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NBA, John Wall e Cousins commentano la quarantena obbligatoria

I due giocatori non hanno apprezzato i protocolli di sicurezza

Gli Houston Rockets, già alle prese con una superstar infuriata, hanno dovuto rinunciare ad alcuni giocatori chiave nell’ultima settimana. Nello specifico, John Wall e DeMarcus Cousins hanno dovuto saltare le prime due sfide della stagione, a causa della positività del rookie Kenyon Martin Jr. al COVID-19. I tre giocatori sarebbero entrati in contatto a casa di Wall, per potersi tagliare i capelli.

Anche se Wall e Cousins non sono risultati positivi, ciò che ha impedito ai due di prendere parte alle gare dei Rockets è stato il protocollo NBA. Per questi casi, infatti, la lega ha imposto una quarantena obbligatoria di sette giorni per ogni atleta entrato in contatto con un contagiato. Sembra però che gli interessati non abbiano gradito le misure di sicurezza predisposte.

Durante le interviste post-allenamento, infatti, il duo si è detto parecchio seccato delle limitazioni. John Wall è stato molto chiaro:

“Ero arrabbiato, rosso di rabbia. Non mentirò, ero furioso.

Non ho fatto niente di sbagliato. Tutto quello che ho fatto è stato farmi tagliare i capelli nel mio appartamento. Uno dei miei compagni è risultato positivo, mentre i miei 4-5 test sono risultati tutti negativi. Ho preferito non andare dal barbiere per evitare di incontrare gente, anche il parrucchiere che ci ha tagliato i capelli è risultato negativo. È stato frustrante.”

Cousins ha invece scelto la via del sarcasmo, facendo capire comunque la sua opinione:

“Oh, ne ero felice. L’ho adorata. Ero felice di rimanere a casa. Seriamente, avete tutti visto il mio tweet. In generale, è difficile non fare niente per 7 giorni, senza nessuna attività. È difficile per chiunque, ma soprattutto per un atleta professionista. Passare dal non fare nulla al ritmo di un allenamento o una partita non è facile. Abbiamo dovuto sopportare questa stupidaggine, quindi dobbiamo provare a trarne qualcosa di positivo.”

Dichiarazioni molto forti da parte di entrambi, soprattutto contro protocolli che finora hanno garantito la maggiore sicurezza possibile. A “discolpa” dei due giocatori, va comunque ricordato che il duo ritorna da infortuni gravi, che hanno impedito ai due ex-Kentucky di scendere in campo negli ultimi due anni circa.

 

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