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NBA, Danilo Gallinari: “Anche negli USA ora hanno paura del coronavirus”

L’italiano ha commentato la situazione coronavirus negli USA e nella NBA

Danilo Gallinari

Per affrontare l’emergenza coronavirus che sta imperversando negli Stati Uniti d’America, le principali leghe sportive professionistiche americane hanno dettato le nuove regole di comportamento da seguire per giocatori e staff delle franchigie. In NBA, ad esempio, i giornalisti non potranno più accedere alle locker room per le consuete interviste di gruppo pre e post partita. Gli atleti invece sono stati scoraggiati dal concedere autografie e selfie con i tifosi.

Nel frattempo è stata anche paventata l’ipotesi  da parte della NBA di giocare senza tifosi. E se Lebron James sembra essere contrario all’idea (anche se nelle ultime ore il ‘Re’ ha corretto il tiro, ndr), Danilo Gallinari ha commentato in maniera favorevole l’eventuale ‘imposizione’ da parte della Lega:

“Sarei a favore perché vedo tutto quello che sta succedendo in Europa, non solo in Italia. In tutta Europa, hanno interrotto tutte le partite, hanno interrotto ogni competizione, anche tra i paesi, quindi non è solo un problema italiano. Prima hanno lasciato correre normalmente, poi hanno chiuse le porte ai tifosi e adesso hanno sospeso tutte le competizioni.

Il coronavirus sdesso è arrivato anche qua, e stanno cominciando ad applicare alcune misure che stanno applicando anche in Italia. La NBA sta diramato poi le regole per affrontare la situazione, dando delle linee di comportamento anche a noi giocatori quando siamo al palazzetto. Non possiamo più fare, ad esempio, fotografie con i tifosi. Quindi cominciano a prendere seriamente la questione anche qua.”

Il Gallo ha poi commentato la notizia dello stop di ogni evento sportivo in Italia almeno fino al 3 aprile che ha comportato lo stop di tutti i campionati professionisti:

“Speriamo di non arrivare al punto in cui non giochiamo più, ma magari limitarci solamente alle partite senza tifosi. Ovviamente spero che non si debba nemmeno arrivare alle gare a porte chiuse perché giocare senza i fan è un grande cambiamento anche per un giocatore. Ma è qualcosa che la Lega deve portare avanti per impedire ciò che sta accadendo in Italia e non farlo succedere anche negli Stati Uniti. È pesante avere questa situazione nel mio paese. Quello che sto facendo io qui è cercare di far capire ai miei compagni la serietà della situazione e che si comportino nel modo giusto per prevenire ogni tipo di contatto. L’NBA ha fatto un ottimo lavoro dandoci regole e notizie da seguire.”

 

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