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Road to Draft 2018: Kevin Knox

Knox – combo-forward ex Kentucky Wildcats – è un ottimo esempio di tweener moderno: esplosivo, forte fisicamente e in grado di giocare con profitto vicino e lontano da canestro

Knox

Squadra: Kentucky (Freshman)

Ruolo: Ala Piccola/Ala Grande

2017-18 Stats per game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
15.6 5.4 4.5 0.9 1.4 0.8 0.3 44.5 34.1 77.4

2017-18 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
8.7 9.3 3.3 14.5 14.1 24.6 1.0 51.0 55.6

 

Se ai centri è richiesta la doppia dimensione fisicità da lungo-eclettismo da esterno; se le point guard devono saper sia segnare da 8 metri che sciamare a canestro con esplosività da purosangue, i veri jack of all trades della NBA contemporanea restano i cosiddetti tweener; e cioè i giocatori sospesi tra i due spot di ala, dotati di fisico e attitudine a rimbalzo da power forward e di dinamismo e mani educate da small forward. Il diciottenne – è nato l’11 agosto 1999 – Kevin Knox, prodotto di University of Kentucky, è incarnazione ai limiti del prototipico del tweener moderno: imponente ma longilineo; fulmineo in transizione ma efficace anche nell’attacco a metà campo; tosto sotto i tabelloni e con mano dalla distanza.

Punti di forza

Knox, come detto, ha il dinamismo di un’ala piccola e il corpo di un’ala grande. Il frame – misurato alla Draft Combine 2018 – è eccellente: 2.06 metri d’altezza (e non è detto che non cresca altri 2-3 centimetri, vista l’età) per 96 chili di peso; 2.12 metri di wingspan; 2.75 metri di standing reach; il 4.95% di grasso corporeo. Rilevazioni molto simili a quelle fatte registrare nel 2010 da Paul George e nel 2007 da Jeff Green, per dire (torneremo sull’accostamento con questi due giocatori nella sezione “upside”).

Il gioco dell’ex Kentucky è poliedrico: ha buona versatilità offensiva (51% da due, 34% da tre, 77% ai liberi), discreto fiuto per il rimbalzo (5.4 in 32.4 minuti a partita) e mani veloci (quasi 1 rubata a gara).

Tiro da tre? Check

Il core del toolset di Knox è l’atletismo: eccelle nello sprint in campo aperto, ha grande coordinazione in terzo tempo, vola con gli occhi all’altezza del ferro per chiudere gli alley-oop, ha fiuto per i tap in offensivi e infastidisce gli attaccanti avversari con un’insospettabile – vista la stazza – rapidità di piedi.

Knox al suo meglio: fuga in transizione e inchiodata

La componente tecnica, pure, è di buon livello: meccanica di tiro pulita ed efficacia anche dai 4-5 metri, discreta proprietà nel palleggio, fondamentali sopra la media in attacco e in difesa, soluzioni in post non entusiasmanti ma funzionali.

La mano in uscita dai blocchi è educata

Punti Deboli

Le incognite principali che impediscono a Knox di essere considerato un prospetto da altissima Lottery sono quasi tutte correlate alla giovane età. Diventerà un miglior creatore di gioco, o rimarrà il passatore poco affidabile che è ora (1.4 assist a partita al college, con 2.3 palle perse)? Riuscirà a spingere le sue discrete percentuali al tiro da tre più in alto e a diventare un tiratore di prima fascia NBA sugli scarichi? Crescerà effettivamente di qualche centimetro, padroneggiando ogni aspetto della pallacanestro dall’alto di una silhouette à la Antetokounmpo? Completerà il proprio arsenale difensivo, aggiungendo anche una dimensione da rim protector (0.3 stoppate a gara nel 2017-2018), o resterà un difensore solo “orizzontale”? Funzionerà, in marcatura, sia contro la forza bruta delle ali grandi NBA che contro gli sprint terribili delle ali piccole? Più in generale: riuscirà a portare a un nuovo livello la propria – al momento non scintillante – costanza di rendimento e il proprio feeling per il gioco, o rimarrà stazionario in una dimensione da tweener che sa fare un po’ di tutto ma che non eccelle in nulla?

Upside

Knox, come anticipato più su, potrebbe diventare – se tutto dovesse andare per il meglio – un Paul George meno letale dall’arco (PG ha avuto il 40% da tre nella stagione appena terminata) e meno completo in difesa (l’ex Indiana Pacers è tra i migliori specialisti dell’intera NBA), ma più potente vicino a canestro. Interessante anche l’accostamento col lanciatissimo Jayson Tatum: Knox ha una struttura fisica e un profilo tecnico – in prospettiva – non troppo dissimili da quelli della giovane star dei Celtics. La differenza principale risiede nella “pesantezza” dei due: Tatum sembra quasi fluttuare sul campo; Knox – pur essendo smooth – con un po’ di rifinitura fisica può diventare un mezzo carro armato.

I due profili di livello “intermedio” accostabili a Knox sono invece Tobias Harris e Otto Porter Jr.: con qualche chilo in più l’ex Kentucky potrebbe riprodurre il gioco offensivo di Harris in modo molto accurato; con un lavoro costante sull’applicazione difensiva e sui fondamentali potrebbe diventare un giocatore collante à la Porter Jr.. Il floor di Knox è in territorio Jeff Green: atleta di prima fascia privo di reali eccellenze tecniche, passato dall’essere considerato un top-prospect al vivere una carriera da sesto-settimo uomo incompiuto; ancora più in basso – in caso di totale arenamento del potenziale – la zona-Moe Harkless: tweener che non solo non è migliorato dall’ingresso nella lega, ma che per certi versi pare addirittura regredito.

Qui, a costo di bestemmiare, qualcosa del greco lungo lungo e veloce veloce c’è

Posizionamento al Draft

Knox è sùbito a ridosso dei prospettoni di primissima categoria del Draft 2018. Il talento più cristallino nello spot di ala piccola è Michael Porter Jr. che, pur se pick rischiosa a causa dell’infortunio alla schiena che ne ha condizionato la stagione 2017-2018, dovrebbe essere il primo scelto nel ruolo (tra la pick 5 e la 10). I due Bridges – Mikal e Miles – dovrebbero contendersi con Knox l’onore e l’onere di essere la seconda small forward chiamata, con Mikal Bridges che pare – anche e soprattutto per la maturità dimostrata nella cavalcata trionfale di Villanova – il più quotato dei tre (e quindi in zona pick 8-10). Knox – come anche Miles Bridges – potrebbe essere selezionato attorno alla metà del primo giro; gli accostamenti più suggestivi sono quelli con:

  • I Philadelphia 76ers (pick numero 10): a Philly manca un giocatore con l’all-around game di Knox, che si integrerebbe bene con il “tuttocampismo” di Ben Simmons, la forza bruta di Embiid e la tecnica di Saric. Preso così in alto, però, Knox potrebbe essere etichettato come scommessa azzardata.
  • I Los Angeles Clippers (pick numero 12 e 13): i Clips hanno due ottime scelte ravvicinate. Con una dovrebbero andare su una point guard (Sexton?), con l’altra su un’ala in grado di colmare almeno il parte il buco lasciato da Blake Griffin.
  • I Denver Nuggets (pick numero 14): Wilson Chandler ormai è l’ombra di sé stesso. Denver è tremendamente corta nel reparto ali.
  • I Milwaukee Bucks (pick numero 17): Knox sarebbe il sostituto naturale di Jabari Parker, probabile partente in estate; troverebbe una squadra tutta predicata sulla versatilità e sull’atletismo, cui potrebbe adattarsi senza patemi.

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