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NBA Playoff Preview: Houston Rockets – Minnesota T’Wolves

Dopo quattordici anni di attesa i Minnesota T’Wolves sono di nuovo ai Playoff, dove al primo turno affronteranno subito la corazzata Rockets. Quante speranze hanno di passare?

Con la vittoria al supplementare contro Denver, i Minnesota Timberwolves sono tornati ai Playoff dopo un’attesa durata quattordici anni. Un risultato storico, arrivato al termine di una partita drammatica e di un finale di stagione al cardiopalma, dove i T’Wolves (terzi fino a due mesi fa) sono lentamente scivolati fino all’ottavo posto. Sembrerebbe sufficiente per festeggiare ma l’accoppiamento contro gli straripanti Houston Rockets al primo turno sono una bella doccia gelata.

I Rockets di D’Antoni sono stati la miglior squadra della regular season ― con oltre 112 punti segnati su cento possessi, +8.5 di Net Rating (i migliori) ― schiacciando chiunque si ponesse sul loro cammino a suon di isolamenti di Harden e triple in ritmo. (Fun fact: i Rockets sono stati la prima squadra a chiudere una stagione regolare con più tentativi da tre che da due punti, 3740 contro 3456). La macchina perfetta messa in piedi dal General Manager Daryl Morey ha chiuso presto i conti per la prima piazza assoluta ad Ovest (con tanto di miglior record della lega, 65-17), permettendosi il lusso di tirare il fiato nelle ultime partite cercando di arrivare nella miglior condizione possibile ai Playoff. I T’Wolves di coach Thibodeau invece hanno vissuto una stagione molto più complessa.

La storica vittoria dei T’Wolves che è valsa il ritorno ai playoff

Nonostante questa stagione resterà negli annali per la post-season raggiunta, al tempo stesso si ha come la sensazione che Minnesota non abbia espresso tutto il suo potenziale. Al secondo anno sotto la guida dell’ex capo allenatore dei Chicago Bulls era lecito aspettarsi di più: una squadra che conta a roster due giocatori dal talento enorme come Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns e che in estate aveva aggiunto Jeff Teague, Taj Gibson e soprattutto Jimmy Butler. Minnie è sempre stata altalenante nelle prestazioni, con picchi altissimi e tonfi altrettanto sordi. Il gioco non sembra essere progredito molto e spesso le vittorie sono arrivate più puntando sul talento dei singoli che sulla forza del gruppo. La difesa resta un enigma (23esimi nella lega per efficienza con 108.4 punti concessi su cento possessi) e l’incapacità di cambiare di Thibs ha portato ad una stagnazione della crescita. L’attacco resta poderoso, solo Golden State, Toronto e la stessa Houston hanno fatto meglio dei 110.8 punti segnanti ogni cento possessi, ma sembra troppo poco per giustificare tutto (il legittimo) hype con il quale i T’Wolves si erano affacciati a questa stagione.

 

I precedenti stagionali

I quattro scontri diretti della regular season sono più impietosi di quanto il 4-0 a favore di Houston già non direbbe. I Rockets hanno tritato la difesa degli avversari in ogni occasione con una facilità quasi irrisoria, con Harden sopra i 30 punti in tre partite su quattro. La squadra di D’Antoni fonda sul pick-and-roll il proprio attacco e da questa situazione i texani hanno tratto qualcosa come 130 punti su cento possessi contro Minnesota. Una follia. Un accoppiamento anche scaramanticamente poco simpatico per i T’Wolves che proprio contro Houston avevano perso Butler nella partita dopo la pausa per l’All-Star Weekend. Se il buongiorno si vede dal mattino, la lunga attesa per la post-season dei tifosi di Minnesota potrebbe trasformarsi più in una visita di cortesia che in una cavalcata trionfale.

