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NBA 2022-2023 Season Preview: Central Division, nella rete di ‘Spida’ Mitchell

Gli ultimi quattro anni hanno visto i Milwaukee Bucks finire largamente al primo posto, ma l’arrivo di Mitchell lancia i Cavs e promette di rompere lo schema

Central Division

Per la prima volta dopo quattro anni di dominio dei Milwaukee Bucks, la Central Division sembra un po’ più equilibrata con le cinque franchigie che hanno le medesime possibilità di strappare un posto per la postseason, o almeno di giocarsi le proprie possibilità al torneo Play-in. Milwaukee Bucks che partono come sempre favoriti e con un Khris Middleton in più rispetto agli scorsi Playoff, ma sono tante le domande che ruotano attorno a questa Division.


Riuscirà Donovan Mitchell a guidare i Cavs e staccare un pass per i prossimi Playoff, dopo un’assenza lunga cinque anni? I Detroit Pistons dei giovani terribili, capitanati da Cade Cunningham e Jaden Ivey, sono già pronti per conquistare un posto al sole? E ancora: i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo saranno una vera contender per il Larry O’Brien Trophy anche quest’anno? Andiamo a scoprire insieme la risposta a queste ed altre domande della Central Division.

 

Chicago Bulls

I Chicago Bulls hanno accelerato il processo di rinascita nella Central Division già lo scorso anno, acquisendo tramite la sign-and-trade DeMar DeRozan e Lonzo Ball e firmando il free agent Alex Caruso. All’inizio di questa offseason sono riusciti a firmare altri due grandi veterani come Goran Dragic e Andre Drummond che daranno sicuramente una grande mano alla causa di LaVine & Co. Guardando al roster, se in salute, la squadra di coach Donovan ha tutte le carte in regola per tornare ai Playoff. Sfortunatamente però, lo staff medico dei Bulls è già alle prese con problematiche di varia natura.

La vera incognita che aleggia tra le mura dello United Center è infatti la condizione di Lonzo Ball e quanto questa possa influire sulla stagione dei Bulls. Il figlio di LaVar viene da una stagione molto difficile: lo scorso gennaio ha subito un intervento artroscopico al ginocchio sinistro, curabile in circa 6-8 settimane, ma una serie di imprevisti accusati ad aprile lo hanno trattenuto fuori dal parquet per il resto della stagione 2021-2022. Chicago con e senza di lui sembra la fedele rappresentazione del più celebre fra i libri di Robert Louis Stevenson, dottor Jekyll e mister Hyde. Con lui in campo i Bulls erano partiti fortissimo, vincendo le prime quattro gare della regular season ed eguagliando un inizio che non si vedeva nella Windy City dai tempi di un certo Michael Jordan, e arrivando a un record di 27-13 prima dell’infortunio di Lonzo. Senza di lui la franchigia dell’Illinois ha faticato tantissimo, complici gli infortuni occorsi a Zach LaVine e Alex Caruso, rischiando addirittura di dover ricorrere al Play-in per staccare un biglietto per la postseason.

Il peggio sembrava passato, ma purtroppo nella giornata di mercoledì il nativo di Anaheim si è dovuto sottoporre a un altro intervento artroscopico allo stesso ginocchioi tempi di recupero, tra le quattro e le sei settimane, compromettono l’inizio di stagione. Sembra però che Chicago sia davvero pronta a ogni scenario.

Osservando i movimenti di mercato dell’estate appena trascorsa, la dirigenza Bulls si è mossa in modo piuttosto oculata, a partire da quella che probabilmente è stata l’operazione più importante, ovvero il rinnovo di Zach LaVine, avvenuto sulla base di un accordo di cinque anni da 215 milioni di dollari complessivi. LaVine ha dovuto affrontare una stagione piuttosto difficile a causa di un infortunio al ginocchio, tanto che la sua produzione offensiva è calata di tre punti di media rispetto alla stagione 2020-2021 (ma comunque su 24.4 punti a serata), sintomo di una minore efficienza al tiro (circa il 47.6% dal campo rispetto al 50.7% del 2020-2021). Proprio gli arrivi di DeRozan, di Ball e di Vucevic hanno convinto l’ex UCLA a rimanere, e dovrebbe essere al 100% per l’inizio di stagione.

Attorno ai tre All-Star, lo staff dei Bulls è andato ad inserire due veterani funzionali, ovvero Goran Dragic, ingaggiato per portare punti dalla panchina e cercare di sopperire alle tante assenze di Lonzo Ball, e Andre Drummond preso invece per catturare più rimbalzi possibili, Proprio la presenza di Drummond sotto canestro sarà fondamentale per dare maggiore fisicità e solidità difensiva nella metà campo di Chicago, data la 28ª posizione assoluta per Drummond alla voce rimbalzi catturati la scorsa stagione e la 29ª per quanto riguarda i rimbalzi offensivi.

Infine, degna di nota la chiamata di Dalen Terry alla diciottesima chiamata assoluta. Terry è una guardia veloce e agile, e grazie ai suoi oltre 200 cm di altezza può ricoprire più posizioni. All’occorrenza, potrebbe anche giocare da playmaker, dato che al college ha dimostrato buone doti di playmaking e di avere un’ottima visione di gioco. Terry è però ancora una matricola e non ha alcuna esperienza di gioco al livello successivo: occorrerà pazientare ancora un po’ e passare una prima stagione NBA da semplice comprimario.

Tirando le somme, pur disponendo di una formazione ricca di stelle, i Bulls devono affrontare una Central Division e soprattutto Eastern Conference in costante miglioramento. Dopo la cessione di Donovan Mitchell, con l’effetto domino generato a Est, potrebbe essere più difficile per i Bulls raggiungere i Playoff rispetto alla scorsa stagione, soprattutto se Ball resterà fuori per un periodo più lungo. Riuscirà dunque l’ex Lakers a tornare a giocare ad alto livello e a rimanere in salute? Andre Drummond avrà ancora un impatto costante? I giovani giocatori sono pronti ad assumersi maggiori responsabilità? Se le risposte a tutte queste domande saranno affermative, i Bulls torneranno ai Playoff e forse supereranno il primo turno. In caso contrario, la loro stagione potrebbe non andare oltre il torneo di Play-in.

 

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