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Mercato NBA 2020

Il Pagellone del Mercato NBA 2019: posizioni 24-19

Torna il pagellone firmato dalla redazione di nbareligion.com

derrick rose

21• DETROIT PISTONS, Voto: 5,6

di Andrea Capiluppi

I Detroit Pistons sono arrivati alla free agency con pochissimo spazio salariale: un problema che ha ampiamente limitato il grado di libertà sul mercato della franchigia del Michigan.Nonostante tutto, il front office è stato in grado di mettere a segno un paio di colpi interessanti.

In cabina di regia la squadra ha lasciato andare Ish Smith, che nelle scorse due stagioni ha avuto il compito di dare il cambio a Reggie Jackson. Quest’ultimo sarà ora supportato da Derrick Rose, il primo giocatore giunto alla corte di Dwane Casey nel corso dell’estate. L’ex Bulls viene da quella che probabilmente è stata la sua migliore stagione dopo quel terribile infortunio al crociato che ne ha compromesso la carriera: 23.7 punti di media proiettati su 36 minuti di gioco rapppresentano il suo secondo miglior dato realizzativo, appena dietro alla strabiliante annata da MVP del 2010-11. Inoltre, Rose è tornato a tirare su buone percentuali da tre punti (37%) collezionando numeri piuttosto importanti dopo una stagione, quella 2o17-18, in cui aveva vissuto momenti davvero difficili. L’unico grande dubbio riguarda la sua tenuta fisica: nel corso della passata regular season ha disputato  51 partite, mentre in quella precedente le presenze erano state appena 25. Qualora riuscisse a rimanere sano per buona parte della stagione, il nativo di Englewood potrebbe ritagliarsi il ruolo di leader in uscita dalla panchina rivitalizzando così una second unit che ha chiuso il 2018-19 nella parte bassa di classifica per produzione offensiva.

Il secondo giocatore portato in dote dalla free agency 2019 è stato Markieff Morris, firmatario di un contratto biennale da circa 3.2 milioni di dollari l’anno — pari grossomodo alla bi-annual exception. L’ex Wizards e Thunder è un innesto affidabile nello spot di ala, capace di dare il suo apporto in attacco (tira con oltre il 33% da dietro l’arco) e a rimbalzo. Un buon rincalzo, dunque per aggiungere solidità alla già citata panchina quando Blake Griffin dovrà rifiatare. Dal mercato è poi arrivato anche Tim Frazier. Si è trattato nella fattispecie di un’operazione a basso costo mirata più che altro ad allungare il roster nella posizione di guardia e tutelarsi di fronte all’eventualità di infortuni.

Non va dimenticato Tony Snell, arrivato a fine giugno tramite una trade con i Milwaukee Bucks: Detroit si è assicurata un’ala 3&D, che quindi fa degli intangibles e delle sue percentuali da dietro l’arco le sue armi migliori. Infine, da menzionare anche la quindicesima scelta assoluta al Draft, ovveroSekou Doumbouya. Il giocatore senegalese, nato il 23 dicembre del 2000, sarà il più giovane a roster nell’intera lega nella prossima stagione, e rappresenta la quota scommessa dei Pistons. Il ragazzo, già apprezzato a Limoges, dispone mezzi fisici davvero interessanti (206 cm di altezza e 100 kg di peso): altezza, esplosività e dinamismo ne fanno un’ala piuttosto versatile. Ciò detto, dovrà lavorare parecchio in palestra, e i risultati più consistenti potrebbero vedersi non prima un paio d’anni. 

Con il quintetto iniziale e i principali cambi sistemati, cosa manca quindi ai Detroit Pistons? Sicuramente maggiore profondità nel reparto lunghi, in modo da far tirare fiato ad Andre Drummond. Il già presente a roster Thon Maker può essere una soluzione, anche se nella passata stagione non ha offerto la costanza che il ruolo richiede. Dunque occhi puntati anche sul nuovo arrivato Christian Wood, che potrebbe trovare minuti importanti. Nella passata stagione il giocatore ha letteralmente dominato la G League con medie di oltre 29 punti e 14 rimbalzi di media a partita, mentre nelle ultime otto partite di NBA, fra marzo e aprile, ha fatto registrare medie di 16.9 punti e 7.9 rimbalzi in 23 minuti di gioco a partita con la maglia dei New Orleans Pelicans.