Uno dei clinic dei Rockets contro Minnesota durante l’anno (nella partita dell’infortunio di Butler)

Chiavi Tattiche

Guardando i precedenti stagionali l’impresa a cui è chiamata Minnesota non sembra delle più facili, ma non per questo partiranno battuti in partenza. La vera chiave per Thibodeau sarebbe portare i Rockets su terreni a loro poco congeniali, per esempio prendendo spunto dal lavoro fatto dagli Spurs nei Playoff della passata stagione, costringendo i texani a prendere molti tiri dal mid-range, cosa che Houston rifiuta ideologicamente (appena 6.9 tentativi a gara). Fare questo permetterebbe ai T’Wolves di tenere un lungo stabilmente sotto canestro, cercando di fortificare maggiormente la difesa del ferro dove Minnie concede addirittura il 66.8%, la peggiore della lega a pari merito con Dallas. Thibodeau potrebbe tentare in alcuni tratti delle partite anche una difesa a zona, che per quanto possa sembrare un’opzione suicida visti i tanti tiratori presenti nel roster dei Rockets, ha messo in difficoltà il flusso dell’attacco dei texani quando hanno dovuto affrontare questa situazione durante la regular season, costretti a cercare un tiro muovendo la palla e snaturando la loro natura offensiva.

Oppure cercando di fare la voce grossa a rimbalzo sfruttando la maggiore stazza fisica (soprattutto nei lunghi con Gibson e Towns), catturando extra-possessi preziosi o ancora meglio punendo gli avversari a suon di putbacks, dove Minnie realizza quasi 1.24 punti per possesso.

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Il rimbalzo offensivo di Towns che ha permesso ai T’Wolves di portare a casa una vittoria fondamentale contro i Warriors.

Gli aggiustamenti più significativi però riguardano la metà campo offensiva ― dove presumibilmente i T’Wolves si giocano le loro chance. Troppo spesso in questa stagione Thibodeau ha basato il suo gioco su dei pick-and-roll scolastici con Teague da ball handler e Gibson da bloccante, lasciando Wiggins e Towns (sic) lontani dalla palla alla ricerca di migliori spaziature. Utilizzare molto più spesso Towns come bloccante, cercando di metterlo al centro dell’azione, è l’obiettivo primario; così come non limitarsi alla ricerca incessante ed eccessiva delle ricezioni in post alla ricerca dei mismatch. Muovere la difesa di Houston (che quest’anno si è dimostrata molto solida, sesto miglior Defensive Rating con 103.6 punti concessi) è un imperativo categorico, così come coinvolgere Harden nei pick-and-roll cercando di muoverlo e stancarlo, facendolo lavorare anche nella metà campo difensa. Il barba resta un difensore mediocre ma se attaccato solo in situazioni statiche vicino al canestro può far valere la sua forza fisica tenendo meglio di quanto si possa pensare. Tagliare, bloccare lontano dalla palla per un compagno che possa uscire forte dai blocchi o anche solo muovere la palla ribaltando il lato più volte potrebbe pagare dei dividendi.

Butler alzerà il livello del suo gioco garantendo il suo apporto (come ha sempre fatto anche ai tempi di Chicago) ma da solo non basta ed è prevedibile che D’Antoni vorrà intrappolarlo, togliendogli la palla dalle mani. Pensare di superare il turno affidandosi al solo Teague come ball handler è un’incoscienza che i T’Wolves non possono permettersi: magari sarebbe costruttivo provare a dare più ricezioni a Wiggins, o ancora meglio a coinvolgerlo maggiormente da portatore di palla primario.

La miglior prestazione stagionale di Andrew Wiggins 

Tutto più facile a dirsi che a farsi comunque. I Rockets sono una delle migliori squadre della lega a rimbalzo nella propria metà campo col 79.9% delle carambole disponibili catturate a partita e lasciare due giocatori a rimbalzo offensivo potrebbe esporre i T’Wolves alle letali transizioni di Houston. L’aggiunta di Chris Paul e PJ Tucker rispetto alla passata stagione ha donato a D’Antoni due difensori eccellenti sulla palla e in grado di marcare avversari più grossi di loro (Paul può tenere Butler per qualche possesso, soprattutto spalle a canestro, mentre Tucker si alternerà tra Wiggins e Gibson). Inoltre la difesa dei T’Wolves sembra troppo leggera per reggere la pressione che i costanti pick-and-roll che Harden e Paul giocheranno e la presenza dell’ex stella dei Clippers aggiunge un giocatore letale dal mid-range (cosa che potrebbe tornare molto utile nel corso della post-season).

