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Angolo D-League – “Ce l’ho fatta!”: dalla D-League alla NBA, il salto è possibile

Puntata Cinque

Dopo aver esplorato il mondo dei contratti, dei call-ups e degli assignments, passiamo ora a conoscere i volti di alcuni giocatori che si sono affermati in NBA, passando prima dalla palestra della Development League. Fra i nomi di questa vetrina non ci saranno star di primissimo piano, che naturalmente approdano in NBA passeggiando sul red carpet del Draft, ma vedremo onesti mestieranti che si sono costruiti (o si stanno costruendo) una solida carriera nella lega, e personaggi che hanno avuto il proprio “quarto (d’ora) di celebrità” (semi-cit. Andy Warhol). Il presente “excursus” nella vita della NBDL fa parte di una raccolta nella rubrica “Angolo D-League” su NBAReligion.com: in fondo alla pagina si possono trovare i link delle precedenti puntate.

  • Jeremy Lin

Per buona parte del suo anno da rookie (2010-2011), i Golden State Warriors lo spedirono a fare esperienza in D-League, ai Reno Bighorns. I 18 punti di media in 20 partite convinsero i New York Knicks ad offrirgli un contratto l’anno successivo: durante quella stagione, Lin giocò una sola partita in D-League, che fu anche l’ultima. I suoi 28 punti, 12 assists e 11 rimbalzi non passarono inosservati nella Grande Mela. Lin venne quindi richiamato, ripagando i Knicks con quella “Linsanity” che gli donò una visibilità straordinaria, oltre a diventare trampolino di lancio per le successive annate ai Rockets e per quella che sta per iniziare ai Lakers.

  • Rafer Alston

Jeremy Lin ha realizzato il salto dalla D-League alla NBA nel modo forse più esplosivo fino ad oggi. Ma prima che il neo-Lakers possa arrivare a costruire una carriera al livello di Skip To My Lou, dovrà passarne di acqua sotto i ponti. Chiamato al Draft del 1998, il fenomeno dei playground arrivò in NBA l’anno successivo, per tre stagioni ai Bucks con medie inferiori ai 4 punti e 3 assist a partita. Divenuto free-agent, bastarono 6 partite con i Mobile Revelers (2002-2003) per convincere i Toronto Raptors che Alston non era solo un giocoliere da campetto: l’8 Gennaio 2003 firmò con i canadesi. Terminò la stagione con 47 partite a 7.8 punti di media ed il 41,5%: ben altro biglietto da visita, che gli permise di presentarsi al mondo cestistico per il proprio valore.

  • Chuck Hayes

La sua carriera è attualmente in parabola discendente, ma anche lui ha collaborato con il proprio mattoncino alla NBA degli ultimi 10 anni. Al Draft 2005 non venne scelto, ma trovò casa ai New Mexico Thunderbirds, giocando 15 partite ad oltre 10 punti e 11 rimbalzi di media. I Rockets videro in lui un onesto rimbalzista e nel Gennaio 2006 lo misero sotto contratto. La sua stagione migliore fu quella del 2009-2010, quando prese parte a tutte le 82 partite di Houston partendo in quintetto.

  • Chris Andersen

The Birdman” non ha bisogno di presentazioni, e forse nemmeno deve il proprio successo alla D-League. È giusto nominarlo perchè prese parte nel 2001 alla stagione inaugurale della NBDL con tre partite ai Fayetteville Patriots, prima di essere chiamato in Novembre dai Denver Nuggets.

  • Mikki Moore

Non un All-Star, certo, ma 13 stagioni in NBA non capitano per caso. Rookie nel 1998, quando la D-League non era ancora nata, spese in seguito ben 59 partite ai Roanoke Dazzle fra 2002-’03 e 2003-’04. Recentemente è tornato in D-League: 33 partite agli Idaho Stampede nel 20011-’12 e 8 la scorsa stagione ai Reno Bighorns.

  • Gerald Green

Draftato alla 18esima chiamata nel 2005 dai Boston Celtics, prima di affermarsi e diventare un fattore per i Phoenix Suns la scorsa stagione, Green è passato ripetutamente in D-League: per lui 9 partite fra Fayetteville Patriots e Florida Flame nella stagione 2005-’06, oltre alle 22 con i Los Angeles D-Fenders (2011-’12) a quasi 20 punti di media.

  • Danny Green

Da un Green all’altro. Il neo-campione NBA, fra 2009 e 2011 ha bruciato anche le retine della D-League: 19 partite ad oltre 20 punti e 7 rimbalzi. La media da tre punti? 44,9%. Not bad.

  • Marcin Gortat

Il polacco ha disputato egregiamente gli ultimo playoff con i Wizards. Durante la stagione dal rookie (2007-’08) i Magic lo hanno assegnato per 5 partite agli Anheim Arsenal, contro le 6 disputate in NBA. La stagione successiva guadagnò fiducia, vedendo i parquet della NBA ben 63 volte.

  • Matt Barnes

Se per Gortat la D-League è stata solo una parentesi, il prodotto di UCLA l’ha vissuta davvero. Prima dell’esordio in NBA nel 2003, Matt Barnes ha disputato un’intera stagione ai Fayetteville Patriots. Ben 50 partite per lui, a 9.7 punti di media.

  • Bobby Simmons

Il Most Improved Player della Regular Season NBA 2004-2005 trascorse buona parte della propria stagione da sophomore (2002-’03) ai Mobile Revelers, superando i 17 punti di media in 14 partite. Ha aggiunto altri 31 match in D-League (ai Reno Bighorns) negli ultimi due anni di carriera.

  • C.J. Watson

Comprimario di buon livello, anche Watson durante la stagione da rookie (2007-’08) ha dovuto farsi le ossa in D-League: 16 partite con oltre 26 punti e quasi 6 assist di media ai Rio Grande Valley Vipers.

  • Kendall Marshall

Dopo un’annata da rookie opaca (2012-’13), il prodotto di North Carolina era rimasto free-agent. Sono bastate 7 partite ai Delaware 87ers (a quasi 20 punti e 10 assist di media) per convincere i Los Angeles Lakers a dargli un’opportunità a Dicembre 2013, diventando uno dei pochi punti di luce nell’oscura stagione dei gialloviola.

  • Troy Daniels

Forse è presto per dire che “ce l’ha fatta“, ma nella scorsa stagione, dopo 48 partite a 21.5 punti di media ai Rio Grande Valley Vipers, è stato chiamato dai Rockets. E li ha ripagati con questo:

Precedenti puntate della rubrica “Angolo D-League”:

Puntata Zero

Puntata Uno

Puntata Due

Puntata Tre

Puntata Quattro

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