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Road to Draft 2018: Collin Sexton

La rubrica Road to Draft prosegue con un focus sull’esplosiva point guard in uscita da Alabama: Collin Sexton

Squadra: Alabama (Freshman)

Ruolo: Point guard

2017-2018 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts
FG%
Ft%
19.2 3.8 2.7 1.0 3.6 0.8 0.1 44.7 33.6 77.8

2017-2018 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
27.8 7.0 4.1 9.8 14.2 32.9 0.3 49.8 56.7

 

Fattosi notare nel corso dell’ultima stagione NCAA come una delle migliori point guard del panorama collegiale, Collin Sexton si candida a diventare un assoluto protagonista del prossimo Draft NBA. Dopo una annata vissuta nel segno della costanza sia offensiva che difensiva, il suo percorso e quello dei suoi compagni della Alabama University si è dovuto interrompere al secondo turno dell’East Regional dell’NCAA Tournament, contro i ben più quotati (e futuri vincitori) Villanova Wildcats. Nonostante le enormi difficoltà di squadra nel contenere le scorribande dei ragazzi di coach Jay Wright, Sexton è emerso come il migliori dei suoi (una volta di più), salutando il mondo collegiale con una prestazione da 17 punti, 4 rimbalzi e 3 assist (tirando con 7/14 dal campo). Le premesse sono ottime. Ora sta a lui dimostrare di poter replicare prestazioni di questo tipo (magari anche di livello superiore) anche al piano di sopra.

 

Punti forti 

Non si può non partire da quella che è la maggiore delle sue qualità: la capacità di percorrere il parquet in situazioni di transizione con una rapidità ed esplosività impressionanti. Ospite in una recente puntata di “Area 21” (show televisivo ideato e condotto da Kevin Garnett), il suo coach Avery Johnson ha dichiarato di non aver mai visto un giocatore così veloce, con la palla tra le mani, su un campo da basket. Un’investitura niente male, considerando la carriera NBA di tutto rispetto del suo mentore collegiale.

Sexton ha dimostrato di saper sfruttare il suo atletismo anche contro la difesa schierata, battendo facilmente il suo difensore grazie ad un primo passo fulminante e concludendo efficacemente in area. Depone ulteriormente in suo favore la sua rara capacità di inventarsi conclusioni acrobatiche al ferro (con entrambe le mani), anche contro avversari ben più grossi di lui.

Potenza, controllo, capacità di concludere creativamente evitando l’aiuto di uno stoppatore d’élite come Robert Williams III. Non una brutta maniera per siglare un game winner

Come si è già potuto intuire, la timidezza non appartiene di sicuro al suo bagaglio caratteriale. Quando ne ha la possibilità, infatti, tende ad andare a schiacciare con ferocia, con la chiara intenzione di imporsi psicologicamente sugli avversari. A livello di passing skills, nonostante delle cifre non esaltanti, è sembrato avere degli istinti molto interessanti e, soprattutto, perfettamente aderenti agli standard richiesti dai coaching staff della NBA attuale. In particolare, gli scout avranno di sicuro apprezzato la sua capacità di penetrare con decisione palleggiando con ambo le mani, con l’intento di far collassare la difesa avversaria a protezione dell’area e liberare spazio per i tiratori sul perimetro, serviti prontamente con dei “siluri lebroniani”.

Un chiaro esempio tratto dal Nike Hoop Summit del 2017

In situazioni di campo aperto, poi, ha già avuto modo di dimostrarsi parecchio creativo e sempre attento a cercare il compagno meglio posizionato. Difensivamente, parliamo di un “velociraptor” dall’apertura alare di 201 cm, alto 190 cm, capace di scivolare davanti al portatore di palla avversario in maniera impeccabile. A questo proposito, la sua tenacia ed il suo sconfinato spirito competitivo non possono che venirgli utili. Anche per quanto riguarda la difesa off-the-ball, sembra essere un giocatore costruito (mentalmente e fisicamente) per competere ad alti livelli in un contesto NBA.