20• SACRAMENTO KINGS, Voto: 5,7

di Francesco Grisanti

Un mercato senza infamia e senza lode quello dei Sacramento Kings, che si presenteranno ai blocchi di partenza della prossima stagione con gli stessi giocatore chiave con cui avevano concluso la sorpendente annata 2018/2019. L’unica perdita pesante è stata quella di Willie Cauley-Stein: il prodotto di Kentucky ha espressamente chiesto in estate al front office di non presentare alcuna offerta per il suo rinnovo, in quanto le sue intenzioni erano quelle di sondare il mercato per cambiare squadra, dopo un annata in cui le sue idee non si conciliavano troppo con quelle di Dave Joerger (sostituito in estate da Luke Walton).

Con la #6 scelta del 2015 finita a Golden State (accontentandosi di un contratto piuttosto basso rispetto a quello a cui potesse ambire) Vlade Divac ha deciso di puntare su Dewayne Dedmon ($40 milioni per 3 anni, non completamente garantiti), centro di ottimo impatto dopo due stagioni in doppia cifra ad Atlanta, ormai in grado di colpire anche dalla lunga distanza.

Con il prodotto di USC i Kings potrebbero poter sfruttare delle spaziature migliore avendo l’area più libera per le penetrazioni di De’Aron Fox e il gioco interno di Marvin Bagley III, che molto probabilmente potrebbe subentrare in quintetto a Nemanja Bjelica.

Insieme a lui è arrivato sotto canestro anche Richaun Holmes, lungo più tradizionale, grande atletismo e piedi veloci, come tipologia più simile al partente Cauley-Stein.

Importante e opinabile il quadriennale da 84 milioni (a scendere) che la franchigia ha voluto dare ad Harrison Barnes, soprattuto in vista di quelle che saranno le scadenze nella prossima stagione (Buddy Hield e Bogdan Bogdanovic), nella speranza che il prodotto di UNC confermi il rendimento, soprattutto per quanto riguarda l’efficienza offensiva, fatto vedere nelle 28 partite giocate in maglia Kings.

Per il resto la franchigia ha cercato di aggiungere un paio di giocatori di esperienza, gente abituata a vincere, che potrebbe aiutare la crescita dei tanti giocatori giovani ed inesperti presenti nel roster: per questo motivo sono arrivati Cory Joseph, reduce da due anni agli Indiana Pacers dove ha sempre portato il suo contributo in uscita dalla panchina, sia in attacco che in difesa; per lui un contratto importante, 3 anni a $37milioni (ultimo anno parzialmente garantito), per convincerlo ad unirsi ad un roster così giovane.

Insieme al campione NBA con gli Spurs è arrivato un altro con l’anello al dito, e cioè Trevor Ariza : il prodotto di UCLA arriva da un’annata deludente, prima a Phoenix e poi, dal punto di vista dei riusltati di squadra, a Washington, per lui i Kings hanno proposto un biennale da $25 milioni, in cui il secondo anno è garantito solamente per $1.8M. Per l’ex Lakers Joerger ha previsto molto probabilmente un ruolo importante nella second unit come 3&D.

Per quanto riguarda il Draft nessun nome roboante (la scelta al primo giro era di proprietà dei Boston Celtics), ma attenzione all’impatto a stagione in corso o nelle prossime annate di Kyle Guy, fresco campione NCAA con Virginia, tiratore mortifero ed ottimo trattatore di palla.

Insomma, i Kings hanno sommato una serie di firme che, nel complesso, possono anche risultare funzionali ma ingolfano il Cap Space della squadra (aspetto non da sottovalutare visti i rinnovi che attendono Divac nei prossimi anni) senza migliorarne realmente il valore complessivo. Un mercato che sfiora la sufficienza senza realmente raggiungerla.

19• OKLAHOMA CITY THUNDER, Voto: 5,7

di Andrea Capiluppi

In questa off-season gli Oklahoma City Thunder sembravano destinati  semplicemente a puntellare il roster: mai si sarebbero aspettati di doversi privare dei loro due migliori giocatori nel giro di appena una settimana. Perdere Paul George, finalista per il premio di MVP nella scorsa stagione, fa male, ma è la separazione da Russell Westbrook, giocatore franchigia, a segnare più di ogni altra cosa la fine di un’era. Per la prima volta dal trasferimento della squadra da Seattle si respira aria di rebuilding, ma la dirigenza al timone e gli asset ora a disposizione lasciano moderatamente ottimisti.

Innanzitutto la quantità di scelte nelle mani del front office è enorme. Di seguito un riassunto di quanto ottenuto dalla trade che ha portato George ai Los Angeles Clippers

Stesso discorso per il pacchetto di scelte arrivato dallo scambio che ha portato Russell Westbrook agli Houston Rockets: due prime scelte (2024 e 2026, entrambe protette 1-4) e diritto di pick swap per 2021 e 2025, con protezioni.

