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NBA, de Blasio contro i Nets: “Il tampone è per i malati, non per i ricchi”

Dura presa di posizione del sindaco di New York

La notizia della positività al coronavirus di quattro giocatori dei Brooklyn Nets, tra cui Kevin Durant, ha sconvolto tutti, ma non particolarmente Bill de Blasio, primo cittadino di New York.

Il sindaco della ‘Grande Mela‘ ha espresso, tramite un tweet, tutto il suo disappunto. Queste le sue parole:

Auguriamo loro una pronta guarigione. Ma, con tutto il rispetto, un intero team NBA NON dovrebbe sottoporsi al test per COVID-19 mentre ci sono pazienti in condizioni critiche e in attesa di essere testati: i test non dovrebbero essere per i ricchi, ma per i malati

Una dura presa di posizione del sindaco de Blasio, che mette in evidenza le falle del sistema sanitario statunitense.

Come riferisce Adrian Wojnarowski i Nets, non avendo giocato la settimana scorsa contro Golden State, si sono sottoposti al test martedì: per farlo, la società ha ingaggiato un ente privato per fare il tampone.

Il portavoce della NBA Mike Bass giustifica, ai microfoni di Ramona Shelburne di ESPN, la scelta dei Nets:

“Le autorità sanitarie e i medici di squadra sono preoccupati del fatto che, dato il contatto diretto tra i giocatori NBA, le strette interazioni con il pubblico e il loro frequente viaggio, il virus si possa diffondere più velocemente. La settimana scorsa due giocatori sono risultati positivi, così ne sono stati testati altri” 

Bass spera che i giocatori positivi al COVID-19 possano rendere pubblici i loro test, così da sensibilizzare le persone:

“Speriamo che questi giocatori abbiano scelto di rendere pubblici i risultati dei loro test: le persone, soprattutto i giovani, devono seguire le raccomandazioni del CDC al fine di proteggere gli altri, in particolare gli anziani”

 

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Commento

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  1. Luchinho

    18/03/2020 11:59

    Giustissimo, se già sono in quarantena il fatto di sapere o meno di essere contagiati è ininfluente, è giusto farlo se la persona presenta dei sintomi ma non a prescindere.

    Magari le squadre potrebbero aiutare cercando di favorire l’accessibilità ai test a chi ne ha davvero bisogno.

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