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Ettore Messina e la sua esperienza in NBA: “Ho fatto fatica a lasciare San Antonio”

Il neo coach dell’Olimpia Milano ha parlato della sua esperienza in NBA tra le fila dei San Antonio Spurs

ettore messina

Nella giornata di oggi è stato presentato Ettore Messina come nuovo allenatore e President of Basketball Operation dell’Olimpia Milano. L’ex assistant coach di Gregg Popovich a San Antonio, tra le altre numerose domande, ha chiarito perché ha deciso di lasciare l’NBA, con la prospettiva di poter diventare un giorno capo-allenatore, per tornare nel Belpaese:

“Quando ho deciso di andare a fare l’assistente di coach Pop, avevo voglia di lavorare con determinate persone come lui & Manu (Ginobili, ndr), perché li ho sempre visti come un organizzazione davvero qualitativa. Poi da lì si è alimentata l’idea che avessi potuto esserne l’erede e poter finire su una panchina NBA. Ci sono andato vicino parlando con alcune squadre, ma non ci sono arrivato purtroppo, è chiaro che è un piccolo dispiacere. Non ho problemi a dirti che se la proposta fosse stata solo di allenare qui, non avrei accettato. Ma dal momento in cui mi hanno dato la possibilità anche di scegliere le persone, allora mi sono convinto. Poi vorrei chiarire una cosa: dopo aver scelto le persone, poi io mi occuperò solo di allenare. Un po’ come fa coach Popovich: lui allena e R.C. Buford fa il resto, con Pop che ha sostanzialmente l’ultima parola su tutto.”

Poi su cosa gli ha lasciato l’esperienza agli Spurs e con Pop, Ettore si lascia andare a belle parole:

“Gli Spurs sono la migliore organizzazione sportiva al mondo e da molto tempo perché le persone che sono lì cercano sempre di portare avanti valori importanti come il rispetto, la disponibilità a prendersi le proprie responsabilità, l’altruismo. Quando dico rispetto, intendo rispetto per il Presidente al magazziniere. Io ho visto e imparato questo. L’ho vissuto in prima persona. Ho visto lo stesso rispetto da Tim Duncan al ragazzo del video-room. Un altro concetto abbastanza importante: più bravo sei e più responsabilità ti danno. Sono andato lì perché nel mio immaginario di vita quella era l’organizzazione perfetta. Vorrei però chiarire una cosa: non era però nemmeno il ‘mondo dei Puffi’, ogni tanto ci si arrabbiava, ma poi si tornava sempre a parlare con grande rispetto. Sono cose che hanno arricchito me e la mia famiglia. È stato un momento di crescita enorme. Mi è costato abbandonare gli Spurs, perché potevo stare comunque lì a fare quello che stavo facendo, ma se sono qui è perché vorrei importare quella stessa mentalità e rispetto all’interno dell’Olimpia.”

Poi un’analisi su che campionato italiano ritrova dopo 5 anni nella Lega:

“Trovo un campionato italiano un pochino più preparato rispetto a 5 anni fa. L’Eurolega invece è sempre molto competitiva, anche se perde pezzi e star che vanno verso la NBA. In ogni caso rimane un torneo di prestigio con un’organizzazione all’avanguardia. Il paese, come in Europa, sta affrontando temi importanti, ma questo è il mio paese, ho affetti importanti qui. Sono qui per provare a migliorare, nel mio piccolo, il mio settore. Come gestirò il fitto calendario tra Eurolega e campionato? Quando ero a San Antonio abbiamo ricevuto un sacco di visite per studiare le nostre tipologie di allenamento per prepare il tutto come in NBA e sopportare carichi eccessivi. Cercherò un approccio per capire come poterci avvicinare a quel mondo e importarlo qui.”

In ultimo, una battuta sulla comparazione tra il suo arrivo all’Olimpia e Conte all’Inter:

“Io l’Antonio Conte del basket? No, io sono milanista”

 

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