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L.A. Lakers

NBA: Gary Payton racconta i Lakers del 2004

Infortuni, problemi con la giustizia, incomprensioni tra le stelle: il super team che fallì l’obiettivo di vincere il titolo

Dopo il three-peat ad inizio nuovo millennio e la sconfitta al secondo turno del 2003, i Los Angeles Lakers misero insieme per l’anno successivo un roster sulla carta da brividi, il primo super team (con riferimento ai Golden State Warriors e ancora prima ai big three dei Miami Heat e dei Boston Celtics), con due All Star come Karl Malone e Gary Payton che decisero di unirsi ai gialloviola alla ricerca del tanto agognato anello (per “The Glove” l’anello arrivò qualche anno dopo ai Miami Heat sempre con Shaq e con D-Wade).

Sulla carta il roster sembrava imbattibile e così fu anche sul campo ad inizio stagione, poi qualcosa si ruppe ed è stato lo stesso Payton a raccontare qualche retroscena su quella squadra:

“La vera grande ragione del nostro fallimento fu l’infortunio di Karl Malone. Eravamo 18-3 e tutti già parlavano di come fossimo destinati a battere il record dei Bulls. Avevamo un ragazzino, Kobe Bryant, era un ragazzino, che aveva appena avuto qualche problema con la giustizia [Kobe fu accusato nel 2003 di violenza sessuale, salvo poi essere scagionato dopo un processo che però si prolungò per diverso tempo]. Per la testa aveva una sola: ‘penso che andrò in prigione, non so cosa succederà’. Faceva avanti e indietro da Denver e non partecipava a molti allenamenti. Poi all’improvviso Shaq e la franchigia cominciarono ad avere problemi.”

Una serie di difficoltà quindi, che sommate fecero implodere la squadra nell’atto conclusivo che fu la sconfitta per 4-1 nelle Finals NBA contro i Detroit Pistons.

Come detto da Gary Payton, “The MailMan” dopo un ottimo inizio di stagione si infortunò a dicembre per far poi ritorno a marzo (periodo in cui i Lakers ebbero in record negativo di 13-17 fino all’All-Star Game) senza poi più ritrovare la condizione fisica ideale (l’ex Utah Jazz decise di ritirarsi al termine di quella stagione).

Nonostante i sopracitati problemi, la squadra allenata da Phil Jackson riuscì ad arrivare terza nella Western Conference e, durante i Playoff, ad aver la meglio sui San Antonio Spurs (decisivo un tiro allo scadere con 0.4s di Derek Fisher in Gara 5) e dei Minnesota Timberwolves di Kevin Garnett, arrivati primi in regular season.

Il cammino dei Lakers si arrestò però bruscamente contro i Detroit Pistons del neo arrivato Rasheed Wallace e dell’MVP delle Finals Chauncey Billups. Nell’ultimo atto i Lakers si sciolsero, perdendo subito il fattore campo in Gara 1, vincendo solamente Gara 2 e non impensierendo mai i Pistons tra le mura di Detroit.

Ad onor di cronaca, se è vero che Malone giocò una seconda parte di stagione al di sotto delle aspettative, è anche vero però che Gary Payton gioco dei Playoff disastrosi, chiudendo la post-season a 7.8 punti di media con il 36% dal campo in 35 minuti di utilizzo; ancora peggio fece in finale con 4.2. punti a partita e il 32% dal campo, soffrendo in maniera esasperata sia Billups che le uscite dai blocchi di Richard Hamilton, miglior realizzatore della serie con 21.4 punti di media.

Dopo questa sconfitta i Los Angeles Lakers, che già durante gli anni delle vittorie avevano attraversato momenti di grande tensione, si disintegrarono con Phil Jackson che venne sostituito da Rudy Tomjanovich (coach Zen tornò poi la stagione successiva), con il postino che come detto si ritirò, con Payton che andò ai Boston Celtics insieme a Rick Fox, e Shaq che venne scambiato con Miami in cambio di Lamar Odom, Caron Butler e Kareem Rush.

 

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