Allo scenario descritto sopra si aggiunge la scelta ottenuta da Denver in cambio di Jerami Grant, e la franchigia ha ora un grado di flessibilià molto ampio. Impossibile leggere a oggi le intenzioni di Sam Presti:  utilizzerà effettivamente tutte le pick o le conserverà come moneta di scambio quando raggiungeranno il loro massimo valore per arrivare a qualche pesce grosso? Sicuramente, una buona metà di queste sembrano davvero interessanti. Soprattutto quelle di Houston: nel 2024 James Harden avrà 35 anni, e probabilmente sia lui che Westbrook staranno già imboccando il viale del tramonto e/o non giocheranno più con i Rockets, che potrebbero dunque essere in fase di ricostruzione proprio in quegli anni. C’è da dire però che il front office dei Rockets ha messo le mani avanti, proteggendo proprio  le pick del 2024 e del 2026 1-4, mentre quella del 2025 addirittura con un 1-20.

Oltre a una quantità spropositata di scelte, con lo scambio di Paul George sono arrivati anche Danilo Gallinari e Shai Gilgeous-Alexander. Il nostro Danilo ha dimostrato di essere un’ala piuttosto prolifica e versatil ed è reduce dalla sua migliore stagione in carriera.  I Thunder ovviamente sperano possa continuare su questa strada, perché toccherà a lui raccogliere l’eredità di George nel quintetto titolare della franchigia. , Gilegous-Alexander è invece appena all’inizio del suo promettente percorso NBA. Nonostante questo, nella sua prima stagione ha dimostrato di avere un grandissimo potenziale, tanto da guadagnarsi la fiducia di Doc Rivers, che lo ha schierato in quintetto titolare in 73 occasioni su 82 lo scorso anno. Le prestazioni inannellate gli sono valse l’inclusione nel secondo quintetto All-Rookie. Sulla base di quello che ha fatto vedere, a Oklahoma City il canadese dovrebbe ambientarsi piuttosto in fretta e, lavorando di più sul proprio tiro (appena 1.7 tentativi da dietro l’arco a partita lo scorso anno), potrebbe diventare immediatamente un’arma in più in attacco.

I Thunder hanno poi ricevuto Chris Paul dagli Houston Rockets. L’ex Hornets e Clippers viene da una stagione piuttosto complicata, nel corso della quale ha giocato 58 partite – era sceso sotto quota 60 in carriera solamente una volta, mentre le sue percentuali al tiro e, di conseguenza, il suo apporto in attacco, hanno subito una flessione. In un primo momento si era parlato di un suo coinvolgimento in un ulteriore  scambio che lo avrebbe portato lontano dall’ Oklahoma, ma ora sembra che il playmaker sia destinato almeno a iniziare la stagione con i Thunder. Del resto, il suo contratto pesantissimo – 44 milioni di dollari per la stagione 2021-22, al termine della quale Paul compirà 37 anni – rende quasi impossibile ogni manovra, a maggior ragione alla luce della sua ultima stagione sottotono. Proprio quei 44 milioni a 36 anni, però, possono trarre in inganno e mettere in cattiva luce lo stesso giocatore e l’operato della dirigenza Thunder: stiamo comunque parlando di un nove volte All-Star che è stato incluso sette volte nell’ NBA All-Defensive Team. Con Westbrook desideroso di andarsene dopo l’addio di George, difficilmente si poteva coprire il suo spot ottenendo di più. Dunque, l’unico punto interrogativo riguarda proprio la velocità con cui Paul invecchierà: se riuscirà a preservarsi fisicamente e mentalmente, potrebbe riconfermarsi sui suoi livelli abituali per almeno il prossimo anno.

Da segnalare in chiusura anche le decisioni riguardanti Jerami Grant e Nerlens Noel, mosse che hanno pesato in senso opposto nella valutazione complessiva dell’estate Thunder. La mancanza di Grant, che aveva  mostrato buoni margini di miglioramento rispetto alla stagione 2017-18 diventando l’ala titolare della squadra, si farà sentire il prossimo anno.  La conferma di Noel, invece, garantisce la presenza di un centro puro a roster che possa concedere minuti di riposo a Steven Adams.

A Oklahoma City, dunque, tifosi e addetti ai lavori vivranno con ogni probabilità la loro prima stagione di transizione. Difficile dire cosa succederà al termine della prossima annata: magari l’intesa fra Chris Paul, Danilo Gallinari e Steven Adams sarà perfetta, Gilgeous-Alexander esploderà e  la squadra centrerà i Playoff; oppure, andrà tutto malissimo e il front office imbastirà diverse trade per smantellare definitivamente la squadra. Quel che è certo, è che Sam Presti sta già guardando al futuro con una manciata di giovani promettenti e una lunga serie di scelte dal potenziale piuttosto alto.

 

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