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Curiosità

Quanto valgono le trenta franchigie NBA?

Facendo riferimento alla rivista economica Forbes, analizziamo uno alla volta il valore delle trenta squadre della Lega.

#9 Dallas Mavericks

Credits to jowdy.com

 

di Marco Alocci

Spesso si dice che il tesoro più prezioso di Dallas sia Dirk Nowitzki. In realtà i Mavs e il suo proprietario, Mark Cuban, possono vantare un valore da quasi un miliardo e mezzo di dollari, secondo le stime. All’inizio del millennio il miliardario di Pittsburgh rilevò i Mavericks per 280 milioni di dollari, valorizzandoli e portandoli, nel 2011, a vincere un titolo NBA. La grande forza della franchigia texana è inevitabilmente l’American Airlines Center e i tifosi che lo popolano: più di 691 partite consecutive in cui viene fatto registrare il tutto esaurito, malgrado i risultati, soprattutto nell’ultimo periodo, non possano definirsi davvero esaltanti. Con l’addio prossimo di WunderDirk e la necessità di rinnovo dei Mavs, Cuban dovrà fare attenzione nel non danneggiare un mercato da 470 milioni di dollari e nel cercare di rendere le prestazioni sportive all’altezza di una delle dieci franchigie dal più alto valore all’interno della lega.

#8 Houston Rockets

Credtit

di Eliseo Galli

Probabilmente la franchigia più chiacchierata ultimamente (almeno dal punto di vista finanziario), gli Houston Rockets sono valutati circa 1.65 miliardi di dollari: il mercato è la parte più sostanziosa del valore totale, 694 milioni di dollari. A completamento ci sono 346 milioni di valore sportivo, 416 per l’arena e 193 per il brand (molto popolare in Cina dall’arrivo in Texas di Yao Ming).

I Rockets sono stati recentemente venduti al miliardario americano Tilman Fertitta per la modica cifra di 2.2 miliardi di dollari (record NBA). Fun fact: Fertitta aveva già tentato di acquistare i Rockets nel 1993, offrendo 81 milioni di dollari. Ora l’acquisto gli è costato circa 16 volte tanto.

#7 Brooklyn Nets

di Marco Alocci

Le montagne di dollari (o rubli) di Mikhail Prokhorov non hanno portato i successi sperati in quel di Brooklyn. Sul finire del 2009, di comune accordo con un altro detentore di quote dei defunti New Jersey Nets, Jay-Z, il magnate russo decide infatti di fondare una nuova stagione di successi spostando la franchigia nell’enorme mercato di Brooklyn, spartendosi l’area metropolitana di New York City con i limitrofi Knicks. La terribile storia dei nuovi Nets è la testimonianza che i soldi (o almeno, non solo quelli) non comprano i titoli NBA: malgrado un valore di un miliardo e ottocento milioni di dollari, i Nets faticano a trovare una propria identità dopo le follie successive alla loro relocation. Con i contratti di Garnett, Pierce e Williams che per anni hanno intasato il cap, adesso la franchigia si ritrova senza possibilità di costruire talenti nell’immediato futuro (avendo ceduto tutte le proprie prime scelte al draft) e nella necessitò di ripartire solo quest’anno da un gruppo capace di evitare l’ultimo posto nella eastern conference. I 551 milioni di introiti derivanti dalla partnership con il Barclays Center e i 602 che arrivano dal florido mercato possono aiutare, mentre necessita di un ulteriore sviluppo il brand, ancora fermo a 180 milioni.

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