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Gli italiani in NBA: chi gioca e ha giocato in America

La storia degli atleti azzurri all’interno della Lega americana parte da lontano

italiani in nba

Chi sono i giocatori italiani in NBA? Quali sono i più famosi? Qual è stato il primo? Quella tra l’Italia e la NBA è una storia d’amore piuttosto lunga e sicuramente molto intensa, che affonda le proprie radici agli albori degli anni ’70 e che ha trovato le sue più fulgide espressioni negli anni ’00: proprio per riconoscere il ruolo pionieristico di certi atleti e per ricostruire la cronistoria italiana nel basket a stelle e strisce abbiamo scelto di redigere questo articolo nel quale – brevemente ma senza tralasciare alcun passaggio – ci soffermeremo sui vari step compiuti dai cestisti italiani in NBA.

 

Giocatori italiani Draftati in NBA: storie di un altro basket

Il primo italiano mai chiamato all’interno di un Draft NBA non poteva che essere Dino Meneghin, autentico profeta del basket made in Italy, che nel lontanissimo 1970 venne selezionato con la 182esima (sì, centoottantaduesima scelta assoluta) dagli Atlanta Hawks. Era proprio un altro basket: il Draft NBA si protraeva ben oltre la duecentesima scelta assoluta e, spesso, venivano effettuate scelte “simboliche” su giocatori che non sarebbero mai scesi in campo in NBA. Questo fu il caso di Dino Meneghin, già molto noto in Italia e in Europa per le sue gesta con la maglia di Varese, che venne selezionato ma non pensò mai realmente alla possibilità di valicare l’oceano. A quel tempo, infatti, c’era reciproca diffidenza tra Area FIBA ed NBA e nessun atleta di livello top in Europa avrebbe mai lasciato il proprio team per la NBA, anche perché certo di fungere da comprimario in una lega così lontana per abitudini.

Stesso destino di Meneghin, ben 16 anni dopo, toccò ad Augusto “Gus” Binelli, lungo della Virtus Bologna selezionato con la quarantesima scelta assoluta (guardate com’erano già un po’ cambiati i tempi) dagli stessi Hawks. A quel punto era solo questione di tempo prima che qualcuno si decidesse ad effettuare il grande salto.

 

I primi giocatori italiani in NBA: Rusconi ed Esposito

Nel 1990, con la 52esima scelta del Draft NBA fu selezionato dai Cleveland Cavaliers un altro italiano, Stefano “Rusca” Rusconi, talento rampante di Varese che nel 1991 divenne famoso a livello nazionale per il suo trasferimento milionario dai lombardi a Treviso. Passano ben quattro anni dal suo trasferimento in Veneto prima che Rusconi decida di compiere il primo passo deciso verso la NBA: è il 14 giugno 1995 quando decide di tentare l’esperienza statunitense. Nel frattempo i Phoenix Suns avevano acquisito i suoi diritti dai Cavs in cambio di Milos Babic: è quindi con la maglia della franchigia dell’Arizona che avviene il primo debutto italiano in NBA. Dopo il suo debutto, Rusconi giocherà solo altre 6 partite con la maglia dei Suns, totalizzando 30 minuti e 7 punti. Un bottino magro, dovuto principalmente al suo mancato ambientamento che lo porterà a tornare a Treviso nel corso della medesima stagione.

Nel frattempo, però, un altro italiano era riuscito a ottenere un contratto NBA e lo aveva fatto da undrafted: Vincenzo “El Diablo” Esposito era, infatti, diventato un giocatore dei Toronto Raptors, prima franchigia canadese della storia NBA ai primi passi della sua storia. Malgrado abbia debuttato dopo Rusconi, Esposito è riuscito a diventare il primo italiano di sempre a segnare in NBA. La sua esperienza fu un po’ più lunga e proficua di quella di “Rusca”: Enzino, infatti, giocò 30 partite nella National Basketball Association, sfiorò i 4 punti di media e addirittura si tolse lo sfizio di segnarne 18 al Madison Square Garden contro i New York Knicks. Anche lui, però, andò ben presto via dal Canada, accasandosi a Pesaro nella stagione successiva. Il segno era, però, ben marcato: complice il definitivo cambiamento di prospettiva nei confronti del basket europeo dalla prospettiva NBA, gli italiani erano pronti a raccogliere la sfida della National Basketball Association negli anni a seguire.

