I migliori giocatori provenienti dalla NBA che hanno calcato i parquet della penisola italiana, e hanno lasciato ricordi indelebili nei cuori e nella mente di milioni di tifosi e appassionati.
In questa occasione ci limiteremo a parlare del D’Antoni giocatore, di quell’Arsenio Lupin che durante gli anni 80 fece strage di trofei con Milano dirigendo magistralmente una regia illuminata e di altissimo livello.
Tuttavia prima di parlare della sua fantastica carriera italiana come abbiamo fatto negli altri casi, cerchiamo di approfondire la sua provenienza americana.
D’Antoni fu un prodotto della Marshall University ( per capirci la stessa di Jason Williams) che frequentò per tre anni, prima di essere selezionato al secondo turno del draft 1973 dai Kansas City-Omaha Kings con la 20° scelta.
Se le sue primissime stagioni fecero ben sperare per il futuro della sua carriera americana (viene selezionato nel secondo quintetto matricole), ma le successive stagioni si rilevano poco produttive e insoddisfacenti, tanto che dopo 128 partite si trasferisce nella ABA nella squadra degli Spirits of St.Louis dove rimane per 4 anni consecutive.
Torna per 3 partite in NBA con i Sant Antonio Spurs senza troppa fortuna e conclude così la sua carriera stelle e strisce.
L’allora Coach della Cinzano Milano Pippo Faina e il presidente della squadra Bogoncelli si interessano del giocatore più per la possibilità di naturalizzarlo italiano in futuro, che per il talento che avevano intravisto, rendendo Mike infatti avrebbero potuto rispettare le allora regole della Fip introducendolo nel roster inizialmente come secondo americano e mantenendo Silvester come oriundo.
Se gli antenati di Mike erano partiti da Nocera Umbria per raggiungere New york, a 26 anni D’Antoni compie il percorso inverso e ritorna in Italia, patria delle sue origini.
Alla sua prima stagione nel capoluogo lombardo non eccelle, ma riesce comunque a totalizzare 10 punti a partita e guidare la statistica dei recuperi nel campionato; nelle sue stagioni successive invece esplode letteralmente e diventa un pilastro fondamentale per i successi di Milano, forma prima un duo delle meraviglie con Meneghin, e poi un trio emblematico sempre con Meneghin e con la stella NBA McAdoo, diretti dalla panchina da Dan Peterson.
Mike è la mente Meneghin e McAdoo le braccia, in 13 stagioni da giocatore D’Antoni riesce a vincere tutto, 5 campionati, 2 Coppe Campioni, 2 Coppe Italia, una Intercontinentale e una Korac, entrando di diritto tra i migliori giocatori di ogni epoca del campionato italiano, e venendo eletto nel 1990 come il migliore playmaker della Serie A di sempre.
Mike D’Antoni possiede il record di partite giocate in maglia Milano (455) e il record di punti (5573), mantenendo una media del 40% da 3 punti.
La sua ascesa repentina e inaspettata all’inizio della sua carriera italiana si deve anche all’intervento di Peterson che rigenerò un giocatore sfiduciato dal suo passato NBA e che invece a Milano è riuscì a trovare la sua dimensione perfetta.
Lo stesso Peterson racconta di quanto poi con il passare delle stagioni, D’Antoni si rivelò essere anche un ottimo uomo spogliatoi, fondamentale nel facilitare l’ambientazione degli stranieri in modo di farli rendere al meglio.
D’Antoni diventò talmente imprescindibile per la squadra, che spesso non usciva mai neanche per pochi secondi durante le partite, tanto da portare la stampa meneghina a definire Peterson crudele nel non dare mai riposo a Mike, la risposta di Peterson fu secca “Mike si può riposare d’estate”.
La sua comprensione del gioco diventò talmente completa che appese le scarpe al chiodo, prese subito in mano la lavagnetta e si sedette direttamente sulla panchina proprio della sua Milano nel 1990, ma questa è un’altra storia.
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