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Washington Wizards

John Wall sugli ultimi contratti: “Non posso prendere come Reggie Jackson”.

John Wall – ormai vera e propria star dell’NBA contemporanea – non è ancora riuscito a portare i suoi Wizards nell’elite della Lega (Semifinale di Conference persa con Atlanta quest’anno), ma è ben consapevole dello status, anche economico, che è riuscito ad acquisire negli ultimi anni.

Proprio per questo Wall non si è fatto troppi problemi nell’esternare i suoi pensieri riguardanti la folle corsa ai free agent delle ultime settimane (fortemente condizionata, in ogni caso, dall’aumento del cap). Il playmaker dei Wizards, in particolare, ha contestato la tendenza a mettere contratto giocatori di livello non eccelso a cifre molto elevate. Wall ha dichiarato di non comprendere come sia possibile che giocatori dalle qualità indubbiamente (perlomeno a suo parere) inferiori alle sue possano aver firmato contratti di pari valore o di valore addirittura superiore a quello da lui firmato la stagione scorsa (poco più di 80 milioni di dollari in 5 anni).

Wall ha anche fatto un esempio concreto, riferendosi al caso di Reggie Jackson. Il playmaker ex-OKC, appena rimesso sotto contratto dai Detroit Pistons, viene dalla prima vera stagione da protagonista della sua carriera in NBA. Jackson, dopo l’arrivo ai Pistons, ha chiuso l’annata con cifre di tutto rispetto: 17.6 punti, 9.2 assist, 4.7 rimbalzi. Nondimeno, la reale consistenza del play della squadra di Detroit è ancora tutta da testare. A 25 anni (stessa età di Wall) non arriva ai 10 punti e ai 4 assist di media in carriera, carriera passata quasi integralmente a fare il sostituto di lusso di Russell Westbrook. Jackson, in questa free agency, ha firmato un contratto praticamente identico a quello di Wall (80 milioni in 5 anni).

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Wall, dal canto suo, ha medie in carriera di 17.6 punti e 8.7 assist (praticamente le medesime della breve esperienza di Jackson ai Pistons) e, sin dall’ingresso in NBA, ha mostrato di poter essere un giocatore di livello assoluto, un top-5 nel ruolo più affollato della Lega. Jackson – e con lui altri giocatori pagati profumatamente in questa free agency (DeMarre Carroll, Enes Kanter) – ha invece molto da dimostrare, ma ha saputo approfittare al massimo della favorevole congiuntura temporal-economica. Fosse stato free agent lo scorso anno avrebbe indubbiamente firmato un contratto dal valore decisamente più basso.

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Wall in fondo ha ragione a lamentarsi, ma Jackson e gli altri giocatori sopracitati non hanno colpe. La vita nell’NBA, molto spesso, è questione di sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto.

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