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Road to Draft 2018: Marvin Bagley III

Tra gli alti e bassi avuti dai Duke Blue Devils per tutta la stagione, il lungo da Phoenix è stato sicuramente uno dei più continui, almeno dal punto di vista statistico

Squadra: Duke (Freshman)

Ruolo: Power Forward/Center

2017-18 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% FT%
21 11.1 7.1 3 1.5 1.5 0.9 61.4 39.7 62.7

2017-18 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
8.8 17.9 13.8 21.5 12.2 26.3 2.6 64 64.3

 

Quando sulla maglia hai scritto Duke Blue Devils e non arrivi almeno alle Final Four del Torneo NCAA, la stagione non può sicuramente essere definita positiva. I ragazzi di Coach K, eliminati alle Elite 8 dai Kansas Jayhawks di Bill Self, hanno sicuramente pagato l’inesperienza contro una squadra molto esperta, in quanto, per il secondo anno consecutivo, il quintetto era composto per 4/5 da freshman già proiettati al Draft 2018 (sarà lo stesso la prossima stagione).

Tra questi one-and-done players sicuramente il più promettente era Marvin Bagley III. Il lungo di Duke è stato il migliore tra i suoi per continuità di rendimento e cifre espresse per tutto l’arco della stagione, registrando anche prestazioni da record, come una partita da 32 punti e 21 rimbalzi (prima di lui solo Durant e Beasley negli ultimi 20 anni). Le prestazioni dominanti gli sono valse il titolo di miglior giocatore dell’ACC e l’inserimento nel primo quintetto della stagione. 

 

Punti di forza

L’atletismo è la prima qualità che salta all’occhio di questo giocatore. Da questo punto di vista è probabilmente il più dominante tra i lunghi in questo Draft del 2018. La maggior parte delle sue conclusioni dentro l’area finiscono con una conclusione sopra il ferro e questo spiega la percentuale così alta (64.7% da 2 punti); ma la caratteristica spaventosa del nativo di Phoenix è la velocità con cui va in verticale riuscendo magari a correggere con una schiacciata, un tiro da lui sbagliato mezzo secondo prima (spiegati anche così i 3 rimbalzi offensivi a partita).

Problemi a prendere l’ascensore non ce ne sono.

Si tratta del prototipo di lungo moderno, in grado di giocare su entrambe le posizioni, sia dentro l’area che oltre l’arco: non disdegna infatti prendersi conclusioni da tre punti (39.7% su quasi due conclusioni a partita) ed è in grado di partire in palleggio concludendo con la sua amata mano mancina.

Corre benissimo per il campo in transizione, dentro l’area sa come muoversi senza il pallone occupando molto spesso la posizione giusta per ricevere uno scarico e concludere a due mani sopra il ferro. Inoltre non ha paura di prendersi le responsabilità e in più di un occasione ha saputo prendersi la squadra sulle spalle con la sua energia e la sua capacità di dare possessi in più alla fase offensiva.

Punti deboli

Nonostante sia uno dei migliori prospetti della nazione, Marvin Bagley ha ancora tantissimi margini di miglioramento e diversi aspetti del suo gioco da affinare.

Come spesso accade a diversi giocatori mancini deve assolutamente sviluppare e migliorare l’uso della sua mano destra, con cui fa davvero molta fatica ad essere pericoloso. Questa sua debolezza lo porta spesso ad essere prevedibile nei movimenti fronte e spalle a canestro, o goffo nei casi in cui dovrebbe concludere con la mano debole. Questo aiuta enormemente i difensori che riescono ad anticipare le sue intenzioni.

Macchinoso e prevedibile, sul post basso c’è sicuramente da migliorare.

Il gioco in post basso, anche per questa ragione, è nettamente migliorabile, sia nei movimenti, ancora molto scolastici (quasi sempre conclude con un semi gancio sinistro), sia nella forza che ci mette. Molto spesso con la palla spalle a canestro fa ancora fatica a conquistare posizione in avvicinamento a canestro.

Se su questi aspetti si può lavorare in palestra per migliorare giorno dopo giorno, c’è una parte del gioco che è frutto solo della volontà e dell’applicazione personale, la difesa. Il giocatore è stato criticato fin dalla prima settimana di college basket per questa carenza, e la sua difficoltà, insieme a quella di tutta la squadra, ha costretto Mike Krzyzewski ad impostare una difesa a zona per il resto della stagione. In questa metà campo Marvin Bagley III fa acqua da tutte le parti, sia quando c’è da difendere in 1vs1 sia quando c’è da proteggere il ferro in aiuto. 0.9 Stoppate e 2.6 di Blk% per un giocatore di questo genere sono davvero numeri mediocri, sintomo di un posizionamento raramente corretto e di un’applicazione che spesso lascia a desiderare.

Difesa?

Upside

Come detto c’è tantissimo potenziale su cui lavorare, ma altrettanti punti deboli da limare se vorrà davvero essere un fattore in NBA. Importante sarà verificare il suo sviluppo fisico e in quale ruolo verrà prevalentemente utilizzato. Inoltre fondamentale per le sue caratteristiche in quale sistema di gioco andrà a finire: sicuramente è un giocatore dinamico, a cui piace correre ed occupare gli spazi in transizione, quindi potrebbe dare il meglio in una squadra che gioca con un Pace piuttosto alto. (Sacramento ultima, Memphis terzultima e Dallas quartultima).

L’atletismo e la capacità di farsi trovare sempre nel posto giusto ricordano quelli del migliore Amar’e Stoudemire che violentava i ferri ai tempi dei Phoenix Suns di Mike D’Antoni. L’augurio per Bagley è di trovare nella sua carriera poi un compagno che gli passi la palla come faceva Steve Nash al suo centro. Rispetto all’ex giocatore dei New York Knicks, Marvin Bagley ha sicuramente fin da subito un tiro piuttosto credibile.

Migliorare la difesa deve essere sicuramente uno dei suoi propositi più prossimi per non diventare un obiettivo fisso degli attacchi avversari, come lo era Stat e come può essere in questo momento un Karl-Anthony Towns, spesso attaccato in diverse situazioni.

Draft prediction

Difficile si esca dal podio per un lungo così atletico e con questo potenziale, fermo restando che DeAndre Ayton sarà la numero 1. Se fino ad inizio maggio gli ultimi due posti erano contesi tra il prodotto di Duke, Jaren Jackson Jr. e Luka Doncic, da dopo le Final Four di Euroleague sembra che i due lunghi possano avere la precedenza (merce rara i big man e in questo Draft potrebbero essercene di interessanti), con il “Niño Maravilla” del Real Madrid che potrebbe venire scavalcato anche da Mo Bamba (le sue quotazioni stanno decollando dopo le combine) ed essere scelto con la quinta chiamata.

Resta solo da definire quindi se la chiamata sarà alla numero 2 alla numero 3. Tutto nelle mani dei Sacramento Kings quindi, a cui toccherà scegliere dopo i Phoenix Suns, vincitori della Draft Lottery. Ovunque finirà sarà una coppia esplosiva: da una parte la possibilità di giocare al fianco dell’ex Kentucky Willie Cauley-Stein, mentre ad Atlanta andrebbe a creare un duo dall’altissimo tasso atletico con il sophomore John Collins, che ha fatto vedere ottime cose nella seppur deludente stagione della sua squadra.

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