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NBA, Pierce: “Per vincere, la squadra viene prima di tutto”

Pierce segue con attenzione i progressi dei Celtics

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Paul Pierce, capitano dell’ultimo championship team targato Celtics, segue con interesse i progressi del  giovane e roster agli ordini di coach Brad Stevens, atteso da una stagione cruciale, sotto tutti i punti di vista, tra riconferme e voglia di riscatto.

SVOLTA

Il #34, in un’intervista a Boston.com, ha sottolineato la necessità di trovare un nuovo equilibrio in vista dei rientri di Kyrie Irving e Gordon Hayward, che presumibilmente ridisegneranno le gerarchie.

Di seguito le parole dell’ex capitano, che visse un cambiamento analogo nel 2008, quando vide la sua produzione offensiva scendere al di sotto dei 20 punti di media (19,6) rispetto ai 25 dell’anno precedente in seguito all’arrivo di Kevin Garnett e Ray Allen:

“Quando hai tra le mani una tale quantità di talento, bisogna imparare  a sacrificarsi. Non tutti saranno in grado, forse, di raggiungere gli obiettivi fissati a livello personale, ma l’interesse della squadra dovrebbe essere al primo posto. Devi sacrificarti se ti stai davvero impegnando per provare a vincere un titolo. Vinceranno molte partite – sappiamo che probabilmente faranno meglio di quanto non dicano i numeri – se saranno in grado di far questo si affermeranno quest’anno. Perché il talento c’è, davvero.”

 

Kyrie Irving potrà fare opt-out nell’estate 2019 e questo, se possibile, aumenta il sense of urgency:

“Kyrie è un agonista. Ha vinto un campionato. Sa che se vinceranno di nuovo potrà ottenere il contratto desiderato. È un talento straordinario e sa che la vittoria risolve tutto. Se vinci tu, vincono tutti. I Celtics hanno il potenziale, hanno il coaching staff, cosa manca? Sono arrivati alle Finali della Eastern Conference per due anni di seguito. Il prossimo passo è giocare le Finals e prima o poi vincere il titolo.”

THE TRUTH

Nei panni di uomo spogliatoio, Pierce saprebbe trovare le parole giuste per motivare il collettivo:

“Direi loro: ‘Chi può sapere cosa succederà l’anno prossimo, fra trasferimenti e infortuni? Il momento è adesso’. […] Farei capire loro che non c’è domani, per aiutarli a comprendere che ogni partita giocata assieme potrebbe essere l’ultima: ‘Volete che sia così? Non credo. Abbiamo qualcosa da dimostrare’. Ecco, lo direi certamente in maniera un pò diversa, probabilmente con un tono più colorito e con maggior enfasi, ma sottolineando la necessità di portare a termine il lavoro.”

 

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