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NBA, Tony Parker lascia gli Spurs dopo 17 anni: il saluto di coach Popovich

Tony Parker lascia gli Spurs dopo 17 anni: andrà a giocare agli Charlotte Hornets

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Tony Parker ieri ha firmato un contratto con gli Charlotte Hornets: per il play francese si apre un nuovo capitolo della sua carriera NBA dopo aver giocato per 17 anni nei San Antonio Spurs. 17 anni ricchi di successi: quattro titoli NBA e sei presenza all’All-Star Game.

Alla notizia della firma, l’allenatore che lo ha accompagnato per tutti questi anni agli Spurs ha voluto tributare il giusto omaggio a Parker, ringraziandolo per quanto fatto negli anni a San Antonio. Queste le parole di Popovich.

“È difficile da dire in parole quanto importante sia stato in queste due decadi per la franchigia degli Spurs Tony Parker. Dalla sua prima partita nel 2001, quando aveva ancora 19 anni, TP ci ha impressionato e ispirato ogni giorno, ogni partita e ogni stagione, con la sua passione, la sua dedizione e desiderio di vincere. Siamo davvero grati a Tony per 17 anni pieni di ricordi fantastici. Nonostante i quattro titoli vinti, le sei convocazioni all’All Star Game, la scelta per quattro volte nei migliori quintetti della Lega siano testimoni della sua grandezza, la mia gioia più grande è stata quella di vedere Tony crescere davanti ai nostri occhi. Tutti qui agli Spurs sentiremo la sua mancanza, e vogliamo augurare a lui e alla sua famiglia il meglio nella continuazione della sua incredibile carriera agli Hornets.”

Anche Parker ha voluto parlare della sua scelta, e, incalzato dai giornalisti, della situazione Kawhi Leonard-Spurs.

“Sono stati tre giorni davvero difficili. È stata una decisione difficile, è stata dura comunicarla a Pop. Ma devo guardare avanti. È stata davvero una chiacchierata emozionante con Popovich e RC Buford. Amerò sempre San Antonio, e sarò sempre uno Spurs. La mia famiglia e la mia casa sarà sempre qui. Ma allo stesso tempo non vedo l’ora di giocare per il mio idolo, MJ, con coach Borrego che conosco molto bene e col mio fratellino Batum agli Hornets. Non ho avuto modo di parlare con Leonard: lui è a New York, mentre io subito dopo i Playoff sono tornato in Europa. Penso che questo tipo di conversazione, se deve esserci, debba essere fatta faccia a faccia. Non ho problemi con lui, non abbiamo mai avuto screzi o altro. Quando ho confrontato il mio infortunio con il suo l’ho fatto perché un giornalista me l’aveva chiesto: non volevo sminuire i suoi problemi fisici, lui è la faccia della franchigia.”

 

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