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L.A. Lakers

Qualcosa è cambiato a L.A.

Cominciamo dal punto più basso, ovvero da quel 23 Gennaio 2013 in cui i Lakers cadevano in maniera netta a Memphis sotto i colpi di “Zebo” e del Gasol più giovane (Marc). Cominciamo da lì perchè per chi segue maniacalmente i Lakers dai tempi di Magic (come il sottoscritto), questo periodo dall’1 al 23 Gennaio 2013 è stato sicuramente il punto più basso mai vissuto. Una squadra di All-star, invidiata da tutti e costruita per arginare il predominio di LeBron, che in 23 giorni riesce ad ottenere 2 vittorie e 10 sconfitte (0.166), per un record complessivo di 17-25 (0.404). Una vera tragedia sportiva per chi è abituato a giocarsi il titolo nella serie finale, o almeno andarci sempre molto vicino. Da quel 23 Gennaio per parecchi giorni è successo poi  praticamente di tutto, come si addice alla soap losangelina. L’infortunio alla spalla di Howard (che sembrava molto più grave), l’infortunio al piede destro di Gasol, tutte le possibili trade che riguardavano sempre il centro di Atlanta e il fratello maggiore catalano; in ultimo, ma non per importanza, la possibilità concreta dell’esonero di coach D’Antoni (secondo esonero stagionale, dopo quello di Brown, cosa mai successa nella storia NBA). Poi all’improvviso tutto cambia. 15 partite, 11 vittorie e 4 sconfitte (0.733). Un immenso Bryant che si mette al servizio dei compagni nel momento peggiore, dimostrando di saper far un passo indietro e collezionando 4 partite consecutive da oltre 10 assist, tanto per dare un segnale. In questo contesto tutti crescono: Howard, che a sua detta ancora è lontano dalla forma migliore, prende valangate di rimbalzi e comincia a difendere, Nash gioca finalmente da Nash, la panchina dà il proprio contributo e arrivano finalmente punti da Jamison, Meeks e Blake. Kobe poi è in missione e viaggia su medie che sfiorano la tripla doppia. Il climax probabilmente c’è stato con la vittoria di stanotte a Dallas, chiusa con un surreale 38 punti, 12 rimbalzi e 7 assist, di fronte a quel Cuban che aveva consigliato alla dirigenza LA di amnistiare il contratto del mamba per la prossima stagione. “Amnesty THAT” avrebbe risposto poi il 24 cinguettando. La situazione sicuramente non è ancora rosea, il record recita un 28-29 e stanotte LA vola in back to back a Denver, uno dei peggiori campi da espugnare dell’intera lega (si gioca a quasi 2.000 m slm). La speranza gialloviola è quella di dare continuità alle prestazioni dell’ultimo mese e arrivare alla fine della regular season con un’alchimia di squadra ancora migliore. Facendo due rapidi calcoli, essendo Houston (8°) a 2.5 partite di distanza e Utah (7°) a 3.5, per essere sicuri di accedere alla post season nelle rimanenti 25 gare serviranno non meno di 18 vittorie, che porterebbe il record finale a 46-36 (0.561), sulla carta sufficiente per recuperare una stagione che al 23 Gennaio sembrava compromessa.

 

Andrea Clementini

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