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Il nuovo Bradley Beal

Rimasto orfano dell’ingombrante presenza di John Wall, Bradley Beal ha dovuto evolvere il proprio gioco, diventando il padrone indiscusso dell’attacco dei Wizards

Passato sotto i radar NBA per tanto, troppo, tempo, quest’anno Bradley Beal sta iniziando a brillare – per davvero – di luce propria. La parabola della sua carriera, in questa stagione, è, probabilmente, prossima a raggiungere il culmine della sua fase ascendente.
Mai come quest’anno il nativo di Saint Louis sembra il più classico dei predicatori nel deserto, complice una stagione di squadra a dir poco negativa, causata da diversi fattori. Analizziamo la situazione nel dettaglio.

Nel momento in cui scrivo, i Wizards hanno un record di 24-32, un modesto offensive rating del 109.6 ed un imbarazzante defensive rating del 112.2, che lasciano spazio a ben pochi commenti. Un roster dotato di tutto quel talento e con alle spalle diverse nobili apparizioni ai Playoff negli ultimi anni, non può e non deve ridursi ad una situazione simile. Il punto più basso si è raggiunto con il filotto di cinque sconfitte consecutive, maturate tra il 25 ottobre e il 3 novembre 2018. Il record di squadra, a quel punto, recitava 1-7. Da lì in avanti le cose, se possibile, sono andate addirittura peggiorando, con il presunto leader e uomo franchigia John Wall che non ha lesinato critiche contro allenatore e compagni di squadra, portando alla definitiva esplosione di uno spogliatoio già notevolmente ricco di materiale infiammabile (Dwight Howard e Markieff Morris, tanto per citarne due). I vertici della franchigia si sono visti costretti, di conseguenza, ad operare sul mercato. Il 15 dicembre scorso, il discusso executive Ernie Grunfeld ha deciso di spedire Kelly Oubre Jr e Austin Rivers in direzione Phoenix Arizona, in cambio delle prestazioni del veterano (ed ex di turno) Trevor Ariza, nella speranza che la sua leadership silenziosa e la sua etica del lavoro potessero essere d’esempio per i giovani irascibili della Capitale. La vera svolta, tuttavia, è arrivata pochi giorni dopo, con l’annuncio dell’infortunio di Wall, costretto ai box per tutto il resto della stagione. Una vera e propria benedizione, per una squadra che aveva iniziato a guardare con fiducia al prossimo Draft.
Bradley Beal è diventato istantaneamente il padrone dell’attacco dei Wizards, elevando il livello delle proprie prestazioni e quello dei propri compagni; elemento non banale, se si pensa al fatto che finora il nativo di Saint Louis sia stato considerato, grosso modo, un realizzatore off -the-ball, capace di rendere al meglio se lasciato libero da compiti di playmaking. Probabilmente, si era troppo innamorati del suo rilascio del pallone dolce come il miele e dalla sua abilità diabolica nel muoversi in uscita dai blocchi, sottovalutando altre componenti del suo bagaglio tecnico.

Non male anche nel mettersi in proprio dal palleggio, no?

Nel mese di gennaio, il suo assist rate è balzato dal 4.1 per 36 minuti di media con Wall in campo al 6.1 per 36 minuti senza di lui. Inoltre, nel corso di questa stagione, quando hanno condiviso le redini del backcourt dei Wizards, il loro plus-minus è stato di -110 per 977 minuti complessivi: un completo disastro.
Nelle prime cinque partite giocate senza la loro point-guard titolare, la franchigia della Capitale si è affermata in qualità di squadra con il più alto numero di passaggi effettuati per partita (331), corroborati da 27 assist medi; sintomo di un radicale cambio di mentalità e di una rinnovata volontà di passarsi la palla e di giocare assieme. Con al suo fianco un Satoransky voglioso di sfruttare al meglio il minutaggio a propria disposizione ed un Otto Porter storicamente più efficiente in assenza di Wall, Bradley Beal ha iniziato a risplendere di luce propria. Con un Usage rate salito dal 24.9% di novembre al 30.9% di gennaio, si è affermato in qualità di giocatore tanto produttivo a livello realizzativo, quanto efficiente a livello di creazione di gioco; a questo proposito, i 2.0 assist in più di media da novembre (4.1) a gennaio (6.1) non mentono. La mole elevata di pick-and-roll giocati da palleggiatore ha di sicuro giovato nel miglioramento di questo fondamentale. In questo specifico settore tecnico, Beal si è dimostrato parecchio furbo nell’attirare il raddoppio del lungo in marcatura sul rollante e nel servire il compagno più libero (in area o sul perimetro). 

