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Road to NBA Draft 2020: Tre Jones

Dopo due anni passati a Duke, Tre Jones è finalmente pronto per il salto in NBA: riuscirà a guadagnarsi una chiamata nel tardo primo giro grazie alle sue skills difensive e al suo buon playmaking?

Squadra: Duke Blue Devils (Sophomore)

Ruolo: Point-guard

2019-20 Stats Per Game

PtsTotRebsDefRebsOffRebsAstsStlsBlksFG%3pts FG%Ft%
16.24.23.60.76.41.80.342.336.177.1

2019-20 Advanced

Ast%Reb%OffReb%DefReb%TO%Usg%Blk%eFG%TS%
31.46.52.110.816.024.00.947.452.4

 

Dopo due stagioni passate a Duke, Tre Jones ha finalmente deciso di dichiararsi al Draft NBA. Arrivato nel North Carolina con la nomea della miglior point-guard della classe stellare che comprendeva Zion Williamson, RJ Barrett e Cam Reddish, Jones ha dovuto passare attraverso alcuni momenti di difficoltà per arrivare a incarnare lo spirito combattivo della squadra di coach K. Il fratello di Tyus Jones, però, ha anche messo in mostra alcune caratteristiche che nella NBA non passano mai di moda, abbinate a dei miglioramenti nel gioco perimetrale che possono rendere il suo approdo al piano di sopra decisamente più solido di quanto ipotizzabile un anno fa.

Punti di forza

Basta dare pochissimi sguardi alla pallacanestro giocata da Tre Jones per rendersi conto di ciò che il nativo di Apple Valley può dare a una franchigia NBA: grandissima cultura cestistica, intensità su due metà campo, difesa sulla palla e un bel po’ di playmaking.

Tre Jones, infatti, appare come la modernizzazione del playmaker vecchio stampo tanto di moda tanto sui campi NBA quanto sui parquet NBA fino a tre lustri fa. A Duke si è calato molto presto nel ruolo del floor general, diventando uno dei simboli di questo biennio non fortunatissimo della squadra allenata da coach K.

Jones è un pass-first player, in grado di controllare i ritmi di gioco a proprio piacimento: un vero e proprio costruttore di gioco al quale il suo allenatore può affidarsi ciecamente. I suoi 6.4 assist a partita e la strabiliante assist percentage del 31.4% sono due bigliettini da visita piuttosto chiari in riferimento a quelle che sono le sue attitudini ma, al contempo, non va sottovalutata la sua carica agonistica anche quando si tratta di assumersi responsabilità offensive in prima persona.

Partite come queste gli sono valse l’adorazione dei fan di Duke e l’apprezzamento di tutti gli appassionati di college basketball.

Oltre alla sua interpretazione del playmaking puro, però, l’approccio alle partite di Jones è caratterizzato da una feroce volontà di annullare il proprio diretto avversario nella sua metà campo. Stiamo parlando senza alcun dubbio di uno dei migliori difensori sulla palla dell’intera Division One: grazie alla sua mobilità laterale e al suo baricentro basso batterlo è difficilissimo. Le sue mani rapide e la sua comprensione del gioco, poi, fanno il resto: in entrambe le sue stagioni passate in North Carolina ha flirtato con le due steals a gara, rendendolo due volte membro del team All-Defense della ACC e permettendogli di venire eletto come miglior difensore della Conference.

Questo è stato lui nel suo primo anno a Duke. Pensate che poi è migliorato ulteriormente.

Il suo approccio da vero agonista al gioco è stato fondamentale in questo biennio anche per permettergli di limare alcuni dei suoi difetti: è passato da un orribile 26% nelle conclusioni da 3 punti fatto registrare nella sua prima stagione a un decisamente più solido 36% nel suo anno da sophomore (vedendo anche i suoi tentativi aumentare da 2.8 a 3.7 a gara): se continuerà a lavorare in questo modo sul suo tiro da tre non è difficile prevedere per lui un utilizzo molto interessante a livello di minutaggio anche tra i professionisti.

Punti deboli

I suoi miglioramenti, però, non traducono ancora una piena affidabilità di Jones a livello NBA: basti pensare che mostra le stesse percentuali sia dal mid-range che nel tiro perimetrale (siamo sempre attorno al 36%) e che anche in avvicinamento al ferro, come vedremo, le sue percentuali sono ben distanti dal livello necessario per permettergli di imporsi al piano di sopra.

Messo subito in chiaro che il dubbio legato al suo tiro resta ancora in vita ma va ridimensionato alla luce della work ethics e dei miglioramenti effettuati da Jones, non ci resta che sottolineare come gran parte dei suoi difetti siano legati alle sue misure fisiche e al suo atletismo.

Come vedete, però, di migliorie da fare ce ne sono ancora tante a livello di fluidità e rilascio.

Jones è davvero piccolo, anche per lo spot di point-guard, per pensare di poter competere alla pari con i migliori esponenti del ruolo in NBA. Raggiunge a stento i 190 cm e gli 85 kg e, in ogni caso, non presenta in alcun modo un atletismo in grado di riparare con efficacia a questa sua lacuna. Tutti i diretti avversari avrebbero su di lui un vantaggio fisico imponente che, se unito a qualche serata di difficoltà al tiro, potrebbero depotenziare l’apporto di Jones nella sua squadra. Malgrado le sue enormi doti difensive tirargli in testa non sarà un’impresa impossibile per i suoi diretti avversari.

Anche offensivamente la mancanza di esplosività può tradursi in una difficoltà non da poco: ipotizzando Jones debba fronteggiare numerose drop coverage, il prodotto di Duke non può al momento contare nè su un jumper affidabile nè su una potenza tale da permettergli di evitare che la difesa si schieri e batterla sul tempo andando al ferro. Il suo ball-handling, peraltro, non è apparso strabiliante come quello di diverse point-guard del piano di sopra e, inoltre, talvolta è sembrato abbastanza sospetto nella sua capacità di chiudere nel traffico: il 46% fatto registrare nella restricted area non può che essere un indicatore da tenere d’occhio.

Poca esplosività in parenza, ball-handling abbastanza scolastico e chiusura al ferro non all’altezza.

 

Upside

Le vere possibilità di miglioramento di Jones passano tutte attraverso i miglioramenti del suo tiro, ancora troppo poco affidabile per renderlo una solida alternativa in una NBA sempre più selettiva nelle proprie scelte difensive. La sua tenuta difensiva e caratteriale, però, è al di sopra di ogni sospetto e, pertanto, è davvero difficile immaginare che non riesca a ritagliarsi un ruolo NBA, soprattutto nello spot di back-up point-guard.

Draft projection

Dopo la pick numero 20 sono in tante le squadre che possono essere interessate a un profilo simile: i Denver Nuggets alla 22, gli Utah Jazz alla 23 e -perchè no- i Milwaukee Bucks alla 24, soprattutto qualora decidano di effettuare alcuni ragionamenti su Eric Bledsoe. In caso, invece, dovesse perdere appeal e scivolare a fine primo giro occhio ai Toronto Raptors alla 28. Al secondo giro, chiaramente, un giocatore di questo livello potrebbe risultare una vera e propria steal per chiunque.

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