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Boston Celtics

“Trader Danny”: il soprannome di Danny Ainge spiegato in dieci passi

Analizziamo le dieci mosse più discusse del GM dei Boston Celtics Danny Ainge, per cercare di capire il futuro della franchigia del Massachusetts.

Credits to youtube.com

Poche settimane fa, qualche giorno prima del Draft, i tifosi Celtics sono stati scossi da una notizia spiazzante: Boston ha ceduto a Philadelphia la prima scelta assoluta, in cambio della terza scelta dei Sixers e una scelta futura al Draft 2018 o 2019. In altre parole, con questa trade Boston ha rinunciato a Markelle Fultz, secondo molti il giocatore più talentuoso del Draft. Il General Manager dei Celtics Danny Ainge, però, si è già dimostrato capace di questi colpi di scena. I tifosi lo sanno bene: anni prima imbastì due trade che portarono Kevin Garnett e Ray Allen nel Massachusetts, per poi cederli qualche anno più tardi con un controverso scambio che assicurò ai Celtics una serie di assets piuttosto interessante.

Il fatto è che Ainge ha dimostrato una tendenza ben definita: nelle trade in cui ha coinvolto i Celtics ha spesso preteso almeno una draft pick. Alcune di queste sono state utilizzate per selezionare giocatori che poi presto o tardi sono stati scambiati – cosa che come vedremo è accaduta più volte nei primi anni – altre, logicamente le più alte, sono state impiegate per selezionare giocatori che sono entrati in pianta stabile nel roster dei Celtics – cosa che invece da qualche anno si sta verificando più spesso.

Per farvi un’idea della quantità di assets accumulata dal GM dei Celtics vi basta fare una rapida ricerca su Basketballreference.com: dal 2003 a oggi Ainge ha coinvolto la sua squadra in 52 trade. Come dicevamo, in molti di questi scambi sono state incluse diverse scelte, tanto che tra le sue mani sono passate 49 draft picks. Ma se consideriamo il fatto che alcune di esse sono state cedute e successivamente sono “tornate indietro” o viceversa, si arriva a un totale di 61 scelte. Insomma, Danny Ainge è un vero e proprio “commerciante”, tanto che negli USA è stato soprannominato trader Danny: ecco allora quali sono le dieci mosse più discusse che gli sono valse questo soprannome.

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  1. harper#12

    04/07/2017 15:16

    Interessante articolo su come si muove Ainge con le scelte. Il problema per Boston però credo che sia in questa off-season:doveva(e voleva)mettere le mani su un buon free agent per fare un ulteriore salto di qualità ed andare a sfidare i Cavs con qualche arma in più e in questo caso la mossa di scegliere per terza e non per prima poteva avere un senso. Ma al momento è ferma al palo e rischia di rimanerci. Se non firma la stella dei Jazz Boston rischia un altro anno di buon basket ma troppa distanza da LBJ e compagni. E se poi Fulz fosse una futura superstar? Certo a Ainge non manca il coraggio e il saper rischiare, questo gli va dato atto.

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