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NBA, Steven Adams parla degli addii di Westbrook e Durant da OKC

Il centro dei Thunder ha commentato le modalità d’addio delle due ex stelle di Oklahoma e del suo rapporto con loro

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Steven Adams, centro degli Oklahoma City Thunder, è stato l’ultimo ospite del podcast di Zach Lowe, famoso giornalista di ESPN. Adams e Lowe hanno discusso di diversi argomenti durante l’episodio, della durata di 46 minuti, incluso il modo in cui il lungo ha gestito le partenze di Russell Westbrook e Kevin Durant da Oklahoma per sposare progetti e lidi diversi.

Il giocatore della Nuova Zelanda, prima di tutto, si è espresso sul passaggio di RW0 agli Houston Rockets avvenuto la scorsa estate per lo stupore di tutta Oklahoma City:

“Ero in Nuova Zelanda. Mi ha chiamato prima ancora che fosse ufficializzato il suo passaggio, penso. Mi ha dato solo un aggiornamento sull’affare e tutto quel genere di cose. La nostra amicizia va oltre il mero business che c’è in NBA. Ho risposto ‘Oh, bene. È sorprendente. È una mossa interessante. Spero che tutto funzioni bene.’ Se ho giocato più ‘soft’ su Westbrook quando abbiamo affrontato Houston a inizio stagione? Niente affatto. Non posso farlo. È irrispettoso. Dopo tutti gli anni di suoi insegnamenti, trattarlo meglio solo perché era un compagno di squadra, non va bene. Cercherei di fargli fallo prima che concluda a canestro. Cento per cento. Non voglio rischiare con lui perché so che nella sua mente lui penserebbe “Ne stamperò una in faccia a Steven oggi”. So starebbe pensando a quello, al 100 percento. Fa sempre quel genere di cose.”

Poi il commento sull’addio di Kevin Durant, dove la comunicazione a squadra, franchigia e tifosi del suo addio non è stata digerita al 100%:

“È la parte comunicativa su cui bisogna concentrarsi quando siamo di fronte a questo genere di scelte. Le persone saranno sconvolte a prescindere. Ma possono comunque rispettarti nel senso che rispettano in qualche modo la relazione che hai costruito, se questo ha un senso. La sua poca comunicazione e la sua decisione non l’ho presa sul personale, anche perché il mio tempo con lui era limitato, e poi ai tempi lui era più vecchio di me, mentre io ero ancora un giovane giocatore. Non mi piace provare a criticarlo per questa cosa, ma posso dire che se fossi stato nella sua stessa situazione avrei probabilmente detto qualcosa prima della decisione. O anche dopo, anche dopo la scelta sarebbe stato giusto dire qualcosa.”

Infine, la chiosa sul suo ultimo contatto con Durant:

“Non l’ho più sentito dal suo addio. Gli ho inviato un messaggio su Facebook, ma non credo che usi Facebook…”

 

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