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Due azioni in fotocopia nello spazio di un minuto e mezzo che dimostrano tutte le difficoltà di Wiggins e Towns, e dei T’Wolves in generale, nel difendere il pick-and-roll dei Rockets. La cosa che spaventa ancora di più e che sono due situazioni classiche del playbook di D’Antoni: la prima il gioco a due tra Harden e Capela con il roll profondo dello svizzero che sfrutta la pericolosità del barba per chiudere al ferro l’alley-oop; mentre nella seconda il classico pop di Ryan Anderson, che si apre sul perimetro e spara da tre dopo il blocco. Niente di sofisticato, solo l’ABC dell’attacco dei Rockets.

I Rockets cercheranno di portare Towns e Gibson il più lontano possibile dal ferro, territorio dove entrambi sono molto vulnerabili, costringendoli a scelte impossibili e cambi sistematici contro Harden ― che contro i lunghi avversari in isolamento è ingiocabile. Nella metà campo difensiva i texani possono scommettere sulle percentuali al tiro degli avversari, barricando ancora di più l’area. Non solo i T’Wolves hanno chiuso la stagione regolare con appena il 35.7% da tre ma sono anche molto restii a sparare da oltre l’arco, ultimi nella lega per tentativi da tre con appena 22.5 triple a partita. Teague e Wiggins vivono di lune alterne al tiro, e oltre a Towns l’unico affidabile da oltre l’arco è Nemanja Bjelica, che però sembra destinato a non avere molti minuti a disposizione (così come tutti gli altri elementi della panchina di Minnesota, eccetto forse Jamal Crawford), con Thibodeau che spremerà ogni goccia di energia dai propri titolarissimi come sempre.

 

Players to watch

Di giocatori interessanti da guardare in questa serie ce ne sono quanti ne volete. Dal principale candidato al premio di MVP della stagione regolare James Harden, che per l’ennesima volta ha migliorato la propria produzione con 30.4 punti di media a partita, alla prima serie di Chris Paul con la sua nuova maglia; piuttosto che l’evoluzione di Clint Capela, un giocatore di cui si parla sempre troppo poco ma la cui importanza nello scacchiere tattico dei Rockets è fondamentale. Con l’infortunio di Mbah a Moute (che salterà almeno il primo turno) Gerald Green potrebbe avere un’occasione irripetibile per scalare le gerarchie di D’Antoni conquistandosi minuti importanti.

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Tutto chiaro, no?

Per quanto riguarda i T’Wolves tutti gli occhi saranno su Towns, alla sua prima esperienza ai Playoff. Alla terza stagione nella lega ― e nonostante le critiche per un atteggiamento e un’applicazione difensiva non sempre encomiabili ― l’ex Kentucky è già un All-Star fatto e finito. Towns ha chiuso la stagione regolare in doppia-doppia (21.5 punti e 12.5 rimbalzi) ma a fare ancora più impressione sono le sue medie: 54.5% dal campo, 42.1% da tre su 3.5 tentativi a sera e 85.6% ai liberi, con una percentuale reale del 64.6% (!). A soli 22 anni è già un attaccante d’élite a livello assoluto e Minnie ha un estremo bisogno del miglior Towns per poterci provare. Jimmy Butler è il generale del plotone di Thibodeau e basta il suo +8.3 di Net Rating a spiegare quanto sia vitale per questa squadra. Non c’è uno scenario di passaggio del turno per Minnesota senza il miglior Butler.

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JIMMY BUCKETS!!!

Saranno i primi Playoff anche della carriera di Wiggins. La sua regular season è stata al di sotto delle aspettative (e della mega estensione firmata la scorsa estate) e chissà non possa compiere una crescita importante proprio in questa serie.

Pronostico

Sulla carta non c’è storia, i Rockets sono più forti. Ma ancora una volta, è bene ricordare che i pronostici sono fatti per essere stracciati. I T’Wolves potranno contare su un Target Center infuocato ed entusiasta per allungare la serie, cercando di installare dei bug nel software perfetto costruito da D’Antoni. Sognare non costa nulla. Per scommettere sul 4-1 dei Rockets invece ci vogliono almeno due euro.

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