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Le strane richieste della famiglia Leonard per firmare con i Lakers

Durante la free agency, lo zio procuratore di Kawhi Leonard avrebbe fatto delle richieste illegali per far firmare suo nipote

Kawhi Leonard Los Angeles Lakers

Richieste letteralmente illegali. Questo il motivo, secondo The Athletic, per cui i Lakers dovettero rifiutare la proposta di contratto presentata quest’estate dallo zio di Kawhi Leonard.

Pare infatti che Dennis Robertson, zio del neo campione NBA, avesse chiesto non solo una casa e un aereo privato, ma anche una quota societaria. Questo tipo di contrattazioni, però, sono illegali secondo le regole NBA.

Fin qui però nulla di troppo strano. In fondo, per chi è appassionato di sport, è normale se non banale sentire di richieste folli presentate dai manager dei giocatori alle squadre interessate. Questa volta, però, The Athletic fa notare come anche la stessa richiesta sia stata presentata da Robertson anche ai Toronto Raptors, l’altra franchigia realmente interessata. Richiesta quindi che da folle e magari finalizzata a scartare pretendenti, diventa vera e unica opzione possibile per godere delle prestazioni di Kawhi.

Proprio riguardo i movimenti avvenuti nel periodo della free agency, il commissioner NBA ha dichiarato che la Lega “sta indagando in numerose attività” e che per ora non ci sono motivi segnali che indichino che i Clippers abbiano accettato le proposte di Robertson.

Il quesito posto da The Athletic è come mai lo zio di Kawhi Leonard non avrebbe dovuto proporre le stesse condizioni proprio ai Clippers. Si rimane però nel mondo delle congetture, e finché la Lega non scoprirà realmente degli illeciti il giocatore rimane un Clipper e nessuno può affermare il contrario.

Kawhi è arrivato in estate appunto, durante la free-agency. Il giocatore non aveva fatto mistero di voler tornare nella sua città natale, al di là  della stima e dell’affetto per Toronto. E proprio a tre squadre, i Raptors e le due di Los Angeles, si era ridotta la gara a firmare il talento ex Spurs.

A spuntarla erano stati i Clippers. E lo hanno fatto secondo le regole. Almeno fino a prova contraria.

 

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