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Boston Celtics

I 10 giocatori ad aver vinto nella stessa stagione il titolo di MVP della RS e delle Finals

Giocatori straordinari per vittorie straordinarie, uomini in grado di infrangere record e riempire le proprie bacheche.

Come da tradizione, giunti al termine della stagione, la NBA ha assegnato il  premio di MVP della regular season e quello per le finals, riconoscimenti che si sono meritati rispettivamente  Giannis Antetokounmpo, protagonista di un’eccellente stagione con i Milwaukee Bucks (i quali hanno concluso con il miglior record della lega, ndr), e Kawhi Leonard l’uomo che ha donato il titolo a Toronto ed al Canada intero.

Due atleti differenti per i due premi più ambiti da ogni singolo giocatore che milita nella lega. Titoli di un’importanza tale da consentire ai loro vincitori di poter porre il proprio nome accanto a quello di vere e proprie leggende del gioco.

Dal 1969 (anno in cui è stato costituito il premio di MVP delle Finals) ad oggi,  solamente 15 volte entrambe le corone sono state assegnate esclusivamente ad un unico atleta, un onore cui sono stati insigniti esclusivamente 10 giocatori nella storia dell’intera NBA, nomi emblematici, campioni immortali.

Questi giocatori dunque non solo hanno prevalso sulle prestazioni altrui per le 82 partite della stagione regolare, distinguendosi come i migliori, ma sono riusciti anche nella stessa annata a condurre fino alla fine la propria franchigia verso il titolo, cosa che gli ha consentito come effetto collaterale più che positivo di poter alzare al cielo anche il Bill Russell Trophy.

Vediamo dunque chi sono stati i 10 giocatori che sono riusciti a vincere il premio di MVP della RS e delle finals nella medesima stagione.

10. Willis “The Captain” Reed

Reed in azione offensiva marcato da Chamberlein

Non il centro più famoso e neppure il più dotato, eppure Willis Reed il suo lavoro lo ha sempre fatto e peraltro piuttosto bene: vinse il premio di MVP della regular season una sola ed unica volta durante la sua intera carriera, ovvero nel 1970, mentre giocava ovviamente all’ombra della Statua della Libertà.

Sempre nello stesso anno guidò da leader (ben coadiuvato da eccellenti giocatori come Walt Frazier ed Earl The Pearl Monroe) i Knickerbockers nel lungo cammino dei playoff fino a giungere all’agognata finale che li avrebbe visti contendersi il trofeo con i Los Angeles Lakers, capitanati in quell’edizione dal trio delle meraviglie West, Chamberlain, Baylor.

La serie si rivelò essere molto equilibrata, tanto da richiedere la necessità di una decisiva gara sette che avrebbe consegnato al mondo senza alcun appello i nuovi campioni NBA; la partita si sarebbe tenuta al Madison Square Garden di NYC.

Tutti i quotidiani della grande mela nei giorni precedenti al match si ritrovarono concordi nel prevedere una débâcle dei propri beniamini, sopratutto a causa dell’assenza data per certa di Reed il quale si era procurato un infortunio nella quinta gara della serie.

Senza il numero 19 a coordinare la difesa, e soprattutto a proteggere l’area, in molti pensavano che Chamberlain avrebbe avuto campo libero (come in gara 6, dove realizzò 45 punti e raccolse 27 rimbalzi) e si sarebbe imposto senza troppi crucci sui lunghi bianchi newyorkesi, dotati di un atletismo e di una fisicità decisamente inferiore.

Anche lo staff dei Knicks era convinto di non poter contare sulla presenza di Willis, ma Reed sorprese tutti quando, dopo aver ricevuto il nullaosta favorevole dei medici, si rese disponibile  a compiere un tentativo per scendere in campo.

Phill Jackson, che in quei New York Knicks faceva da rincalzo dalla panchina, affermò a posteriori :

“Per quanto ne sapevamo io e i miei compagni di squadra, Reed non era in grado neppure di piegare la gamba infortunata, figuriamoci saltare o correre.”

Ma quel giorno nei pressi della 7° avenue l’impossibile diventò realtà.

Appena prima della partita Reed venne trasportato di nascosto nei pressi del palazzo, ed infine pochi istanti prima della palla a due si rivelò a pubblico, compagni ed avversari, uscendo dal tunnel degli spogliatoi vestito di tutto punto, pronto per dare il suo contributo seppur vistosamente zoppicante.

Un colpo di scena totalmente inaspettato, hollywoodiano, che infuse un enorme dose di coraggio ed orgoglio a tutti i membri del roster mentre raggelò i lacustri, i quali avevano dato per scontato il forfait del “capitano”.

Lo stesso Jackson testimonia nuovamente:

“Quando i presenti videro delinearsi la sagoma di Will che usciva dal tunnel, si levò dagli spalti un boato assordante, uno ad uno i giocatori dei Lakers interruppero il riscaldamento e si girarono per capire il motivo di cotanto frastuono, e scrutata la figura del nostro capitano spalancarono la bocca e rimasero ipnotizzati, in quel momento capii che ce l’avremmo fatta.”

A detta di molti (come di Jackson) i Knicks vinsero il titolo nel momento stesso in cui la folla si alzò in piedi per applaudire all’unisono l’entrata in campo di Reed, giocare la partita si sarebbe trattato esclusivamente di una mera formalità.

New York vinse di 14 (un grazie sarebbe stato di dovere anche ai 36 punti di Frazier), Reed fu eletto MVP (se pur nell’ultima partita avesse segnato solo 4 punti mettendo i primi 2 tiri della partita) e nominato all’unanimità dai cittadini newyorkesi vero e proprio salvatore della patria.

L’uomo che consegnò alla città bagnata dall’Hudson il suo primo indimenticabile ed indimenticato anello.

Ancora oggi fra le numerose bacheche che contengono gli strabilianti cimeli riguardanti la storia del M.S.G.,tra gli abiti di Marilyn Monroe e gli occhiali di Elton John è presente una teca dedicata propria all’avvenimento.

Nella suddetta sono presenti le scarpe da gioco (Converse All-Star) e la giubba del riscaldamento originali che Reed indossò il giorno della partita, accanto ad essi sono presenti diverse fotografie di repertorio ed articoli di giornale che in tono trionfale descrivono l’incredibile gesto del campione.

Stagione 1969-1970: 22 punti, 14 rimbalzi, 2 assist, 50% dal campo (per partita) 1° a est  60-22

Playoff 1970: 24 punti, 14 rimbalzi, 3 assiti, 47% dal campo (per partita)

L’ingresso di Reed sul parquet del Madison Square Garden pochi istanti prima dell’inizio di gara 7

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