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Road to NBA Draft 2019: prospetti al di là dei numeri

Conclusa la lotteria, il Draft può riservare sempre diverse sorprese, qui alcune delle storie dei tanti giocatori meno noti che potremmo ritrovare tra il primo e il secondo giro

Per il secondo anno consecutivo, conclusa la carrellata dei giocatori che potrebbero finire al primo giro, chiudiamo questo capitolo dedicato al Draft che si terrà il 21 giugno a Brooklyn parlando di quei giocatori che si giocheranno presumibilmente il loro futuro NBA con una chiamata al secondo giro. Alcuni vengono da lontano, geograficamente e come background alcune storie si intrecciano o avrebbero potuto intrecciarsi, ma l’importante per questi giocatori è potersi vedere con il cappellino della propria squadra sul palco del Barclays Center.

 

I campioni in carica di Virginia

Ty Jerome

Dopo la cocente eliminazione al primo turno della scorsa stagione, in cui i Cavaliers erano entrati nel libro dei record dalla parte sbagliata della storia (essendo la prima testa di serie #1 ad essere sconfitta dalla #16), la squadra di Tony Bennett è tornata alla carica in questa stagione riuscendo nell’impresa di conquistare il titolo NCAA. Se a vincere il premio di miglior giocatore delle Final Four è stato Kyle Guy,  autore di 24 punti in finale e delle giocate decisive nella rimonta contro Auburn , il miglior giocatore in generale del torneo NCAA di Virginia è stato senza ombra di dubbio Ty Jerome.

Durante la March Madness il prodotto della Iona Preparatory School ha chiuso con 16.5 punti di media, 5.2 rimbalzi e 6 assist di media, il tutto tirando anche con il 40% da tre punti. Dal punto di vista offensivo al nativo di New Rochelle non manca davvero nulla: ottimo tiro da tre punti e dal mid range, con i suoi 196 cm che gli permettono di rilasciare la palla ad un’altezza piuttosto interessante anche in ottica NBA. Anche come shoot creator il giocatore dei Cavaliers è molto migliorato, e quando attacca con la mano sinistra in palleggio arresto e tiro le sue percentuali sono altissime.

Inoltre con la palla in mano Jerome è abilissimo a trovare i propri compagni sia sul pick and roll sia attaccando e trovando scarichi sotto il canestro, sopra il ferro (Diakitè ringrazia) e sul perimetro per Hunter e Guy.

Si tratta sicuramente di un giocatore cerebrale, in grado di gestire al meglio il pallone anche nei momenti più complicati e sotto pressione, abile a capire i momenti della partita e il ritmo da dare alla propria squadra. Nell’ultima stagione infine è molto migliorato anche nelle conclusioni al ferro, sfruttando la sua abilita di riuscire a concludere con la mano destra in qualsiasi modo

Da verificare al piano superiore è sicuramente la sua fisicità e il suo atletismo: al di là dei cm, Jerome non dispone di mezzi fisici straordinari, neanche di un wingspan nella media (appena 190 cm). Per questo motivo dovrà lavorare su di esso ed abituarsi a pagare in NBA, sia in attacco che in difesa (dove rimane un ottimo ladro di palloni) . Un paragone da questo punto di vista è con un giocatore passato dalle parti di Charlottesville e cioè Malcolm Brogdon, che può ricordare il suo compagno di ateneo per mezzi fisici nella media a cui sopperisce grazie ad un controllo del corpo e della partita di primissimo livello.

Il giocatore in questo momento viene dato verso le fine del primo giro, ma come sappiamo in quella zona del Draft, poi, negli ultimi minuti può succedere di tutto.

 

Kyle Guy

I “Gemelli Diversi” li si potrebbe chiamare, Kyle Guy e Ty Jerome. Insieme a Virginia dal 2016, come uniti sul campo da un filo invisibile hanno fatto la fortuna per la squadra di Tony Bennett. Il prodotto della Lawrence Central High School è stato il miglior realizzatore dei Cavaliers, con 15.4 punti di media, 4.5 rimbalzi, il 43% da tre punti vincendo infine come detto il premio di miglior giocatore alle Final Four.

Un tiratore eccezionale che si esalta ancora di più nei momenti decisivi della partite importanti.

Dopo pochi secondi anche un 3/3 dalla lunetta per chiudere la partita

Diversamente dal suo compagno di squadra, Guy è meno trattatore della palla e più realizzatore, sopratutto da oltre l’arco, con 7.2 triple tentate a partita (mortifero dagli angoli). La meccanica di tiro del giocatore è piuttosto in elevazione è questo potrebbe aiutarlo in NBA a sopperire ai soli 188 cm di altezza, troppo pochi per giocare al piano di sotto in posizione di guardia. Per questo motivo gli verrà chiesto una maggiore minutaglie nel ruolo di point guard, ruolo che può comunque ricoprire grazie ad una visione di gioco e un efficienza sul pick and roll che comunque è migliorata nelle ultime stagioni.

Come Jerome, educato dall’ottimo sistema difensivo di Virginia, anche Guy è un buon difensore di sistema, ma la differenza fisica con i pari ruolo NBA, ma anche solo quelli presenti in questo Draft, si farà sentire nelle prossime stagione, ed è uno dei motivi per cui il nativo di Indianapolis si aggira nelle previsioni intorno alla prima metà del secondo giro.

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