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NBA, CJ McCollum: “150 giocatori NBA faticano ad arrivare a fine mese”

Cj McCollum, in quanto vice presidente della NBPA, ha parlato della situazione dei professionisti NBA in relazione al coronavirus.

McCollum

Non soltanto vittime in termini di vite di umane. Il coronavirus sta mietendo vittime anche in termini di costi sociali. La pandemia, infatti, sta compromettendo in maniera drammatica le singole economie nazionali, con l’esponenziale aumento di disoccupati e di famiglie in difficoltà economiche. A quanto pare, però, non sono solo i ceti medio-bassi a soffrire le conseguenze economiche di questo virus, ma anche i giocatori NBA, o almeno un parte di essi, stando a quanto dichiarato da CJ McCollum, in qualità di vicepresidente della National Basketball Players Association.

Chiamato a parlare della situazione dei professionisti NBA da ESPN, e della disputa che si sta delineando in questi giorni sul taglio degli stipendi dei giocatori, McCollum ha delineato un quadro inaspettato:

“Dico che su 450 giocatori della Lega, 150 probabilmente vivono al limite delle proprie possibilità ogni mese. Penso che molti ragazzi soffriranno questa situazione, specialmente i giocatori che ricevono il minimo salariale o che non sono stati in grado di gestire il budget correttamente.  Magari hanno prestato i soldi o finanziano la famiglia. O magari supportano molte persone e ora vi è lo stop del lavoro per noi e per molti in America.”

Parole che lasciano perplessi e che, forse, non bastano per empatizzare con una categoria oggettivamente privilegiata rispetto al cittadino comune. Anche perché il contratto dei giocatori NBA prevede un minimo salariale garantito di 898 mila dollari l’anno. Cifre che molta gente guadagna in una intera vita. Ed anche per i giocatori che fanno avanti e indietro dalla D-League, il contratto minimo annuo attualmente percepito è di 50 mila dollari. Stipendio comunque dignitoso anche per il costo della vita negli USA.

Come però dichiarato da McCollum, è vero anche che molti giocatori utilizzano parte dei loro profitti per supportare familiari e amici, soprattutto per coloro che provengono da zone del Paese meno fortunate, portandoli a vivere “alla mesata“. E questo rende, almeno in parte, comprensibile il discorso del Vice Presidente.

Il coronavirus ha mostrato in maniera drammatica e palese le fragilità del nostro sistema economico, e la precarietà della condizione di molti. E, forse, questo vale anche per le classi che non avremmo potuto immaginare.

 

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