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Numeri di maglia: le dieci ragioni più singolari dietro la loro scelta

Vediamo le ragioni più particolari che si nascondono dietro la scelta dei numeri di maglia in NBA.

Numero di telefono, numero della carta di credito, numero di una stanza. Ci siamo limitati a scriverne solamente alcuni, ma l’elenco dei numeri che fanno parte della nostra vita quotidiana è pressoché infinito. Nel basket, così come in molti altri sport, i giocatori devono però fare i conti con dei numeri in più, forse tanto importanti quanto quelli prima citati: i numeri che portano sulle loro spalle.

Perché non sono delle semplici cifre identificative: per molti atleti vogliono dire qualcosa di più. Possono significare un nuovo inizio, un legame con il proprio passato, o la riconoscenza per una persona vicina. Ecco allora che le motivazioni che si nascondono dietro la loro scelta possono essere le più disparate. La NBA non fa eccezione a questa regola, e, proprio in ragione della loro varietà, alcune si distinguono da tutte le altre per via della loro unicità: andiamo dunque a vedere quelle più singolari.

10. Kevin Love e il 42

Scelto dai Grizzlies al Draft 2008 e immediatamente girato ai Minnesota Timberwolves, per la sua nuova carriera in NBA Love scelse di continuare a indossare il numero 42, che già vestiva al college.

Quando però venne scambiato ai Cavaliers dovette rinunciare al suo 42, poiché era stato ritirato in onore di Nate Thurmond. Love decise quindi di risalire alle origini, optando per il primo numero in assoluto della sua carriera, lo 0, che indossò per la prima volta da ragazzo: arrivò per ultimo ad un torneo a Beaverton, in Oregon, e ad aspettarlo c’era proprio il numero 0.

Credits to: www.sportingnews.com

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  1. fabiomaugeri

    30/01/2017 07:46

    Riguardo al 24 di Kobe, manca qualche informazione. Intervistato circa la scelta del numero, lo stesso ha dichiarato che si trattava di una motivazione riservata, che aveva a che fare con lo “stay focus” (essere concentrati sugli obbiettivi) per 24 ore al giorno, senza volere aggiungere altro, ma gli osservatori più vicini non gli hanno creduto, ritenendo che le manie di onnipotenza degli anni 2009 e 2010, quelli dei titoli senza Shaquille O’Neal, lo abbiano indotto a esporre così il suo desiderio di essere “1 in più” di Michael Jordan, oltre che nel numero di maglia, anche in quello di titoli conquistati (impresa poi non riuscitagli)! Potete controllare, se volete, l’esattezza di queste informazioni, che vengono da un appassionato da 40 anni di NBA.

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