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NBA, quali squadre possono festeggiare il Giorno del Ringraziamento?

Le squadre NBA festeggiano il Giorno del Ringraziamento. Vediamo quali possono definirsi maggiormente soddisfatte di questo inizio di stagione e del 2019 in generale.

ringraziamento

Nel lontano 1620, i padri pellegrini abbandonarono l’Inghilterra e approdarono sulle coste americane per iniziare una nuova vita. Il loro primo anno fu però tragico: le difficoltà nel riuscire a coltivare gli ortaggi europei impedì di avere cibo a sufficienza, causando la morte di metà di loro.

In soccorso andarono però i nativi americani, che fecero conoscere ai nuovi arrivati il grano e il tacchino. Grazie ai preziosi consigli degli indigeni, il 1621 fu un anno proficuo e i pellegrini decisero di festeggiare l’abbondanza di cibo con un banchetto. Nasceva il Giorno del Ringraziamento.

Oramai divenuta tradizione, il 28 novembre è un momento irrinunciabile per ogni americano: si mangia tacchino, torta di zucca e pannocchie e si festeggia l’anno che è stato. Anche le franchigie NBA rispettano la tradizione ma chi è, dopo due mesi di regular season, che può sedersi a tavola veramente soddisfatto?

Il primo posto va di diritto ai Toronto Raptors. Sì, è vero, in Canada festeggiano il loro ringraziamento i primi di ottobre ma nella nostra speciale classifica non potevamo escluderli.  Anche perché i tifosi canadesi possono brindare alla stagione passata ma anche al presente e al futuro. A giugno infatti è arrivato il titolo, primo nella storia della franchigia, che giustificherebbe già di per sé il tacchino. Ma anche la stagione appena iniziata si sta rivelando ricca di soddisfazioni.

Molti avevano dato per scontato che la partenza di Leonard avrebbe determinato un crollo della squadra canadese: la verità è che la trade con gli Spurs non ha solo portato un campione assoluto che  ha contribuito in maniera fondamentale alla conquista del titolo, ma ha permesso di liberarsi di un giocatore accentratore come DeRozan. Ora che hanno salutato anche Leonard, i Raptors sono privi di un volto franchigia e che questo ha permesso loro di diventare una squadra, nel senso più puro del termine.

Senza una stella (Siakam ancora non possiamo definirlo tale?) i Raptors fanno della coralità e dell’impegno di tutti le chiavi del successo. Nessun giocatore è chiamato al compitino o a limitarsi ma tutti sono responsabilizzati. La squadra è quarta per defensive ratings e terza per offensive ratings, nonostante non ha nessun giocatore nelle statistiche individuali di difesa e solo Siakam, nono, in quelle di attacco. Insomma dove non arriva il singolo, arriva il gruppo.

Al secondo posto mettiamo non una franchigia, ma un’intera città. Los Angeles. Gli abitanti della città degli Angeli infatti possono mangiare il tacchino indipendentemente dalla squadra per cui tifano. I Clippers e i Lakers sono state le regine del mercato estivo, riuscendo a costruire due corazzate tra le più forti degli ultimi anni. Entrambe costruite attorno a due coppie di campioni, le squadre possono anche contare su un supporting cast di altissimo livello.

Prime e terze nella Western Conference, i Lakers hanno la striscia di vittorie più lunga della Lega assieme ai Bucks, mentre i Clippers hanno praticamente smesso di perdere da quando è tornato George. L’Ovest è cosa loro.

Terza posizione con sorpresa. Nonostante i sorrisoni si sprecano dalle parti di Dallas in Texas, chi quest’anno si gode davvero il tacchino sono i Miami Heat. Quando hai la 19° chiamata del draft, quando dopo aver scambiato Whiteside firmi Butler, i play-off rimangono un obiettivo in linea con il livello della franchigia.

Poi però al Draft chiami Tyler Herro e firmi un giovane di 24 anni di nome Kendrick Nunn. E i due rookie diventano due dei tre pretendenti al titolo di rookie dell’anno,  mantenendo entrambi una media superiore ai 14 punti a partita.

Allora l’obbiettivo play-off non diventa solo accessibile, ma ti puoi sedere a tavola il Giorno del Ringraziamento volando con la fantasia. Quarti nella Eastern Conference, terzi nella Lega per PIE di squadra, sono ancora imbattuti in casa. I Miami Heat sono la vera rivelazione di questo inizio di stagione e la sensazione è che se riusciranno a concludere una trade che gli assicuri un campione, avranno tutte le carte in regola per fare la voce grossa a Est. Sempre che Butler non litighi di nuovo con tutti.

 

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