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NBA, già problemi con lo spogliatoio per Jim Boylen

Effettuata una riunione di 2 ore tra giocatori e coaching staff. Diverse le versioni su chi avrebbe voluto questo confronto

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Non è cominciata nei migliori dei modi l’esperienza da head coach di Jim Boylen con i Chicago Bulls. L’ex assistente di Gregg Popovich agli Spurs ha sostituito Fred Hoiberg, di cui era vice, alla guida della squadra, ereditando una situazione alquanto difficile visto il valore della squadra e le difficoltà riscontrate nella prima parte di stagione (causa anche diversi infortuni che hanno minato la costruzione di una chimica di squadra con il poco talento a disposizione). L’allenatore ha voluto impostare una cultura diversa all’interno della squadra, volendo imporsi in maniera più dura nei confronti dei giocatori, cambiamento che non tutti hanno apprezzato.

A questo si è aggiunta la pesantissima sconfitta di ieri sera contro i Boston Celtics: Markkanen e compagni infatti hanno rimediato la più pesante sconfitta della storia della franchigia con i 56 punti di scarto ricevuti dai Kyrie Irving e compagni (133-77 il risultato) allo United Center. Visto l’andamento della partita, già compromessa nel secondo tempo, Boylen ha deciso di lasciare in panchina i titolari per quasi tutta la ripresa, con alcuni di questi che non l’anno presa benissimo. L’allenatore ha poi giustificato la scelta affermando,  di aver voluto risparmiare i titolari, una volta accortosi del risultato acquisito, in vista dell’allenamento pesante che aveva in previsione di svolgere la mattina successiva.

Nella mattinata di oggi però la squadra, sommersa dai fischi all’uscita dal campo ieri, non ha effettuato l’allenamento che era originariamente programmato, ma bensì una riunione di squadra durata 2 ore. Secondo le fonti ufficiali della franchigia sarebbe stato il coaching staff ad organizzare questa riunione per parlare con la squadra, secondo altre voci invece sarebbero stati gli stessi giocatori, in particolare i titolari a volere questo meeting per avere spiegazioni di quanto successo nel secondo tempo. Prima si sono riuniti solamente i giocatori, “capeggiati” da Zach LaVine e Justin Holiday, dopo di che si è aggiunto il coaching staff a cui è stato esplicitato il sentimento della squadra dopo le prime tre vittorie

Non bastavano quindi un record di 6-21 ai Chicago Bulls, ora, dopo un licenziamento piuttosto contestato per modi e tempistiche a questo punto della stagione, anche all’interno dello spogliatoio cominciano a crearsi dei malumori che potrebbero rendere la stagione della franchigia ancora più lunga e complicata.

 

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