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NBA, Metta World Peace a ruota libera: Lakers, Kobe ed eccessi di una carriera inimitabile

Alcuni aneddoti dall’ultima puntata del Lowe Post Podcast

Metta World Peace

La 14ª edizione del convegno MIT Soan Sports Analytics Conference, in corso di svolgimento, conta tra i numerosi speaker anche Metta World Peace, al secolo Ron Artest. Con l’occasione, l’ex giocatore è stato ospite del Lowe Post podcast, a cura di Zach Lowe. Come prevedibile, non sono mancati aneddoti esilaranti. Di seguito alcuni estratti dalla chiacchierata.

LA CONFERENZA STAMPA FINALS 2010

All’apice della carriera agonistica, l’allora Artest si lasciò andare di fronte ai giornalisti, in stato di evidente alterazione. Il ricordo è vivido nella mente:

Non ci penso più di tanto, ma quando vedo le clip su Youtube mi sento bene. Fu un momento cruciale per la mia carriera. Da parte mia sapevo che sarei diventato un campione, ma a inizio carriera, professionalmente parlando, non avevo fatto tutto il necessario per raggiungere l’obiettivo. […] In quel momento c’era grandissima emozione. La tripla a segno nell’ultimo minuto di gara 7  fu senza dubbio il tiro più importante della mia carriera. [La squadra migliore in cui io abbia mai giocato?] si potrebbero citare i Pacers e  i Rockets di Yao, T-Mac, Shane [Battier], difficile da dire. Kobe avrebbe da eccepire in merito: ‘Non c’è partita’, direbbe.”

INVASIONE MOLESTA

Altro ricordo divertente legato al compianto ex compagno di squadra risale al 2008. Il racconto puntuale di Metta:

“Un giocatore può potenzialmente entrare in tutti gli spogliatoi o quasi [….]. Ero a vedere le Finals con mio cugino Marion, la mia carriera era quasi alla fine e avevo bisogno di sentire l’atmosfera non essendoci mai stato in  carriera […]. Dagli spalti assorbivo tutto e tre anni dopo toccò a me. A quel punto [l’ambiente] non era una novità per me. Persero male e volevo salutare Kobe, che era in doccia. Allo stesso tempo, però, volevo tornare a New York, senza aspettare. Dissi: ‘Posso vedere Kobe?” — “È là dietro, ma è in doccia — , rispose Phil Jackson — Ok.

Kobe, che era appena stato sconfitto, si girò mostrandosi sconvolto, come a dire ‘Che ci fa Ron Artest nella doccia’? Tagliai corto: ‘Devo andare, volevo solo dirti bella gara’. C’è chi dice che io gli abbia anche riferito della mia volontà di giocare con lui, ma non fu così, non dissi altro.”

 

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