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Curiosità

Le 15 partite NBA che hanno fatto la storia da rivedere in quarantena

La quarantena è l’occasione giusta per ripescare le partite che hanno fatto la storia della NBA. Con la memoria offuscata dal tempo, ogni emozione è ancora lì, pronta ad essere rivissuta.

Ormai sapete come stanno le cose: NBA e NCAA sospese, il che significa che non vedremo la pallacanestro giocata per ancora un bel po’ di tempo: stando alle parole di Adam Silver sicuramente almeno fino al 10 aprile, anche se la Lega sta vagliando diverse opzioni, fra le quali quella di giocare in estate. Cosa fare dunque per passare il tempo in quarantena? Abbiamo già dato i nostri consigli, stilando una guida ai migliori film sul basket da vedere e una guida ai migliori libri sulla pallacanestro. Vogliamo quindi continuare la lista delle cose da fare in queste lunghe giornate chiusi fra le mura di casa: recuperare le migliori partite (e non solo) della storia NBA.

Le regole sono le stesse che abbiamo stabilito nelle precedenti due guide: abbiamo selezionato quelle che per noi sono le migliori 15 partite della storia NBA, e per forza di cose molte non hanno trovato posto per motivi di spazio o per la difficile reperibilità su Internet; nonostante questo, siate curiosi ed esplorate i mezzi a disposizione (lo stesso Internet, YouTube, League Pass, eccetera) per ripescare decine di altre partite rimaste nell’immaginario collettivo dei tifosi NBA.

Ricordiamo infine che l’NBA sta offrendo gratuitamente l’NBA League Pass per 30 giorni fino al 22 aprile (senza bisogno di carte di credito o simili, nessun costo previsto alla scadenza così come nessun rinnovo automatico: per effettuare l’iscrizione seguite questo link), con il quale potrete vedere tutte le partite della stagione 2019/20, della stagione 2018/19 e le Hardwood Classics, ovvero le partite che hanno appunto fatto la storia secondo la stessa NBA: molte sono presenti qui sotto. Dunque, fatte queste premesse, non ci resta che andare a vedere quali sono.

 

1. “La più grande partita NBA mai giocata”

Gara-5 delle finali NBA del 1976 viene anche chiamata “The greatest game ever played”, ovvero la più grande partita mai giocata”. In effetti successe di tutto: tre tempi supplementari, più di un canestro allo scadere, un’invasione di campo dalla folla di Boston a partita non ancora finita, problemi con il cronometro e tifosi che attaccano gli arbitri. Una partita non adatta ai deboli di cuore. Ah, il tiro da tre punti non esisteva ancora, quindi preparatevi a molte giocate  vecchio stile sotto canestro.

 

 

 

2. Lo show di Magic Johnson

Immaginate di essere i Lakers in gara-6 delle Finali NBA, nel 1980. Il tiro da tre punti è stato introdotto solamente l’anno precedente, e i centri sono alla vecchia maniera: grossi, ingombranti, senza l’ampio range di tiro dei centri dei giorni nostri. Immaginate anche di avere a roster Kareem Abdul-Jabbar, che però ha la caviglia infortunata e non può giocare la partita decisiva. Se vi trovaste nel 2020, schierereste un’ala o anche una guardia come centro: dopotutto siamo nell’era dello small-ball, nessuno batterebbe ciglio. Nel 1980 sareste spacciati. Ecco, in quella gara-6 del 1980 i Lakers potevano contare su Magic Johnson, un play alto 206 cm, che in quella partita venne schierato come centro: qualcosa di inconcepibile per l’epoca. Inconcepibili anche i suoi 40 punti segnati fuori ruolo a fine partita.

 

 

 

3. Lo show di Reggie Miller e Spike Lee

Reggie Miller è anche noto come “The Knick-killer”, ovvero l’ammazza-Knikcs, per il fatto di aver deciso praticamente da solo una mezza dozzina di partite contro i New York Knicks ai Playoff a metà degli anni ’90. Gara-5 delle Eastern Conference Finals è proprio una di quelle partite, resa ancora più spettacolare dagli episodi di trash talking fra lo stesso Reggie Miller e il regista Spike Lee seduto a bordo campo.

 

 

 

4. Il “Flu Game”

Arriviamo quindi al Flu Game, ovvero l’impresa di Michael Jordan in gara-5 delle Finali del 1997. La storia la conoscete più o meno tutti: la notte prima della partita Jordan accusa forti dolori allo stomaco, talmente forti che il giocatore riesce ad alzarsi dal letto solamente alle 5 del pomeriggio, con la palla a due in programma due ore più tardi. È intossicazione alimentare: nonostante questo, Jordan si presenta in quintetto iniziale, così sofferente da apparire più volte sul punto di svenire. La partita è una continua fuga e ripresa fra i Jazz e Jordan: quando lui non è in campo, Utah prende le distanze; quando mette piede sul parquet, bastano pochi minuti per tornare a contatto. Da rivedere assolutamente.

 

 

 

5. “The Shot” di Michael Jordan

Altra storica parita di Michael Jordan da recuperare è Gara-6 delle Finali NBA del 1998, dove i Chicago Bulls vinsero sugli Utah Jazz grazie a quello che è diventato il tiro allo scadere più iconico della pallacanestro (che abbiamo inserito nella raccolta delle foto che hanno fatto la storia della NBA qualche tempo fa), ovvero “The Shot”. Con quel tiro Michael Jordan regalò ai Bulls il loro sesto titolo della storia, mettendo la ciliegina sulla torta a una prestazione da 45 punti, mentre alla franchigia dello Utah non bastò la prestazione da 31 punti, 11 rimbalzi e 7 assist di Karl Malone.

 

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