Notare la situazione di partita e la tranquillità con la quale gestisce il pallone

Sempre per quanto riguarda la metà campo offensiva, un altro elemento che andrebbe evidenziato è la crescita, a livello di percentuali ed efficienza, del suo rendimento negli ultimi quarti di gioco. Se finora in questa stagione nei terzi quarti ha tirato con il 44.1% complessivo dal campo, il 36.1% da tre ed il 51.4% di percentuale di tiro effettiva, negli ultimi quarti ha elevato il livello del suo gioco tirando il 56.9% dal campo, il 47.6% da oltre l’arco ed il 66% di percentuale effettiva. Davvero impressionante. Se a quanto appena detto, si aggiunge che la percentuale di canestri assistiti si abbassa dal 54.5% al 49.6%, si corre il rischio di inneggiare alla perfezione cestistica, preso atto della sua capacità di stare all’interno dello spartito e suonare armoniosamente assieme ai propri compagni e, se necessario, di uscirne per improvvisare e salvare il gruppo da possibili débacle. Neanche un’analisi del suo rendimento nella metà campo difensiva potrà essere d’aiuto nel provare a placare i facili entusiasmi di chi ha ammirato il Beal post-infortunio di Wall. Se da ottobre a dicembre il suo defensive rating ha recitato mestamente 115, 116 e ancora 115, nel mese di gennaio si è passati ad un più che discreto 109. Un miglioramento anche in questo senso, non era affatto previsto.

Citofonare Dame Lillard per saperne di più a proposito dei suoi miglioramenti difensivi

Il nativo di Saint Louis è parso essersi responsabilizzato ulteriormente anche per quanto riguarda la tenuta difensiva della sua squadra.
Al termine della gara vinta al terzo overtime dai Wizards contro i Suns (chiusa da Beal con una tripla doppia da 40 punti, 11 rimbalzi e 15 assist, la prima della carriera), ha detto di lui il suo ormai ex compagno di squadra Markieff Morris:

“Devin Booker, that’s my youngin’. But he was taking breaks on defense by guarding the guy standing in the corner. Brad wasn’t doing that. Brad was picking him up full-court, guarding him and going in on the offensive end. That’s why he’s one of the best two-way players in the game.”

Oltre ad aver messo assieme dei numeri offensivi astronomici, dunque, ha svolto un lavoro difensivo di primissimo livello nel corso di quella stessa partita. Il suo omologo Devin Booker infatti, marcato dal numero 3 dei Wizards per gran parte del match, ha chiuso con 10 errori su 12 tentativi da oltre l’arco, per un complessivo 12 su 28 dal campo. Se si pensa a quelli che sono gli standard del leader offensivo dei Suns, ci si può fare quanto meno una vaga idea di quello che è stato l’impatto difensivo di Beal.
Volendo spezzare un’ulteriore lancia a favore dell’impegno costantemente profuso sul parquet, può essere utile citare anche la statistica che lo vede primo in tutta la Lega (assieme a Jrue Holiday) per chilometri medi percorsi per partita. Parliamo di circa 4.5 km medi, uno sproposito. Anche per quanto riguarda i rimbalzi medi catturati per partita, ci si trova davanti ad una crescita esponenziale, essendo passati dai 4.2 medi nei mesi di ottobre e novembre ai 5.8 nel mese di dicembre (rimasti vicini a quella cifra anche nello scorso gennaio).

Verrebbe da chiedersi, allora: cosa può andare storto a questo punto della sua carriera? Cosa potrebbe incrinare la semi-perfezione del suo rendimento statistico?

Punto primo: il ritorno di John Wall, che però appare sempre più distante, a causa di un ulteriore infortunio subito durante questo suo periodo di convalescenza. Al momento, si parla di un ulteriore anno di stop, che va ad aggiungersi alle già lunghe tempistiche di ripresa per il primo infortunio patito nel dicembre scorso. Il nostro avrà quindi ancora una stagione piena per proseguire il suo percorso di ascesa nell’Olimpo della Lega.

Punto secondo: Ernie Grunfeld, forse il peggiore tra i GM in giro per la NBA. È notizia abbastanza recente quella dello scambio sul fronte Wizards-Bulls, che ha visto partire Otto Porter Jr ed il suo contratto spropositato (106.5 milioni di contratto per i prossimi 4 anni) in direzione Windy City in cambio di Bobby Portis (4 anni di contratto a cifre contenute, in rookie scale) e Jabari Parker (20 milioni di contratto, ma in scadenza al termine di questa stagione, con team option). Nonostante quella che apparentemente sembra essere una buona mossa di mercato a livello contrattuale, la franchigia della Capitale rimane la ventiquattresima squadra della Lega per flessibilità salariale. Per intenderci, i Wizards spendono in stipendi più di Bucks, Raptors, Rockets, Nuggets, Sixers e Jazz, per citarne alcune. Si può fare peggio di così? Il timore di esperti ed addetti ai lavori è proprio questo. Magari liquidare il buon Grunfeld ed ingaggiare un GM con un’idea un po’ più chiara di come si pratichi quel mestiere, potrebbe essere un buon inizio.

Bradley Beal merita un destino migliore, ed è bene che la dirigenza Wizards se ne renda conto quanto prima. La sua crescita potrebbe arrestarsi probabilmente solo a causa d’altri, perché quanto fatto vedere di buono in questa prima metà di stagione è degno di un giocatore dell’assoluta élite della Lega, è degno di un perennial all-star.

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