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NBA, Shaquille O’Neal commosso in diretta su TNT dopo la cerimonia del 75° anniversario

Il discorso integrale

shaquille shaq o'neal curry

La sua caratteristica mole dà a Shaquille O’Neal un’aria da spaccone ma in realtà c’è molto di più dietro al personaggio che abbiamo imparato a conoscere negli anni, tra campi NBA e tv.

NBA75, la commozione di Shaq e i ringraziamenti

Dopo la cerimonia che ha occupato l’intervallo dell’All-Star di Cleveland, con l’omaggio ai 75 migliori giocatori di sempre, Shaq si è preso un piccolo spazio per i ringraziamenti:

“Sono andato a cercare Magic [Johnson] Kareem [Abdul-Jabbar] e Dr. J. [Julius Erving]. Il mio discorso sarà un po’ lungo.Vorrei ringraziare il sergente Philip Artur Harrison. È lui ad avermi detto che, un giorno, sarei stato qui. Ero un giovane delinquente di livello medio-alto. Mi era sempre stato detto che non ce l’avrei fatta mai e poi mai. Lui mi convinse a fare bene a scuola – che per me significava prendere tutte C [sufficienza nel sistema di votazione americano ndr.]. Prendo tutte C e lui mi porta al Madison Square Garden, e [io vedo] Dr. J andare verso la linea di fondo e schiacciare, con la folla che impazzisce. Lo guardai e gli dissi: ‘Da grande voglio essere così’. Le sue parole furono esattamente queste: ‘Se mi ascolti, farò di te uno dei lunghi più dominanti di sempre’. E menzionò Bill Russell, Kareem [Abdul-Jabbar], Wilt Chamberlain. Non conoscevo quei nomi. Conoscevo Dr. J perché prima di quell’occasione era uscito un film chiamato “The Fish that saved Pittsburgh” e l’avevo visto. Finii nei guai alla high school per cercare di essere come Dr. J. e mio padre disse. ‘No, ho bisogno che diventi un big man.”

Shaq ha poi proseguito:

Qui arriva un altro big man, è alto due metri, scattante e con stile: Magic Johnson. Volevo essere come Magic Johnson. Desidero ringraziare un’altra persona: Mitch Riles. Abbiamo giocato assieme [da ragazzi] in Germania ed era bianco, adorava Larry Bird. Io amavo Magic ed eravamo soliti avere serie al meglio delle sette ogni giorno. Combattevamo. Vorrei anche ringraziare Floyd McMerchy perché mi aiutò quando non ero entrato nel varsity team. Poi subentra Dale Brown e tutti conoscono la storia, ma quando arrivo a San Antonio, lui è l’uomo [che mi ha reclutato per LSU]. Sono il miglior lungo in città e poi ce n’è un altro che arriva: David Robinson. Lo vedo giocare e mi dico: ‘Oddio, non sono così bravo!’. Alla high school abbiamo un record di 36-0 e sto viaggiando a 40 e 22 di media ma vedo lui e ‘Oddio, non sono così bravo!’. Volevo essere come Patrick Ewing. Volevo essere come tutti questi ragazzi e ora sono qua in posa per il photoshoot [del 75° anniversario]. ‘Oddio, c’è Dr. J., C’è Magic. C’è il grande Charles Barkley! Charles mi ha insegnato ad essere feroce e a fregarmene di ciò che diceva la gente. Tira gomitate, spacca qualche dente! Quando ho visto Charles fare questo, ho detto ‘Bene, allora così è ok’. Jerry West mi ha aiutato a diventare tale. Quando sono arrivato la prima volta a L.A., lo ammetto, mi interessavano le mie catenine d’oro, volevo girare film e incidere album rap. Lui ha fatto una cosa: mi ha preso da parte a luci spente nel [vecchio] Forum e mi ha detto: ‘Mr. O’Neal’, quando sarà tutto finito, puoi essere lassù’ e [le maglie di tutti i grandi] si sono illuminate –  ‘Oppure potresti essere un fiasco.’ Quando mi ha detto questo ho pensato che avevo una grossa responsabilità sulle spalle.”

In conclusione, ancora richiami ad altri nomi:

“Adoro Kareem Abdul-Jabbar, uno dei migliori big men di sempre. Sono contento che non mi abbia trattato come un bambino: sono grato che mi abbia detto le cose per come stavano. Un giorno ho letto un articolo che ancora oggi mi ferisce: viaggio a 29 di media e sto facendo il mio a L.A. e mi dicono ‘Hey, Shaq è uno dei lunghi più forti’. E Kareem dice: ‘ Quanto forte è? Non ha vinto un titolo ancora’. Invece di piangere e lamentarmi [sono migliorato]. Tutti questi ragazzi mi hanno spinto a perseverare fino ad arrivare a questo punto. Vorrei ringraziare la grande dottoressa Lucille O’Neal. Di solito non mi emoziono, ma è stato davvero un momento toccante perché [ci sono] tutti questi ragazzi che sono più grandi di me e non riesco a credere al fatto di essere seduto al loro fianco. Anche quando mi vedo giocare, non ero forte quanto Hakeem [Olajuwon]. Non ero al livello di Chief [Robert Parish] né bravo quanto Bob McAdoo. Per quelli che vogliono dire: ‘Shaquille O’Neal sei grande’, rispondo che non ce l’ho fatta da solo. Ce l’ho fatta con tutti i miei compagni Dennis Scott, Penny Hardaway… Ciò che mi rattrista di oggi è che mio padre, mia sorella e il mio grande uomo Kobe Bryant non abbiano potuto essere qui. Tante persone mi hanno aiutato ad arrivare qua, ma loro tre sono stati enormi – mio padre mi ha spinto, mia sorella mi ha protetto e io e Kobe avanti e indietro ci siamo resi grandi a vicenda. È stato un grande momento per me e un grande onore e se non vi ho citato scusatemi. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato a diventare ciò che sono, vi voglio bene.” 

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