I migliori giocatori provenienti dalla NBA che hanno calcato i parquet della penisola italiana, e hanno lasciato ricordi indelebili nei cuori e nella mente di milioni di tifosi e appassionati.
Nel mondo NBA noi tutti sappiamo chi è quest’uomo, il simbolo vivente degli Atlanta Hawks, uno dei migliori schiacciatori della storia al pari di Erving e Jordan, proprio da questo aspetto spettacolare del suo gioco deriva il suo “sobrio” soprannome: The human highlights film.
Oltre 26.000 punti segnati in NBA, vincitore di due gare delle schiacciate, ma sempre perdente ai playoff nei quali non riuscì mai a portare fino alla fine la sua Atlanta.
Wilkins un macinatore di punti, in grado per anni di stare in NBA oltre i 30 punti di media a partita anche dopo 12 usuranti stagioni alla fine delle quali si separa da Atlanta per andare prima ai Clippers e poi ai Celtics, confermando ottime prestazioni dal punto di vista realizzativo.
Wilkins la prima volta che viene in Europa è il 1995, dopo che rimane free-agent in America, la destinazione è la Grecia, la squadra che lo ha messo sotto contratto il Panathinaikos, e li vince subito l’Eurolega e la coppa di Grecia.
Torna in Nba dove si accasa ai San Antonio Spurs, ma la squadra è priva degli infortunati Robinson ed Elliot e destinata ad una stagione disastrosa nonostante le prestazioni di Domenique (annata rivalutata in seguito in quanto permise di assicurarsi la scelta che sarebbe poi stata convertita in Tim Duncan).
Nel 97 il ritorno nel vecchio continente, la Fortitudo Bologna lo vuole per cercare di rompere l’egemonia della Virtus e portare finalmente a casa lo scudetto, affiancandolo alla giovane stella Myers.
Giorgio Seragnoli fa follie per averlo, gli paga 3 miliardi di lire di stipendio (per farvi intendere gli offre il doppio di quanto avevano proposto i Phoenix Suns), soldi che ammirando i precedenti e il fisico ancora statuario ai tempi sembrarono ben spesi per alcuni, meno per altri visti i 37 anni dell’atleta e i molti acciacchi.
La stagione porta subito la prima gioia alla Team System: la Coppa Italia è sua, è il primo trofeo importante nella storia, e Wilkins è decisivo contro la finalista Treviso (21 punti e 13 rimbalzi), in tutta la stagione consegue delle generose doppie doppie, ciononostante in Eurolega arriva la delusione dell’eliminazione perpetrata proprio per mano delle Vu Nere .
1 pari verrebbe da dire, lo spareggio è rappresentato dal tricolore ma per la Fortitudo non c’è un lieto fine, e neppure per Wilkins.
La serie è equilibrata Carlton Myers fa pentole e coperchi, avrebbe segnato anche bendato se fosse stato necessario, Wilkins apporta sempre il suo contributo alla causa e le cose sembrano andare per il meglio tanto che la Team System già in gara 4 potrebbe festeggiare lo scudetto, ma la tripla decisiva tirata proprio da Dominique danza sul ferro per poi uscire (oscuro presagio).
In gara 5 sappiamo tutti cosa successe, la Fortitudo avanti tutta la partita e poi il crollo generato da quell’ ingenuo e banale fallo proprio da chi non ti aspetti, proprio da Wilkins che in quella partita non c’era mai entrato veramente.
Lo scudetto è della Virtus, Wilkins viene subissato di insulti e minacce tanto da portare Danilovic, l’uomo del tiro impossibile, a chiedere davanti ai microfoni rispetto e compassione per una leggenda vivente come Nique.
Commento