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Road to Draft 2018: Luka Dončić

Luka Dončić si affaccia all’NBA Draft 2018 con una promessa ben chiara: quella di diventare un caso unico e irripetibile di dominatore dei due mondi. Sarà lui la prima scelta?

Credits to Slam Online

Squadra: Real Madrid (ESP)

Ruolo: Combo Guard

2017-18 Stats Per Game:

Pts TotRebs DefRebs OffRebs Asts Stls Blks FG% 3pts FG% Ft%
14.5 5.2 4.3 0.9 4.6 1.1 0.4 45.6 30.9 80.1

2017-18 Advanced:

Ast% Reb% OffReb% DefReb% TO% Usg% Blk% eFG% TS%
31.4 13.2 4.9 20.8 14.9 27.4 1.4 52.4 59.5

 

Parlare di Luka Dončić inquadrandolo all’interno di un pezzo che funga da apripista per una cavalcata che ci accompagnerà fino al Draft NBA 2018 del 22 giugno non è semplice. Il rischio di risultare banali, cadere nell’adulazione o, al contrario, di sminuire un talento generazionale semplicemente inserendolo tra gli altri nomi sua Draft Class è altissimo. Di fatto, Dončić è già diventato uno di quei giocatori di cui è difficile parlare senza scadere nel già-detto, una condizione non semplicissima per chi, come noi, spera di parlarne per i prossimi tre lustri. Il suo palmarès è già un ottimo punto di partenza per venir fuori da questa impasse: nessun diciannovenne europeo si era mai presentato a un Draft NBA tra i favoriti alla prima chiamata con due premi di Rising Star, un MVP e un MVP delle Final Four dell’Eurolega, un inserimento nel miglior quintetto degli Europei, un MVP della Liga Endesa e un’infinità di premi di squadra ottenuti da protagonista assoluto, tra i quali svetta la Décima appena vinta dal suo Real. Dončić si presenta, dunque, a questo Draft come un hapax cestistico: un giocatore unico (e forse irripetibile) per hype, caratteristiche tecniche e riconoscimenti già ottenuti, che arriva in NBA prima di compiere vent’anni e promette di essere il prossimo conquistatore dei due mondi. Il carico di pressione, quindi, non è da poco ma Luka ha già mostrato di reggere egregiamente agli stimoli.

Punti di forza

Ciò che lo rende così attraente in ottica NBA è il connubio tra skills tecniche, attitudini e dimensioni fisiche. Lo sloveno è una point guard di due metri che sfiora i 100 kg, già ampiamente forgiata per giocare ai massimi livelli sia da Pablo Laso, allenatore dei Blancos, che da Igor Kokoskov, che schierandolo al fianco di Dragić ha vinto l’ultimo europeo con la Slovenia. Di fatto unisce una serie di caratteristiche estremamente ricercate a un bagaglio emotivo e di esperienza da ultra-veterano. Nel corso della sua giovanissima carriera, infatti, ha già giocato off-the-ball, da costruttore secondario di gioco e da portatore primario di palla, mostrando un’adattabilità a contesti differenti che in molti professionisti NBA hanno accumulato solo dopo numerosi anni di carriera. Il suo ball-handling è già di assoluta élite: quanti diciannovenni, investiti di tutte quelle responsabilità palla-in-mano, risponderebbero con solo poco più di 2 perse a sera?

Se proprio si volesse indicare qual è la sua caratteristica preferita dagli scout NBA, bisognerebbe puntare i riflettori sulla sua terrificante capacità di lettura nelle situazioni di pick-and-roll. Che si tratti di capitalizzare in prima persona il vantaggio costruito o che debba mettere un compagno in ritmo, Dončić dispone sempre del giusto connubio tra calma serafica e capacità di cogliere il momento per punire la difesa avversaria.

Le esigenze primarie della difesa sono togliergli la palla di mano e impedire la ricezione interna di Tavares: lo sloveno non si scompone, legge e trova il terzo uomo, Causeur, libero in angolo.

Tra le sue caratteristiche maggiormente traslabili in un contesto NBA ce ne sono, poi, due di assoluto interesse: la sua capacità di spingere la palla in campo aperto direttamente dal rimbalzo difensivo e il suo mid-range game. In una NBA in cui i ritmi si alzano di anno in anno e le difese tendono sempre più a evitare le conclusioni perimetrali negando il tiro da tre, queste sue caratteristiche lo rendono già adesso un coltellino svizzero particolarmente accessoriato con cui fare a pezzi le difese NBA. Con un corpo di quel genere e la sua capacità di chiudere al ferro con entrambe le mani, se lanciato in campo aperto è capace di produrre enormi danni anche nell’iper fisica e atletica lega americana.

Se poi, lo stesso giocatore è anche capace di padroneggiare un set molto ampio di arresti e si rivela sempre in grado di trovare un compagno libero, magari servendolo in the pocket, auguri.

Il close-out non è convintissimo ma basta a mandarlo dentro con la mano sinistra: Luka è abbastanza lucido da arrestarsi nel punto migliore per eludere sia l’aiuto che il recupero, servendo una palla non scontata a Kuzmić.