 

Punti deboli

Tra le sue pecche, emerge la sua scarsa propensione per il tiro da tre punti. Nell’arco della stagione NCAA è capitato di vederlo rinunciare a tiri da oltre l’arco apertissimi, forzandone altri dalla media distanza (convertiti comunque con discrete percentuali). Probabilmente a causa della sua natura caratteriale, non sempre ha saputo gestire alla perfezione i ritmi e le spaziature del suo attacco, forzando conclusioni nei primi secondi dell’azione e ignorando compagni ben posizionati. Tali forzature si sono manifestate in primis con dei lay-up scriteriati nell’area avversaria o con l’eccessiva ricerca di una conclusione in proprio dal mid-range (con l’uomo addosso), da cui sono derivate sanguinose palle perse ed insidiose transizioni avversarie. Migliorare il proprio decision making e la gestione della palla nel traffico, costituirà di sicuro un passaggio decisivo nel prosieguo della sua carriera.

Così non va, Collin!

Anche nella metà campo difensiva il lavoro da fare è molto, per il talento in uscita da Alabama. A dispetto di una difesa on ball abbastanza solida, Sexton non si è sempre dimostrato impeccabile nei closeout, regalando all’avversario di turno una corsia preferenziale verso la propria area. Tale difetto nasce dalla sua eccessiva foga e dalla volontà di voler fare tutto il più velocemente possibile, dimenticandosi, a volte, di sintonizzare il proprio cervello con i movimenti corporei. Da quest’ultima problematica, derivano anche delle disattenzioni quando si tratta di difendere sull’uomo lontano dalla palla. Quando si è trovato a dover marcare dei tiratori abili nel fondamentale dell’uscita dai blocchi, ha mostrato delle gravi lacune in termini di attenzione e QI difensivo.

Disattenzioni come queste in NBA equivalgono a tre punti AUTOMATICI.
Ci sono giocatori che si sono rovinati un’intera carriera a causa di colossali dormite difensive

 

Upside

Un aspetto del gioco dal quale dipenderanno gran parte delle fortune del Sexton versione NBA è il pick-and-roll. Tenendo sempre a mente che si sta parlando di un classe 1999, c’è da dire che, spesso, in quelle situazioni di gioco le sue letture sono sembrate davvero troppo banali e scolastiche. Una co-causa potrebbe essere quella di una insufficiente fiducia nel suo ball handling, dalla quale talvolta sono derivate azioni poco fluide e passaggi forzati al rollante. Migliorando tale fondamentale, potrebbe davvero dare una svolta decisiva alla sua carriera, al momento troppo ancorata ai suoi istinti e al suo atletismo debordante.

Dopo un timido tentativo di battere l’uomo con la mano sinistra, cade nella trappola preparata ad hoc dalla difesa, giocando un pick-n-roll scolastico contro tre difensori ben posizionati

Altro miglioramento necessario, al fine di poter ambire ad una carriera NBA di alto livello, è legato al suo tiro da oltre l’arco. Potrebbero giocare a suo favore una meccanica comunque discreta e delle percentuali dalla lunetta sempre dignitose. Il lavoro dev’essere fatto soprattutto a livello mentale e caratteriale, a livello di disciplina e di controllo della propria emotività. Se mai dovesse riuscire a limare tali imperfezioni, Sexton potrebbe davvero decollare verso un roseo futuro professionistico.

Avviso ai futuri avversari NBA: tempismo e pulizia del movimento non sono affatto male, io tenderei comunque a non lasciarlo solo da oltre l’arco.

 

Draft Projection

Al momento le proiezioni parlano di una possibile chiamata da parte dei New York Knicks, detentori della scelta numero 9. Di fianco ad un’altra giovane e talentuosa guardia come Frank Ntilikina, potrebbe andare a formare uno dei più intriganti backcourt della Lega, in una piazza, come quella newyorkese, che storicamente si affeziona agli atleti afroamericani dotati di genio e sregolatezza. Le premesse di un eventuale matrimonio tra Sexton e la franchigia del neo allenatore David Fizdale, sembrerebbero essere più che positive. Non ci resta che metterci comodi e attendere il giorno fatidico. Il 22 giugno è dietro l’angolo.

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