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I dieci germogli sbocciati fuori stagione

Scopriamo i dieci giocatori che partiti dal nulla sono arrivati dove nessuno si sarebbe aspettato, ma solamente dopo aver affrontato diverse difficoltà nei primi anni delle rispettive carriere.

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Chissà quante persone, nella vita di tutti i giorni, si sono sentite dire la frase pronunciata da LeBron James nello spot Nike dello scorso anno.

E chissà quante altre si sono demoralizzate a tal punto da mollare tutto, che si tratti di sport, di lavoro, di relazioni. Per ogni vinto, però, c’è sempre almeno un vincitore: una parte di queste persone non ne vuole sapere di arrendersi, e lavora ancor più duramente per dimostrare invece che “deve essere qui”. Come fanno i germogli che non sbocciano nella stagione in cui dovrebbero, ma che aspettano, e che per cause del tutto eccezionali – come un’ondata di freddo che prolunga l’inverno – si aprono solamente più tardi dopo aver affrontato tutte le difficoltà del caso, così fanno alcuni giocatori NBA: alle prese con diversi ostacoli rimangono nell’anonimato più assoluto nei loro primi anni, ma non dandosi per vinti si guadagnano il rispetto di tutti in un secondo momento. Abbiamo perciò raccolto i dieci germogli sbocciati in ritardo nella storia NBA più recente: andiamo a vedere dunque quali sono.

L’elleboro

Per vivere nelle migliori condizioni l’elleboro necessita di zone ombreggiate: la luce diretta del sole non è indispensabile.

Proprio come l’elleboro, pianta sempreverde, Jimmy Butler non ha mai lasciato cadere le sue foglie, lottando ogni singolo giorno della sua vita. La sua storia è infatti una delle più commoventi della NBA: cresciuto dalla sola madre, la stessa che lo cacciò di casa a 13 anni, per tutta la sua adolescenza Jimmy vagabondò per i sobborghi di Houston, dormendo occasionalmente a casa di amici. Scelto al Draft 2011 con la trentesima chiamata assoluta, Butler passò poi la sua prima stagione in panchina, giocando poco più di otto minuti a partita. Tutto ciò non lo demoralizzò, e quando l’allora compagno Luol Deng si infortunò, Butler colse l’occasione al volo. Grazie alla sua difesa, ma rimanendo sempre nell’ombra come fa l’elleboro, si ritagliò gradualmente uno spazio importante in squadra, e finalmente alla sua quarta stagione NBA ricevette la sua prima convocazione alla Partita delle Stelle: da allora Butler non si è più fermato.

LEGGI LA SUA STORIA QUI: Jimmy Butler, salvato tra i sommersi

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