria tornando magari a Los Angeles. Disabituati a gestire simili situazioni, gli Spurs pasticciano rilasciando alcune dichiarazioni depistanti e forzando il suo rientro per sole 9 gare stagionali: un disastro dopo il quale Leonard non torna più in campo e decide di lasciare definitivamente il Texas.

Il divorzio si materializza, così, nell’estate successiva: i Toronto Raptors decidono di rischiare, prendendolo malgrado sia in scadenza contrattuale. Leonard  e Danny Green finiscono, così, nel Canada in cambio di DeRozan, Poeltl e una scelta 2019. Malgrado un utilizzo limitato (gioca solo 60 partite stagionali), Leonard conduce i Raptors a una stagione da 58 successi complessivi totalizzando il suo career high per punti (26.6), rimbalzi (7.3) e assist (3.3), numeri che gli sono valsi l’inserimento nei secondi quintetti All-NBA e All-Defensive. Il meglio, però, era giusto dietro l’angolo: ai playoff Leonard gioca la miglior pallacanestro della sua carriera, rendendosi protagonista di una delle post-season più indimenticabili di sempre. Dopo aver agevolmente eliminato gli Orlando Magic per 4-1, i Raptors disputano una serie leggendaria contro i Philadelphia 76ers. I canadesi la spuntano per 4-3 e il tiro del decisivo 92-90 sulla sirena del settimo episodio della serie lo realizza proprio Kawhi Leonard. La palla balla a lungo sul ferro prima di finire in fondo al canestro: siamo dinnanzi a uno dei momenti più importanti della storia recente della NBA.

In Finale di Conference i Raptors vanno sotto per 2-0 contro i Bucks ma, dopo aver vinto gara 3 all’Overtime, infilano altre tre vittorie filate, staccando il biglietto per le prime Finals della storia della franchigia. Gli avversari sono, ovviamente, i Golden State Warriors, giunti alle quinte finali consecutive. Golden State apre la serie priva di Kevin Durant, con DeMarcus Cousins al rientro dopo un lungo infortunio e, in gara 2, si infortuna anche Kevon Looney: i Raptors, guidati da un Leonard gigantesco e da un supporting cast perfettamente in forma, si portano avanti 3-1. Sia Looney che Durant sono, dunque, chiamati a un rientro anticipato. Dopo 11 minuti disputati in Gara 5, il 35 degli Warriors, però, subisce un gravissimo infortunio al tendine d’Achille. Gli Warriors portano a casa Gara 5 ma, dopo una gara 6 combattutissima nella quale anche Klay Thompson subisce un gravissimo infortunio (la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro), i Raptors riescono ad avere la meglio sui due volte campioni in carica. Leonard viene votato MVP delle Finals per la seconda volta in carriera e diventa il primo giocatore nella storia della lega a vincere tale riconoscimento con due squadre appartenenti a Conference diverse.

Nell’estate seguente, il suo nome è stato inevitabilmente il più caldo dell’intera Free-Agency: per prendere la sua scelta, Leonard ha voluto concedersi molto più tempo degli altri protagonisti del mercato 2019, ascoltando le offerte dei Raptors e dei due team della sua città natale, i Lakers e i Clippers. A circa una settimana dall’inizio della free-agency, la scelta è arrivata: sono stati proprio i Clippers a spuntarla, portando a LA sia Leonard che Paul George nel giro di poche ore. La prossima sfida di Leonard è, dunque, dietro l’angolo: rendere vincente una squadra che, per tradizione, vincente non lo è mai stata.

 

Titoli e riconoscimenti di Kawhi Leonard

NBA

Spurs

  • Campionato NBA: 2

San Antonio Spurs: 2014
Toronto Raptors: 2019

Individuali

  • MVP delle Finals: 2

2014, 2019

  • NCAA AP All-America Second Team: 2011
  • NBA All-Rookie First Team: 2012
  • Squadre All-Defensive:

First Team: 2015, 2016, 2017

Second Team: 2014, 2019

  • NBA Defensive Player of the Year Award: 2

2014-2015, 2015-2016

  • 3 volte NBA All-Star: (2016, 2017, 2019)
  • All-NBA Team:

First Team: 2016, 2017
Second Team: 2019

 

Contratto di Kawhi Leonard

Kawhi Leonard ha firmato un contratto di 3 anni / $103,137,300 con i Los Angeles Clippers nell’offseason 2019. L’intero accordo è garantito.

Anno Squadra Età Salario
2019-20 Los Angeles Clippers 28 $32,742,000
2020-21 Los Angeles Clippers 29 $34,379,100
2021-22 Los Angeles Clippers 30 $36,016,200*
2022 Los Angeles Clippers 31 UFA

*player option

 

Citazioni su Kawhi Leonard

  • Per il fooball sarebbe anche andato bene, ma per il basket, uno così, è perfetto. Perché pensava sempre alla sua squadra, pensava a che contributo poteva dare, pensava a quale fosse l’angolo del campo più difficile da raggiungere perché ci sarebbe arrivato. E soprattutto i suoi avversari, vedendolo uscire dalla panchina dicevano “Fuck, he’s back!” (Federico Buffa)
  • Ma come han fatto gli Spurs a pescare questo con la 15? Ma può ancora ripetersi la storia così tante volte? (Flavio Tranquillo)

 

NBA

StagioneSquadraGPPGAPGRPGSPGBPG
2011/2012San Antonio647.91.15.11.30.4
2012/2013San Antonio5811.91.66.01.70.6
2013/2014San Antonio6612.82.06.21.70.8
2014/2015San Antonio6416.52.57.22.30.8
2015/2016San Antonio7221.22.66.81.81.0
2016/2017San Antonio7425.53.55.81.80.7
2017/2018San Antonio916.22.34.72.01.0
2018/2019Toronto6026.63.37.31.80.4

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