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Doc Rivers: “Dopo 3 giorni ai Clippers volevo già andarmene”

Il coach dei Clippers ha rilasciato una lunga intervista al Los Angeles Times

doc rivers

Se oggi i Clippers siedono ai vertici della Lega, è merito anche di coach Doc Rivers. Grazie a lui, nelle ultime sei stagioni, i losangelini hanno centrato per 5 volte i Playoff, uscendo però 2 volte in semifinale e 3 volte a primo turno. Il dato da sottolineare? Prima di lui, dal nuovo millennio, i Clippers hanno giocato i Playoff solo due volte: 2005/2006 e 2011/2012. Dunque, grazie a Rivers, possiamo dire che oggi i Clippers sono abituati a disputare la parte più adrenalinica della stagione.

Dopo nove stagioni sulla panchina dei Boston Celtics ed un titolo vinto nel 2008, l’approdo nella città degli Angeli non fu dei migliori, come raccontato da lui stesso nella lunga ed interessante intervista concessa al LA Times:

“Pensavo di volere un cambiamento quando lasciai Boston e, i Clippers mi sembravano la scelta migliore. Dopo appena 3 giorni pensai di aver commesso un errore. Dagli incontri con l’organizzazione all’attitudine di essa stessa, pensavano che io fossi il diavolo in persona.”

Rivers ricorda, tra l’altro, il periodo in cui i Clippers erano considerati lo zimbello della lega, compiendo misere postseason e sbagliando continuamente le scelte ai Draft, nelle trades e nella free agency:

“Ricordo benissimo il primo incontro. Le persone intorno a me si vantavano di essere nell’organizzazione da 15 o 20 anni, ma io dissi: ‘Senza offesa, questa è la peggiore organizzazione da 20 anni a questa parte; cosa stiamo celebrando?’. La stanza cadde nel silenzio ed io compresi di essermi procurato subito molti nemici, ma ero a posto con quanto detto.”

L’ex coach, tra le altre, degli Orlando Magic ha svelato anche un curiosissimo retroscena di mercato. L’allora proprietario Donald Sterling stava per far saltare la firma di JJ Redick e Rivers andò su tutte le furie:

“Ero al lavoro da sei giorni e subito mi assalì la voglia di abbandonare. Eravamo sul punto di far firmare JJ Redick, tutti dicevano che sarebbe stato un gran colpo. Tornai a casa, ad Orlando, per un paio di giorni quando ricevetti la chiamata di Andy Roeser [allora presidente dei Clippers]. Mi disse che Sterling non volveva concludere l’affare. Io risposi: ‘Cosa stai dicendo? L’affare è praticamente fatto. JJ è un free agent ed è uscito da un altro affare per firmare con noi. Se non concludiamo questa faccenda, non prenderemo nessun altro free agent.”

Rivers conclude:

“Ero al telefono con Donald nel parcheggio dell’aeroporto e stavo urlando: ‘No, no, no, no, questo non lo farai! Ne va della mia reputazione!’. Ma lui si concentrò solo sulla sua reputazione e mi parlò di quanto fosse grande. Alla fine gli dissi: ‘Se non concludi l’affare, io abbandono’. E lui mi rispose: ‘Non puoi lasciare, hai firmato un contratto di 5 anni, farò in modo che tu non alleni da altre parti’. Conclusi con: ‘ Non ti preoccupare, un lavoro lo troverò. Qualcosa farò, ma non questo. Ho dato a Redick la mia parola, gli ho stretto la mano’.”

 

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