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NBA, Adam Silver su paragone Warriors-Bulls, dominio e dubbi sul bene della lega

Silver parla del trasferimento di KD e della legacy di Golden State paragonando le lamentele di oggi a quelle legate ai Bulls anni ’90

L’NBA commissioner Adam Silver ritorna sul trasferimento di KD a Golden State in vista dei movimenti delle grandi stelle della Lega durante la off-season.

Di sicuro ci sarà da divertirsi perché i trasferimenti saranno di quelli importanti durante l’estate. LeBron conteso fra diverse franchigie, Kawhi che guarda con la coda dell’occhio a Los Angeles e l’indecisione di Paul George avranno i riflettori puntati durante la bella stagione.

Dato il grande fermento Adam Silver torna a parlare della reazione che hanno i fan quando un big cambia maglia, in questo caso Durant, e dà credito ai Warriors per aver lavorato senza eludere le regole. Poi interrogato sul dislivello della lega risponde:

“Lo capisco se si tratta di Kevin Durant che va ai Warriors. Era un po’ un’aberrazione del nostro sistema, come avere un sassolino nella scarpa,  che permetteva loro di avere ulteriore spazio salariale. In ogni caso Golden State direbbe che avrebbero comunque trovato un modo per prendere KD.

Come ho detto più volte, qui celebriamo l’eccellenza. La proprietà, il lavoro che Bob Myers ha fatto come general manager; Steve Kerr, ovviamente uno dei migliori allenatori del nostro campionato; Steph Curry, scelto al Draft,  Klay Thompson, scelto al Draft, Draymond Green scelto alla numero 35 dai Golden State Warriors.”

Ciò non significa che Silver non stia già pensando a modifiche che possono essere fatte nel prossimo accordo collettivo per rendere l’NBA un campionato più omogeneo.

“La NBA non vuole spaccare le squadre solo per romperle, solo per forzare una sorta di parità che è un po ‘innaturale’.”

Anzi ha detto chiaramente che la lega ed i giocatori possono parlare riguardo all’attuale sistema di trasferimento. L’attuale CBA (Collective Bargaining Agreement) è valido fino alla stagione 2023-24, ma entrambe le parti hanno la possibilità di ritirarsi dall’accordo dopo la stagione 2022-23.

“C’è sempre un prossimo CBA [accordo collettivo di contrattazione] e nel corso degli anni abbiamo parlato di un salary cap meno flessibile di quello che abbiamo ora. L’NFL ha un limite molto più rigido del nostro. Di conseguenza permette ai team di andare molto al di sopra del cap e del livello delle tasse ed è il caso sia di Golden State che di Cleveland, che sono significativamente al di sopra del livello di tassazione attuale.”

Per quanto riguarda i malumori, il commissioner sostiene che le lamentele provengono soltanto dai fan e non da giocatori o squadre. Poi ha anche sottolineato che questa non è la prima volta che una squadra genera fra gli appassionati il dubbio se il dominio sul campo faccia bene alla NBA o meno.

“Ci sono state dinastie da sempre in questo campionato.  C’è una vecchia copertina di Sports Illustrated che dovreste cercare del 1997. C’è una foto di Michael Jordan sulla copertina ed il titolo recita: ‘I Bulls sono un male per la NBA?’ È un po’ la stessa trama di questo periodo.

Non ricordo che allora ci fossero le stesse discussioni. Forse perché non c’era il fattore Kevin Durant, quella cosa che creava un bug nelle persone per cui una squadra da titolo acquisisse uno come Durant. Non c’erano queste esatte condizioni ai tempi dei Bulls. Da un punto di vista sistemico, lo considererò un problema per il campionato che, sempre attraverso la contrattazione collettiva, possiamo risolvere stando seduti con l’associazione dei giocatori a capire qual è il modo migliore per limare la competizione per tutta la stagione.”

 

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