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Adidas Playground Milano League: intervista a Danilo Gallinari

Ieri a “The Minals”, giornata conclusiva dell’Adidas Playground Milano League, abbiamo avuto la fortuna di intervistare la stella dei Los Angeles Clippers Danilo Gallinari

Siamo stati a THE MINALS, l’evento finale dell’Adidas Playground Milano League, dove decine e decine di ragazzi si sono cimentati nelle fasi finali del torneo di Basket 3v3 organizzato da Scuola Basket Sound. Una giornata ricca di eventi e attività, dove abbiamo avuto la fortuna di poter incontrare Danilo Gallinari.

Parco La Spezia, viale Famagosta, Milano.

È questa la sede della giornata finale dell’Adidas Playground Milano League, l’evento che ha animato il capoluogo lombardo in queste prime settimane estive. Il programma della giornata è ricco di musica, attività e, soprattutto, pallacanestro.

Sin dal mattino i ragazzi e le ragazze si sono sfidati per le ultime fasi del torneo in un palcoscenico molto suggestivo: un campetto in mezzo al parco coperto da una struttura donata da Coca Cola al comune di Milano dopo l’EXPO. Di fianco, un altro campetto dove giocare liberamente e un terzo, più piccolo, dove alcuni hanno potuto partecipare a un simil-skills challenge, con, alla fine del percorso, una tripla in faccia a un cartonato di Danilo Gallinari.
Proprio il Gallo, stavolta in carne e ossa, è stato la star dell’evento, con cui alcuni hanno avuto la possibilità di cimentarsi nelle classiche gare di tiro da campetto. Da segnalare anche l’incontro con gli atleti della Briantea84, squadra di basket in carrozzina giunta ancora una volta alle Final Four di Champions League.

(Via PlaygroundMilanoLeague.com)

Filo conduttore della giornata (oltre al caldo) è stato il playground, il campetto, dove molti giocatori professionisti hanno mosso i primi passi. E anche di questo abbiamo parlato con il Gallo.

(Via PlaygroundMilanoLeague.com)

Come ti trovi ai Clippers e, in generale, come si vive a Los Angeles?

Mi trovo molto bene. La squadra è una squadra molto forte e con un proprietario che vuole vincere, quindi sicuramente ci sono obiettivi importanti. Per quanto riguarda L.A., è una città bellissima. Si sta bene, c’è sempre bel tempo ed è una città che dà tante opportunità anche al di fuori della pallacanestro. Giocare in uno Staples Center sempre pieno, poi, è davvero bello. Città super.

Quali sono i tuoi obiettivi per la prossima stagione?

L’obiettivo è quello di arrivare ai Playoff. Poi ai Playoff può succedere veramente di tutto e cercare di mettere il bastone tra le ruote a qualcuna delle squadre più forti sarebbe bello.

Come vivete voi giocatori il divario sempre più netto tra Eastern e Western Conference?

Per noi a Ovest, è “meglio”. Nel senso che alla fine riusciamo a difendere un record buono. Sicuramente quando in tutti questi anni ho giocato a Ovest e a volte non ho fatto i Playoff, spostando quel record lì a Est li avrei fatti. Dipende. Ora c’è un Ovest che dopo l’arrivo di LeBron diventa ancora più tosto.

Visto il contesto in cui ci troviamo, tu hai detto di aver iniziato a giocare proprio nei playground. Come hanno influenzato il tuo gioco queste esperienze passate?

Hanno influenzato tantissimo perché il talento e l’istinto di un giocatore secondo me nascono proprio al campetto. Oltre che poi, chiaramente, al lavoro in palestra, ripeto, l’istinto e le cose che vengono fuori nei momenti di difficoltà dove serve talento sono nate qua.

Abbiamo visto che sei appena tornato da un viaggio in Vietnam. Come vivono il basket lì? Che rapporto hanno con questo sport?

È un Paese che sta crescendo tantissimo. Lì la pallacanestro non è ancora il primo sport, ma secondo me tra 5/6 anni lo diventerà. C’è una crescita incredibile; è un Paese sempre più “baskettaro”.

Come ti inserisci, come ti trovi nella cosiddetta “small ball”?

La verità è che io sono entrato in NBA con Mike (D’Antoni) che già giocava questo tipo di pallacanestro, con coach George Karl che già giocava questo tipo di pallacanestro, quindi erano un po’ i precursori, i “pionieri” di questo modo di giocare, in cui io mi trovo molto bene.

Nell’ambiente cestistico degli USA c’è un altro talento italiano che sta trovando il suo spazio: Cecilia Zandalasini. La segui?

Sìsì, la sto seguendo e sta facendo molto bene. È bello che si sia integrata subito in un sistema diverso, anche in un tipo di gioco davvero diverso. Quindi, molto brava.

 

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