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NBA, LeBron non ha dubbi: “Possiamo vincere ancora”

Il Re esalta il mercato e apre al ritorno in gialloviola di Pau Gasol: “Perchè no? Vedremo”

LeBron James

Mancano solo tre settimane all’inizio della nuova stagione e, sebbene l’età e il poco riposo avuto a disposizione LeBron James sembra carico come non mai. Un ottimismo straripante e contagioso quello del Re che è pronto a ripartire, con un solo obiettivo in testa: bissare il titolo vinto meno di due mesi fa.

Intervenuto a “Road Trippin”, il podcast degli ex compagni Richard Jefferson e Channing Frye, LeBron ha dichiarato:

“Abbiamo tutta l’intenzione di ripeterci, possiamo assolutamente vincere ancora. Speriamo di avere la fortuna di restare lontani dagli infortuni e di essere in salute per tutto l’arco della stagione”

Un LeBron che non si nasconde dunque. Forte del titolo di campione NBA in carica e forte del mercato assolutamente eccellente dei Lakers. Dalla free agency infatti sono arrivati giocatori importanti, che hanno aumentato le quotazioni dei gialloviola in vista dell’imminente avvio di stagione.

“La free agency è stata ottima. Ci siamo ringiovaniti e abbiamo preso giocatori di qualità. Una point guard come Schröder che ha 27 anni, la stessa età di Trezz (Harrell) che la scorsa stagione ha vinto il premio di sesto uomo dell’anno. E poi c’è Marc Gasol che non è più giovanissimo ma è un’aggiunta pazzesca: in passato è stato miglior difensore della lega ed ha un quoziente intellettivo elevatissimo”

Non solo futuro e mercato (ha alimentato anche le speranze dei tifosi Lakers di vedere anche Pau Gasol in gialloviola) nelle dichiarazioni di LeBron. King James è tornato anche sulla bolla: dalla particolarità del contesto alle tensioni che si sono vissute.

“Sono stati 95 giorni e 95 notti che non dimenticherò mai. È stato come andare la prima volta al luna park, nella casa delle streghe. Sei con gli amici, tutti ti dicono che ti divertirai ma una volta dentro scopri che è spaventosa”

Sulle tensioni che hanno portato al boicottaggio di Milwaukee:

“Penso che i Bucks avessero il diritto di fare ciò che hanno fatto. Appena ho saputo ho chiamato Chris Paul e Russell Westbrook e li ho informati che noi, come Lakers, non saremmo mai scesi in campo, alla luce di quanto stava succedendo. La decisione dei Bucks mi ha colto di sorpresa, ho pensato addirittura di lasciare la bolla e tornare a casa. Poi però ho realizzato che è come essere in battaglia: se la prima linea, all’improvviso, decide di attaccare, magari non te lo aspetti, ma ti unisci all’attacco. È una questione di solidarietà: siamo come fratelli”

 

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