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NBA, Don Siakam: un mancato prete che giocava a calcio

La parabola del 43 dei Raptors tutto sembrava meno che una parabola cestistica.

siakam

Pascal Siakam è sicuramente l’uomo del momento nella NBA. Il ragazzo camerunense, artefice di un periodo davvero incredibile della sua carriera, ha vissuto una vita unica nel suo genere.

Il piccolo Pascal nasce a Douala in Camerun il 2 Aprile 1994 ed il padre Tchamo ha le idee chiare sul futuro dell’ultimo figlio maschio della famiglia: Pascal farà il prete. Fu così che l’adolescente Siakam venne mandato al seminario cattolico. Qui la sveglia delle 5.30 e il rigore eccessivo non entusiasmavano il ragazzo che, come tutti i giovani di quell’età, desiderava fare altro.

Ma a 15 anni, il giovane Pascal, era già più alto di tutti i chierichetti della parrocchia. Proprio in quel periodo avvenne la svolta: Siakam partecipò ad un camp tenuto in Africa dai giocatori NBA Luc Mbah a Moute e Serge Ibaka.

Nonostante, prima di quel giorno, i suoi unici dribbling erano stati quelli con un pallone da calcio nei campetti del paese natale cercando di emulare il suo idolo Samuel Eto’o, Siakam si fece notare subito ottenendo così l’opportunità di andare in America e seguire la strada che già avevano intrapreso i tre fratelli maggiori.

Così la madre preannunciava al figlio Christian che il fratellino ben presto lo avrebbe raggiunto negli USA:

“Ormai è più alto di te, dovrebbe giocare a basket. Verrà in Texas presto.”

E quello fu infatti il destino di Pascal, che giunto in Texas alla God’s Academy, dovette adattarsi allo stile di vita americano ben diverso da quello a cui era abituato e soprattutto imparare l’inglese.

Ben presto finì al college in New Mexico, stupendo tutti per la caparbietà e la voglia nell’apprendere in qualsiasi campo:

“Non solo cercava di imparare nel basket, ma voleva conoscere dell’America, della storia e della vita in generale”

Queste le parole del suo ex coach al college.

Dopo poco tempo però dall’approdo in Nord America, ci fu un evento che segnò per sempre la vita di Pascal: il padre Tchamo, sindaco del paese, morì in un incidente stradale.

Questo profondo dolore però venne usato come spinta propulsiva per realizzare il sogno della sua vita. La Summer League prima e la chiamata al Draft con la 27esima scelta poi, furono il presagio di quella che sarebbe stata la carriera di Siakam.

L’NBA non era più un sogno da ragazzino, era ormai diventata realtà. E se Pascal è oggi il maggior candidato al premio Most Improved Player il motivo è da ricercarsi nella continua voglia di migliorare.

“Penso sempre che sono in ritardo, che ho bisogno di migliorare. Che posso e devo fare meglio.”

Ammette Siakam, da vero perfezionista.

L’aneddoto che racconta il fratello maggiore Christian ne è la più grande dimostrazione:

“Durante la pausa dell’All Star Game di qualche anno fa, eravamo in Messico a Playa del Carmen. Eravamo io, Pascal e Poltl. Dopo aver passato la giornata al mare, abbiamo preso l’aereo e siamo tornati a Toronto all’una di notte. Abbiamo posato i bagagli e dopo mezz’ora Pascal era in palestra. Non si è mosso da lì sino alle 6 di mattina. Fu incredibile, era l’alba e continuavo a dirgli: andiamo via sono le 5.30.”

E se Siakam preferiva continuare a sudare in palestra ad un orario abbastanza insolito, dopo una giornata passata dall’altra parte del continente, doveva pur esserci un motivo: la determinazione è stata la chiave dei suoi successi.

I 32 punti di Gara 1 ne sono la prova. Un ragazzo che, fino a dieci anni fa, era destinato a diventare un prete un po’ “troppo alto” e non aveva la benchè minima idea di cosa fosse il basket.

 

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