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Nuova stagione NBA: si ripartirà non prima di gennaio

La precedente data dell’1 dicembre pare adesso fin troppo ravvicinata: Adam Silver vuole iniziare non prima di gennaio, giocando comunque 82 partite

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La travagliatissima stagione 19/20 si avvia verso la sua conclusione. Dopo mesi di incertezze, discussioni e spostamenti, il campionato di quest’anno ha trovato la sua sede finale nella bolla di Orlando, appositamente creata per permettere alle squadre di terminare questa particolarissima annata.

L’NBA però guarda già al futuro: in particolare, alla prossima stagione. In una situazione di normalità, il campionato sarebbe iniziato gli ultimi giorni di ottobre. Quest’anno non sarà ovviamente possibile, visto che le Finals, contese tra Lakers, Heat, Nuggets e Celtics, inizieranno il 30 settembre. I piani alti della lega devono ancora decidere quando la stagione 2020/2021 potrà avere inizio.

Precedentemente si era ipotizzata, come data papabile, il prossimo 1 dicembre. Una possibilità che, nelle ultime ore, sembra però essere stata completamente scartata. A comunicarlo è stato direttamente il commissioner Adam Silver a Bob Costas della CNN. La notizia è stata pubblicata e riportata sui social da Marc Stein di ESPN. Silver pare intenzionato a far partire la nuova stagione non prima di gennaio:

Nonostante questo ritardo di più di due mesi dallo standard di partenza della NBA, Silver pare comunque intenzionato a far disputare un campionato da 82 partite:

Resta da capire come la NBA potrà riuscire a calendarizzare ben 82 sfide in un lasso di tempo molto più ristretto. Già da qualche anno, infatti, una delle riforme auspicate da più parti vorrebbe una riduzione del numero di partite, che già in una situazione di normalità appaiono troppe.

Potrebbe essere la volta buona per vedere messe in atto, magari prima come esperimento e poi confermate, queste modifiche al calendario. In ogni caso, l’esperienza di quest’anno nella bolla di Orlando resterà un unicum: l’NBA pare voler accantonare l’idea di un’unica località per le partite, se la situazione sanitaria negli USA lo permetterà.

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