 

L’era di Bargnani, Gallinari, Belinelli: il magico triennio 2006-2008

Affinché ogni pezzo del puzzle trovasse la propria collocazione e l’Italia potesse finalmente sbarcare con velleità competitive nella NBA abbiamo dovuto attendere un decennio.

Nel 2006, però, per il nostro paese arrivò la più grande soddisfazione possibile: il 28 giugno 2006, con la prima chiamata assoluta del Draft NBA viene scelto un italiano, Andrea Bargnani, fresco dei titoli di miglior under 22 della serie A, del rising star trophy dell’Eurolega e del titolo di Campione d’Italia con la Benetton Treviso. A chiamarlo sono proprio i Toronto Raptors. Bargnani appariva agli occhi degli osservatori NBA come un talento incredibile che aveva fatto innamorare i suoi tifosi grazie ai suoi 211 cm e alle sue doti tecniche da esterno. Si è trattato del primo giocatore europeo a ricevere l’onore di essere la prima chiamata assoluta al Draft NBA e con la maglia dei Toronto Raptors vive 7 anni sulle montagne russe: viene inserito nel miglior quintetto dei rookie NBA e vive anche stagioni sopra i 20 punti di media ma non sviluppa mai pienamente le proprie potenzialità, finendo per venire considerato come una delle prime scelte assolute più controverse di sempre. Chiuderà la sua esperienza NBA nel 2016 con la maglia dei Brooklyn Nets, dopo aver giocato dal 2013 al 2015 con i New York Knicks. La sua resta una delle storie più agrodolci che possiamo raccontarvi.

Passa solo un anno e, nel 2007, al Draft si affaccia un ragazzo che aveva mostrato tutte le proprie potenzialità con i due team di Bologna: stiamo chiaramente parlando di Marco Belinelli che viene selezionato con la 18esima chiamata assoluta dai Golden State Warriors. Il suo impatto con la NBA è tutto men che semplice ma la sua determinazione costanza l’hanno portato con gli anni a divenire uno dei più stimati tiratori dell’intera lega, con un ruolo sempre più importante. In NBA ha, attualmente, vestito le maglie di Warriors, Raptors (nei quali condivide il campo con Bargnani in un’annata non semplice), New Orleans Hornets, Chicago Bulls, San Antonio Spurs, Sacramento Kings, Charlotte Hornets, Atlanta Hawks e Philadelphia 76ers, prima di ritornare agli Spurs, la squadra che gli ha permesso di coronare il suo più grande sogno nel 2014:divenire il primo italiano a vincere un titolo NBA con un ruolo importante nella rotazione di coach Gregg Popovich. Nello stesso anno, inoltre, aveva anche vinto il 3 point contest dell’All Star Weekend, risultando il primo italiano a tagliare anche questo traguardo.

Anche nel 2008 l’Italia riuscì a portare un suo figlio nella massima lega professionistica americana: quell’anno i New York Knicks guidati da Mike D’Antoni chiamarono Danilo Gallinari, figlio di quel Vittorio che tanti successi aveva condiviso con D’Antoni. Gallinari, talento purissimo dell’Olimpia Milano era reduce dal titolo di miglior giovane della Serie A (per il secondo anno di fila), dal titolo di Rising Star dell’Eurolega e dal titolo di MVP della serie A. Un trittico meraviglioso che, però, non gli bastò a tutelarlo dagli infortuni che lo hanno perseguitato non solo nella prima stagione della sua carriera ma anche in seguito. Nel 2010-11 Gallinari divenne uno dei pezzi pregiati dello scambio che portò Carmelo Anthony dai Denver Nuggets ai New York Knicks: l’evento permise al giocatore lombardo di imporsi come uno dei leader offensivi dei Nuggets all’interno del meraviglioso sistema strutturato da coach George Karl. I sogni di gloria di Gallinari e di tutta Denver, però, si sono spesso infranti sui problemi fisici del Gallo che, allora, nel 2017 ha firmato un triennale da 65 milioni di dollari con i Los Angeles Clippers diventando il giocatore italiano più pagato nella storia della NBA e guidando, assieme a Lou Williams e Montrezl Harrell, nel 2018-19 la squadra di coach Rivers a una stagione da playoff dopo che nelle previsioni prestagionali i Clippers non erano dati da nessuno al di sopra delle 33 vittorie stagionali. Nell’estate del 2019 è finito nell’ambito della trade Paul George agli Oklahoma City Thunder, squadra in cui sta confermando il proprio elevatissimo status NBA.

