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NBA, Dwyane Wade si racconta a GQ: “Non ho tradito Miami comprando quote dei Jazz”

Il nativo di Chicago non ha dubbi a riguardo della propria scelta imprenditoriale, ben consapevole di aver ormai imboccato un percorso ben diverso rispetto alla carriera da giocatore

Dwyane Wade

Dwyane Wade, tre volte campione NBA con la maglia dei Miami Heat ed attuale membro della proprietà degli Utah Jazz, ha accolto di buon grado l’invito profuso della redazione di GQ, rilasciando una corposa intervista pertinente la sua carriera sportiva, televisiva ed imprenditoriale.

Il nativo di Chicago, oltre ad aver presentato le peculiarità del programma The Cube ed essersi dilungato a riguardo delle sue preferenze alimentari , si è soffermato approfonditamente sugli anni terminali della sua carriera professionistica, trascorsi tra Chicago, Cleveland e Miami, nonché sulla prima esperienza imprenditoriale a Utah, infiammato dal desiderio di confutare ogni possibile accusa di tradimento sportivo ai danni della franchigia che puntò su di lui nel 2003:

”Non ho tradito Miami, acquisendo quote della proprietà degli Utah Jazz. Non l’ho fatto nemmeno da giocatore, dal momento che sono tornato in Florida per concludere la mia carriera NBA. Ho trascorso quindici anni stupendi agli Heat, dando tutto quello che avevo per quella maglia. Ancora oggi, pur non essendo legato professionalmente alla franchigia, i tifosi provano ancora tanta stima nei miei confronti e credo che ciò possa perdurare anche in futuro. Tuttavia, io ho necessità di fare esperienza, di mettermi in gioco e di superare le sfide. Oggi posso orgogliosamente dire di aver intrapreso un nuovo percorso lavorativo, articolato e decisamente stimolante. La mia carriera da giocatore non dev’essere confusa con le mie scelte imprenditoriali . Ho reputato che l’opzione Jazz fosse più vantaggiosa di qualunque altra, scegliendo di accompagnare Ryan Smith, mio amico di lunga data, in quest’avventura. In aggiunta, abitando a Los Angeles, devo semplicemente affrontare un comodo volo di un’ora e quindici minuti per arrivare a Salt Lake City. Anche dal punto di vista logistico, Utah è stata una scelta ponderata.”

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