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Warriors campioni NBA 2022, Golden State torna sul trono e Curry si prende MVP Finals

Golden State raggiunge l’obiettivo e riscatta la delusione del 2019. Settimo titolo nella storia della franchigia

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Credits to @ NBA on Twitter

NBA Finals 2022, Golden State Warriors 103-90 Boston Celtics

[ I Golden State Warriors vincono la serie 4-2]

Boston sviluppa le primissime azioni offensive di Gara 6 dal post cercando il mismatch di stazza Horford-Thompson e lasciando compiti di sviluppo di gioco dalla medesima zona del campo a Marcus Smart, che innesca a turno Jaylen Brown e Jayson Tatum per un paio di canestri pesanti.

Steve Kerr è costretto al timeout dopo appena due minuti e mezzo di partita di fronte al parziale 12-2 per i padroni di casa.

Golden State entra pian piano in ritmo e soprattutto Curry ritrova la mira da oltre l’arco dopo 12 errori (0-9 in Gara 5, 0-3 in avvio del sesto episodio della serie). Gli Warriors ribaltano la situazione di punteggio con un contro-parziale di 11-0 a chiudere il quarto d’apertura che li porta a +5 (27-22).

Il break favorevole viene cavalcato anche nelle battute iniziali del secondo periodo: Poole spacca la contesa con tre canestri dalla lunga distanza (11 punti in 6’) e Golden State vola a +15 (37-22). Il mostruoso strappo 21-0, da 2:27 dal termine del  1º quarto, è il più ampio negli ultimi 50 anni di NBA Finals.

Andrew Wiggins, secondo giocatore di Golden a salire in doppia cifra per punti a referto, respinge un tentativo di rientro di Boston rimettendo 12 lunghezze tra le squadre con la corner three da sinistra. Piove sul bagnato per i Celtics, che devono fare i conti con i tre falli sul groppone di Smart, Tatum e un conto palle perse in continuo aumento (12 nella prima metà di gara, record negativo in questi Playoff). Golden State non perdona e fugge via toccando anche il +21. All’intervallo  il vantaggio degli ospiti è notevole (54-39). La statistica, inoltre, è dalla loro parte: dal 1950 in avanti, le squadre andate al riposo con 15 o più punti di margine alle Finals hanno un record complessivo di 53 vittorie e una sola sconfitta. Sia Boston sia Golden State vivono una fase particolarmente ispirata da tre punti nei primi 5 minuti della terza frazione, ma quando si tratta di performance oltre l’arco è Steph Curry a prendere spesso il sopravvento: 150 triple and counting per il numero 30 Warriors alle Finals in carriera.

 

Dopo il terzo centro consecutivo nello spazio di pochi possessi, che aggiorna il massimo vantaggio di serata (72-50), il gesto è eloquente: Steph vuole mettersi al dito un nuovo anello di campione NBA.

La reazione d’orgoglio Celtics passa dalle mani di Jaylen Brown, che firma buona parte del 15-2 grazie al quale i biancoverdi si riaffacciano entro la doppia cifra (74-65). Draymond Green come suo solito non colpisce per i punti segnati ma la sua tripla pesa come un macigno sulla rimonta Celtics per come ne interrompe l’inerzia. Golden State a +10 con 12’ rimasti da giocare (76-66). Il vantaggio Warriors nel quarto conclusivo oscilla tra gli otto e i 13 punti. La tripla di Wiggins chiude i conti a 100” mal contati dalla sirena finale. Il 2-2 dalla lunetta porta Golden State oltre quota 100.

34 punti, sette rimbalzi e sette assist per Steph Curry, per la prima volta MVP delle NBA Finals in carriera. Doppia doppia da 12 punti, altrettanti assist e otto rimbalzi per Draymond Green, così come 12 sono i punti di Klay Thompson (5-20 al tiro). Per Boston 34 punti da Jaylen Brown non nascondono la performance incolore di Tatum nel secondo tempo (13 punti, 6-18 al tiro). 19 punti e 14 rimbalzi per un sempre presente Horford,

 

L’intervista di Curry a caldo con Lisa Salters prima dell’abbraccio con la moglie Ayesha:

“Sono orgoglioso di questi ragazzi. Ringrazio Dio di poter giocare a questo gioco. Eravamo così distanti da qui, avevamo toccato il fondo dopo averne vinti tre in cinque anni. Significa tutto per noi”

Mark Tatum sostituisce il commissioner Adam Silver, ancora fermato dal protocollo Covid,  per le premiazioni di rito al TD Garden.

Battuta flash ai microfoni ESPN per Joe Lacob:

“Forse è il titolo con più significato visti i trascorsi degli ultimi due anni. Merito di questi ragazzi.”

Steve Kerr punta i riflettori sul GM Bob Myers chiamandolo sul palco prima di congratularsi con il suo gruppo:

“Forse il più improbabile di tutti i miei titoli, ma quando graviti attorno a grandi giocatori è più facile. Andate da Steph, è lui la ragione di tutto ciò.”

 

 

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