 

Ruoli da non protagonisti: le avventure di Gigi Datome e Nicolò Melli

Dopo il 2008, più nessun giocatore italiano è arrivato in NBA via Draft: nel 2009 Gigi Datome non venne selezionato da alcuna squadra ma l’occasione a stelle e strisce per lui è arrivata nel 2013, quando con la maglia di Roma era reduce da una finale in Serie A e dal titolo di MVP del campionato. I suoi due anni tra Detroit e Boston non sono stati indimenticabili ma nell’esperienza con i Celtics Datome è riuscito anche a disputare 3 gare di playoff e a scavallare oltre quota 20 punti (22 nella gara contro i Bucks).

Nel 2019, poi, è stato il turno di Nicolò Melli, reduce da due stagioni meravigliose in Eurolega con il Fenerbahce di Datome: il suo career-high con i Pelicans è al momento fermo a quota 20 punti e il suo ruolo nella squadra è in continuo cambiamento. Il suo percorso nella NBA è tutto da tracciare.

 

Futuri Italiani in NBA

Bisogna distinguere la categoria in due differenti sotto-categorie: la prima è quella dei giocatori di nascita statunitense che potrebbero vestire la maglia della nostra nazionale in futuro ma già giocano in NBA. tra questi citiamo Ryan Arcidiacono e Donte DiVincenzo, due professionisti NBA fatti e finiti che potrebbero vestire la maglia azzurra grazie alle loro chiarissime orgini italiane: gli iter per i passaporti son già stati aperti. Il primo ha già racimolato qualche presenza con l’Italia sperimentale mentre il secondo potrebbe essere protagonista nelle prossime competizioni internazionali.

Nella seconda categoria ci sono dei giovani italiani che potrebbero effettivamente finire NBA: a guidare la categoria è Nico Mannion, classe 2001 che ha già debuttato in nazionale, che dovrebbe essere nella top 10 delle scelte del prossimo Draft NBA. Il secondo potrebbe essere Paolo Banchero, sensazionale talento definito come uno tra i migliori giocatori in uscita dalle High School americane che avrebbe già mostrato la propria disponibilità a giocare con la maglia azzurra.

 

I naturalizzati ex-post

Per completare il quadro bisogna aggiungere all’elenco non uno ma ben due giocatori che hanno giocato con la nazionale italiana dopo essere arrivati in Italia a seguito di una esperienza NBA: il primo è proprio Mike D’Antoni, scelto nel 1973 con la 20esima chiamata assoluta dai Kansas City Kings, transitato dai San Antonio Spurs, divenuto grande con la canotta dell’Olimpia Milano e presente con la nazionale italiana all’Europeo 1989. Il secondo, invece, è Trevis Diener, tuttora sotto contratto con Cremona: scelto con la scelta numero 38 del draft del 2005 dai Magic è transitato dagli Indiana Pacers e dai Portland Trail Blazers prima di accasarsi alla Dinamo Sassari, essere naturalizzato e disputare ben 20 partite con la maglia azzurra.

Quante di queste informazioni conoscevate? Credete che gli italiani abbiano un futuro luminoso in NBA? Qual è il vostro azzurro preferito nella storia della National Basketball Association? Nell’augurio di poter ammirare ancora tanti talenti italiani nel massimo campionato cestistico mondiale, speriamo quanto meno di aver risolto alcuni dei vostri dubbi sulla storia degli italiani in NBA.

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