Ma, come accennato, il suo straordinario repertorio non si limita alle situazioni in cui si trova con la palla in mano. Nelle sue primissime apparizioni al Real si è trovato a giocare prettamente lontano dalla palla, affinando una buona fluidità nei tiri piedi-per-terra (40% da tre nei primi due anni di Real) e un ottima comprensione degli spazi. Non è, dunque, raro vedergli effettuare dei tagli di qualità dal lato debole o vedergli prendere posizione in post, per punire i mismatch contro gli esterni avversari.

In definitiva, il DNA cestistico di Dončić gli permette, già ora, di essere sia il ball-handler principale di una squadra che di adattarsi perfettamente alla presenza di una star che giochi sul perimetro. Non male per uno che ha già ampiamente dimostrato di migliorare i suoi compagni.

Punti deboli

Le red flags per un talento di questo calibro non possono che essere limitate ma allo stesso tempo particolarmente vistose. La sua capacità di mostrarsi immediatamente un realizzatore e un tiratore di volume sono tra le prime domande che gli scout NBA si pongono. Il suo 30.9% da tre in stagione, ottenuto sommando tutte le competizioni, sembra scoraggiare la tesi dell’immediata adattabilità al range di tiro NBA e, inoltre, a volte nella shot selection indugia troppo su jumper difficili, spesso long-2s, che vanno in controtendenza rispetto al trend moderno.

Troppi palleggi dopo non aver creato un vantaggio: gli succede più spesso di quanto dovrebbe.

Altro punto di domanda, riguarda la sua immediata capacità di performare contro gli esterni al contempo fisici e atletici che affollano la Lega. Il suo footwork sembra già di buon livello ma dovrà essere sensibilmente migliorato per renderlo un difensore credibile su ogni tipo di avversario, mentre tutta da costruire è la sua capacità di assorbire i mismatch, tanto nella difesa sui pick-and-roll, che nella protezione del post.

L’elemento che più interessa agli scout è certamente la difesa del pick-and-roll, in cui spesso si mostra troppo piatto e passivo.

Upside

Nessuno può dirsi scandalizzato nel leggere che Luka Dončić è uno di quelli che ha un futuro da franchise player già scritto nella pietra. Gli indizi sono tanti e univoci e lui ha già cominciato a lavorare sulle situazioni di gioco imprescindibili per una Star NBA.

Isolamento a centrocampo negli ultimi secondi del quarto: lo fa sempre più spesso al Real. Lo farà anche in NBA?

Ovviamente per confermare un’opinione così pesante ma quasi unanime, il fenomeno sloveno dovrà intraprendere un percorso che potrebbe talvolta risultare scosceso, ma il destino è tutto nelle sue mani. Spesso si sente dire che è l’ambiente di riferimento a influenzare il giocatore al suo arrivo in NBA. Dončić potrebbe essere uno dei pochissimi eletti capaci di stravolgere il suo contesto di approdo, qualsiasi esso sia.

Draft projection

Malgrado le recenti indiscrezioni che lo vedrebbero scelto addirittura fuori dalla Top 3 qualora i Suns non dovessero puntare su di lui, risulta molto difficile immaginare uno scenario in cui Dončić cada fuori dalle prime due pick. Inoltre, Kokoskov ha già sperimentato un quintetto con due esterni ball-dominant con la Slovenia. Si lascerà davvero sfuggire la possibilità di prendere il suo pupillo? Il testa a testa con Ayton, in questo caso, ci accompagnerà fino alla notte del 22 giugno.

Commento

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  1. Giorgio

    04/06/2018 15:31

    E’ difficile dirlo, alcune proiezioni lo danno alla 5, da parte di Dallas, ma oggettivamente è difficile pensarlo oltre la 3.
    Phoenix alla 1, senza lunghi affidabili, potrebbe optare per Ayton, centro dominante “NBA ready”, una sorta di mix tra David Robinson e Tim Duncan, che potrebbe diventare a breve ancora più forte di Embiid; lo stesso Kokoskov ha detto che Luca è il miglior talento del draft, ma non il più forte ed avendo la prima scelta, perchè bleffare?
    Sacramento alla 2, potrebbe giocarsela a testa o croce tra Doncic e Bagley, un’ala grande super-atletica e dominante, sperando nell’evoluzione di Dearon Fox e Buddy Hield nel backcourt; poi si sa quanto gli piacciono i lunghi (vedi Cousins).
    Ma già alla 3, Atlanta, con un modesto Dennis Schroder e Kent Bazemore, non può lasciarsi sfuggire un talento come Doncic, sarebbe un regalo per chi segue.
    Jaren Jackson jr può diventare un giocatore bidimensionale (attacco e difesa) fondamentale, ma non lo vedo come all star e Bamba, ok ha un fisico mai visto e tira da tre, ma per ora, a parte le schiacciate, ha fatto veder poco: ci vorranno degli anni per coltivarlo.
    Per me Doncic sarà scelto tra la 2 e la 3 al massimo.

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