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Alex Caruso su The Last Dance: “Jordan è come una droga”

Alex Caruso, campione delle scorse Finals NBA con i Lakers, ha parlato con JJ Redick di The Last Dance, il documentario sui Bulls di Michael Jordan

alex caruso

Fin dall’uscita nello scorso aprile, molti atleti NBA e non solo hanno parlato con ammirazione di The Last Dance, il documentario su Michael Jordan e i Bulls del ’98. Molti dei giocatori che possiamo vedere oggi sul parquet sono stati ispirati dalle imprese di quella squadra, tra cui anche Alex Caruso. Caruso ha amesso non solo di aver rivisto la serie per motivarsi, ma ha anche fatto un paragone molto interessante e particolare.

In un’intervista con JJ Redick, guardia dei New Orleans Pelicans e autore di un proprio podcast, “The Old Man and The Three Podcast” Caruso ha parlato di diversi argomenti: della vittoria del suo primo titolo NBA, di cosa ha imparato giocando insieme a una leggenda come LeBron James, e del suo viaggio dal non essere scelto al Draft del 2017 a essere un giocatore chiave in una squadra vincente. Quando ha parlato di The Last Dance, Caruso ha paragonato il documentario a una droga:

“È come una droga, non ne hai mai abbastanza. L’ho rivisto diverse volte, e ogni volta era bellissimo vederli festeggiare. Vedere alzare il banner che certifica la loro vittoria. I coriandoli ai festeggiamenti. Ogni volta avevo una scossa di adrenalina, e mi dicevo: ‘Voglio sentire quello che si prova quando si vince’. Prima dell’inizio delle Finals mi sono rivisto The Last Dance un’altra volta ancora. Volevo avere quel ricordo ancora chiaro per essere ancora più motivato. Anche se abbiamo dominato gara 6, finché la sirena non ha suonato per l’ultima volta decretando la fine della partita, non ho provato quella fantastica sensazione”

Nelle 6 partite delle Finals, Caruso ha viaggiato a 6.3 punti, 2.5 rimbalzi e 2.3 assist di media a partita, tirando con il 43.3% dal campo e il 37.5% dall’arco dei tre punti. Ma il suo aiuto fondamentale è stato anche nella metà campo difensiva, aiutando i Lakers a portare a casa il primo titolo in dieci anni.

 

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