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NBA, Michael Jordan spiega i motivi della rissa con Steve Kerr

MJ ha spiegato per filo e per segno i motivi dell’alterco

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Finalmente si è fatta chiarezza in maniera ufficiale sulla famosa rissa in allenamento durante il training camp del 1995 che ha coinvolto Michael Jordan e Steve Kerr. Durante l’ottavo episodio di ‘The Last Dance’, i due ripercorrono nel dettaglio i momenti che li ha visti l’uno contro l’altro durante uno scrimmage in cui Kerr venne messe in marcatura stretta da Phil Jackson su His Airness. Queste le parole di Jordan che ha voluto fare una doverosa premessa sull’accaduto:

“In quel periodo volevo che capissero cosa significava essere in trincea. Chi non lo sa, non è pronto quando inizia la guerra vera e propria… Steve [Kerr] e Luc [Longley] e tutti gli altri ragazzi, si facevano forti dei 3 titoli vinti che avevamo vinto nel ’91 e ’92, ma loro non c’entravano un ca**o. Ma ormai giocavano per i Bulls. No, non è così: quando arrivai, eravamo una squadra di merda e dovevamo elevare il nostro gioco per tornare ad essere una squadra da titolo. Bisogna attenersi a certi standard. Non si può cazzeggiare. Non puoi arrivare scherzando e ridendo. Devi essere pronto a giocare.”

Quindi ecco il momento dello scontro:

Quindi, un giorno, durante un allenamento Phil mise Steve Kerr a marcarmi. Phil sentì la mia aggressività e cercò di calmarmi chiamando dei falli stupidi. Mi arrabbia e gli dissi: “Così proteggi lui, ma questo non ci aiuta per quando affronteremo New York o altre squadre fisiche”. Lo fece di nuovo e lo colpii dicendo: “Vuoi un fallo su Steve Kerr? Eccolo”. Mi colpì al petto, io risposi e gli tirai un pugno all’occhio. E Phil mi cacciò dall’allenamento.”

Questa invece la versione di Steve Kerr:

“Quando iniziò il training camp, Michael era in una forma incredibile, ma era anche molto arrabbiato. Una rabbia che proveniva dalle sconfitte. Quindi ogni giorno di quel training camp era una guerra con lui. Ci insultava spesso. Eravamo in stati messi in squadre diverse durante uno scrimmage. E cominciò a fare il suo solito trash talking. Io ero nervoso perché ci stavano facendo il culo. Penso di avere una grande pazienza di base, ma ad un certo punto scatto. Perché anch’io, come lui, sono una persona estremamente competitiva. Di solito non sono tanto forte da avere la meglio, ma ci provo. Combatto.”

Poi i due fanno subito pace. Questo il commento di MJ:

“In doccia pensai: “Ho picchiato il più piccolo in campo”. E mi vergognai. Salii in macchina e tornai al Berto Center e chiesi il numero di Steve Kerr. Chiamai Steve, mi scusai: “Senti amico, non ce l’avevo con te. mi sento in colpa”. Si guadagnò il mio rispetto, perché non si era fatto intimorire in quella situazione.

Stessa sensazione anche per l’attuale coach degli Warriors:

“Chi chiarimmo e, probabilmente, quella era stata la cosa migliore che potessi fare, perché gli avevo tenuto testa e lui metteva alla prova tutti i suoi compagni. Da allora in poi il nostro rapporto migliorò tantissimo, così come la fiducia reciproca. Fu come dire: “Abbiamo chiarito. Ora lotteremo insieme”.

 

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