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Road to NBA Draft 2020: Aaron Nesmith

Malgrado l’infortunio che lo ha estromesso dalla stagione NCAA anzitempo, Aaron Nesmith è ancora un fortissimo candidato alla lottery, grazie alle sue doti al tiro e a misure che fanno più gola che mai nella NBA moderna

Aaron Nesmith

Squadra: Vanderbilt Commodores (Sophomore)

Ruolo: Small Forward

2019-20 Stats Per Game

PtsTotRebsDefRebsOffRebsAstsStlsBlksFG%3pts FG%Ft%
23.04.94.10.80.91.40.951.252.282.5

2019-20 Advanced

Ast%Reb%OffReb%DefReb%TO%Usg%Blk%eFG%TS%
6.98.02.513.99.326.32.665.968.5

 

Malgrado un fastidiosissimo infortunio al piede destro che lo ha estromesso dalla stagione NCAA ben prima che quest’ultima si fermasse a causa del covid-19, Aaron Nesmith ha deciso di lasciare Vanderbilt e dichiararsi per il draft NBA 2020. Nelle sole 14 partite disputate in questa stagione il nativo di Charleston, South Carolina si è imposto come il top scorer e il go-to-guy della squadra allenata da coach Jerry Stackhouse, attraendo numerose attenzioni degli scout NBA grazie a delle dimensioni fisiche di tutto riguardo per un giocatore in grado di tirare con percentuali dall’arco semi-irreali.

Punti di forza

Sono diversi gli aspetti del gioco di Nesmith che fanno decisamente gola agli scout NBA ma basta citare l’assolutamente insensato 52.2% da tre punti su un volume di tiro enorme (oltre 8 triple a gara) con il quale ha viaggiato nel corso dell’ultima stagione per capire immediatamente quale sarà la prima richiesta che una qualsiasi franchigia professionistica potrà effettuare su di lui.

Nesmith, infatti, dopo una freshman season su buoni livelli, ha subito preso in mano Vanderbilt disputando 14 partite da protagonista assoluto dei Commodores di coach Stackhouse: in ben due partite, contro Richmond e NCW, ha toccato quota 34 punti realizzati, sforando quota 25 punti in altre quattro occasioni.  Complessivamente il nativo di Charleston ha impressionato per la fluidità del suo rilascio abbinata a delle dimensioni fisiche di assoluto riguardo.

Alcune giocate sono a dir poco impressionanti.

Nesmith sfiora, infatti, i due metri di altezza (198 cm, per la precisione) ed è quindi perfettamente conforme allo sviluppo NBA che impone agli esterni di presentare una struttura fisica sempre più robusta, senza per questo influisca sulla loro rapidità e fluidità. Nesmith, da questo punto di vista, è un talento a dir poco impeccabile: il suo foowork e il lavoro lontano dalla palla è di altissimo livello: è in costante movimento e riesce a liberarsi con costanza dalle marcature, cercando sempre lo spiraglio giusto per un tiro in equilibrio. Una simile caratteristica gli permetterà di lavorare alla grande sui blocchi anche a livello NBA. Infine, grazie anche a un’apertura alare che supera i 210 cm, lascia partire il tiro da altezze difficilmente contestabili per i pari ruolo e il suo ruolo.

 

Un’analisi dettagliatissima del tiro di Nesmith e delle sue possibilità di traslare il suo gioco a livello NBA.

Le sue doti fisiche, peraltro, sono molto interessanti anche se traslate nella metà campo difensiva: esterni ben strutturati e con le braccia lunghe sono sempre più spesso utilizzati per impedire a certe superstar NBA, soprattutto tra gli esterni, di prendere vantaggio con dei post-up sistematici oltre che per sporcare le linee di passaggio e generare transizioni positive.

Punti deboli

Il primo e più rilevante punto di domanda su Nesmith riguarda proprio la sua tendenza agli infortuni: come abbiamo visto nel corso delle ultime stagioni, gli scout NBA sono particolarmente attenti a simili aspetti. Basti pensare che per due anni di fila due dei talenti più fulgidi del Draft come Bol Bol e Michael Porter Jr. sono stati snobbati ben oltre ogni aspettativa, proprio a causa della loro tendenza all’infortunio. Insomma, la red flag c’è e non è da poco.

Prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno per sentir Nesmith parlare tanto del suo infortunio quanto delle sue prospettive di sviluppo: un approfondimento molto interessante.

Ma non è l’unica: l’essere la stella del college ha costretto, nel corso dell’ultima stagione, Nesmith a effettuare numerosi possessi con la palla in mano anche a metà campo, evidenziandone i limiti nella creazione dal palleggio (anche complice un ball-handling sotto media per un giocatore NBA) tanto per sè quanto per i compagni. Oltre a mancare di creatività nel costruirsi un tiro dal palleggio, Nesmith ha anche la tendenza a mostrare crescenti insicurezze man man che si allontanta dal perimetro per entrare nel cuore dell’area, come spesso accade a tanti tiratori di buon livello. La sua mancanza di esplosività, non sappiamo quanto peggiorata dal suo recente infortunio, di certo non lo aiuterà a mettere una pezza su una simile mancanza.

La partenza è lenta e, oltre all’esplosività, manca la capacità di effettuare una scelta in grado di generare vantaggi per sè o per i compagni.

Inoltre, i suoi istinti per il passaggio molto involuti e il calo mostrato nelle cifre degli assist (da 1.4 a 0.9) e dell’assist percentage (da 10.8% a 6.9%) sono chiari indicatori della sua tunnel vision: su questo aspetto il lavoro dev’essere fatto con urgenza perchè spesso a livello NBA ai grandi tiratori è richiesta prontezza di spirito e efficienza nella lettura dei clouse out, che spesso possono essere puniti con degli extra-pass in grado di generare un tiro ancora migliore.

Avere un ventaglio di opzioni non di buon livello una volta messa la palla per terra espone Nesmith a delle scelte piuttosto semplici da parte delle difese NBA: seguirlo sui blocchi, togliendolo dal perimetro diventa quasi obbligatorio se lui non cresce in playmaking e decision-making.

Upside

Come detto, nel corso della sua esperienza collegiale Nesmith ha mostrato di poter essere più di un semplice tiratore e, con ogni probabilità, sarà proprio dallo sviluppo delle sue altre skills che passerà la sua capacità di superare lo status di semplice tiratore e imporsi come un giocatore dalle maggiori sfaccettature. Ciò che è certo è che sulle basi della sua pericolosità perimetrale Nesmith potrà cominciare a costruirsi le possibilità di una carriera da starter NBA: di certo non una brutta base di partenza.

Draft projection

Al momento è difficile comprendere quanto l’infortunio subito nella scorsa stagione possa scoraggiare le squadre NBA: di certo un giocatore con quelle caratteristiche fisiche e una simile pericolosità perimetrale fa gola a molti. Sarebbe interessante vederlo lavorare sul perimetro in squadre con superstar capaci di attrarre le attenzioni delle difese sulla propria pericolosità al ferro: occhio, dunque, ai Pelicans e ai Celtics tra le squadre in Lottery (pick 13 e 14) e ai Dallas Mavericks alla scelta numero 18.

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